16 maggio 2011 da Valentina Bosi: Bianca come il Latte, Rossa come il Sangue

Bianca come il Latte, Rossa come il Sangue

di Alessandro D’Avenia

ed. Mondadori

 

«Ti insegno un gioco».

«Non sarà mica uno dei tuoi assurdi sfidoni?».

«No no, è un gioco che mi ha insegnato Beatrice: si chiama gioco del silenzio».

«Ma quale, quello che facevamo alle elementari?».

«No no. Ascolta. Ci si sdraia l’uno accanto all’altro in silenzio. Si rimane zitti per cinque minuti a occhi chiusi e ci si concentra sui colori che compaiono sotto le palpebre».

 

 

Ci sono due colori nella vita di Leo: il bianco e il rosso. Il bianco è silenzio, è spazio senza confini, è piena possibilità, è una pagina bianca, è tutto ciò che puoi fare, sono tutte le strade che puoi intraprendere e questo Leo lo sa. Per ciò lo detesta, Leo preferisce il colore e il rosso in particolare. Rosso è il colore dell’amore, del Suo amore, è il colore dei capelli-fuoco di Beatrice, delle sue labbra, del sangue, dell’inchiostro scritto sulle pagine bianche della vita, della forza. Sì, perché Leo sa di essere forte, di essere un guerriero, un leone. Ma chissà perché poi il bianco lo raggiunge e, ovunque si trovi lo congela. Allora non rimane altro che coprire l’angoscia del bianco abbandonandosi allo scorrere tranquillo delle giornate: la scuola mai troppo entusiasmante; la musica nelle cuffie; l’amico Niko con le rocambolesche partite a calcio contro la squadra dei Fantacalcio capitanata dal Vandalo; Silvia, l’amica paziente che lo aiuta nei compiti, con cui puoi parlare di tutto e che ti ascolta sempre; i giri del quartiere con Terminetor sempre bisognoso di una pisciatina dietro l’albero: (Ahhhh….vita da cani!); i pomeriggi al Mec che odora di Mec; i Simpson; la Play.

La scuola è amara come l’asfalto polveroso, il greco è verdura che aiuta la peristalsi e  gli insegnanti sono vampiri succhiasangue, o almeno questo è ciò che Leo preferirebbe vedere. In realtà il nuovo supplente, il Sognatore, è un uomo capace di trasmettere insegnamenti profondi al di là dei condizionamenti della società, di mettere al primo posto le proprie attitudini e aspirazioni più profonde anche se questo significa ottenere il biasimo di qualcuno. Mentre Gandalf, il prof. di religione sa estrarre dal suo cappello magico sempre una nuova frase con cui riempire un’intera ora di lezione.

Il sogno di Leo però è Beatrice, come avrete già capito…Beatrice è una dea  per la quale Leo darebbe qualsiasi cosa, anche il sangue, il suo sangue rossoviolaceo, letteralmente. Beatrice infatti è malata di una malattia che rende il sangue bianco, la leucemia…E sarà proprio la malattia di Beatrice, in qualche modo a dare a Leo il coraggio di aiutarla e di avvicinarsi a lei fino a sentire il profumo dei suoi capelli che erano rimasti un miraggio fino a poco tempo prima. La storia di Leo si snoda veloce come su di un filo, la strada che percorrerà con il suo bat-cinquantino divorando la riga bianca di mezzaria attraversando dilemmi e difficoltà dell’esistenza per nulla banali con una facilità estatica ed una felicità dilagante senza mancare di offrire spunti di riflessione anche spirituali. (Significativa è l’immagine della panchina sul fiume in mezzo alla natura che gli regalerà momenti di intensa emotività e di una percezione più ampia dell’esistenza).

Valentina Bosi

 

 


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