Dario Ghelfi

15 settembre 2008

Quando il rosso è nero

 

         Ritorna il giallo cinese con una nuova storia, ambientata a Shanghai, di Qiu Xiaolong, di cui abbiamo recensito, in queste pagine, il precedente e più celebre, La misteriosa morte della compagna Guan (Qiu Xiaolong, Quando il rosso è nero, Milano, Superpocket, 2008).

 

 

 

 

         Già il titolo è significativo di per sè, il rosso della rivoluzione culturale che si tinge di nero, anche anni ed anni dopo la fine del movimento. Il protagonista, il primo attore, questa volta è l’agente Yu Guangming, un subordinato del più famoso ispettore capo, Chen Cao, responsabile della squadra casi speciali, divisione omicidi, del Dipartimento di polizia della città di Shanghai.

         Sappiamo che Chen Cao è un poliziotto di rara capacità (e abbastanza ben visto dal Partito Comunista, perché del Partito Chen Cao è un iscritto, di per sé fedele, anche se convinto che la verità, a prescindere dal Partito, debba comunque emergere) e contemporaneamente un poeta, i cui versi, pubblicati anche in giornali non specialistici, hanno dato fama al suo autore. In questo romanzo, in virtù delle sue qualità letterarie, l’ispettore viene incaricato, da un imprenditore di successo, Gu, “il direttore generale del New World Group di Shanghai, una società che aveva agganci governativi ma anche con le Triadi”, di tradurre un “grandioso” progetto relativo alla costruzione di  un enorme complesso residenziale, che avrebbe cambiato il volto del centro della città, per ricostruire il mito della Shanghai degli Anni Trenta, della Parigi d’Oriente. Per la traduzione gli viene offerto un compenso spropositato, “una somma che lui, con il suo stipendio da ispettore capo, comprese le eventuali gratifiche, avrebbe impiegato trent’anni a guadagnare”.

         Gu, l’imprenditore é uno dei tanti signori Dollaroni (un termine spregiativo che ritorna continuamente nelle pagine del libro), che sono emersi nella Cina in seguito al miracolo economico; e qui ritorna il primo degli elementi portanti della “filosofia” di Qiu Xiaolong, l’affermarsi nella Cina del 2000 di un nuovo arrogante capitalismo e delle conseguenti differenziazioni sociali, con i privati che accumulano ricchezze spropositate, mentre si allarga sempre più la forbice tra ricchi e poveri. Danaro a palate, con gli annessi e connessi. Quando l’ispettore riflette sul fatto che il lavoro di traduzione sarà comunque lungo, tanto da richiedergli di utilizzare le ferie, Gu gli offre una “piccola segretaria”:

 

         Quello di “piccola segretaria” – xiaomi – era un altro termine

            in voga, che in realtà significava “piccola fidanzata”. Per i

            nuovi ricchi uomini d’affari come Gu, i signori Dollaroni, era

            un punto d’onore essere accompagnati da bellissime e giovani

            piccole segretarie. Un segno indispensabile del loro prestigio

            sociale, se non addirittura qualcosa d’altro …

 

         In genere studentesse, sveglie, capaci e comprensive, le “piccole segretarie” fanno di tutto; quella assegnata a Chen Chao è Nuvola Bianca, una “karaoke girl”, disponibilissima, che si occupa di tutte le incombenze dell’ispettore da quelle letterarie (ricerche in biblioteca) a quelle domestiche (gli porta a casa i piatti per il pranzo e in più di un’occasione siamo resi edotti delle squisitezze della cucina cinese:

 

“ … C’era un piattino di interiora fritte di passero, dorate

e croccanti … Poi un’altra leccornia a base d’anitra, decisamente

originale: teste d’anitra senza cranio, di modo che fosse possibile

raggiungere facilmente la lingua, o succhiare fuori il cervello. Ma

fu la sauna di gamberi a colpirlo veramente. In una zuppiera di

vetro c’erano dei gamberi di fiume vivi che saltavano e si

contorcevano. La ragazza posò sulla tavola anche un piccolo

secchiello di legno con il fondo ricoperto di pietre rosse infuocate;

versò del vino nella zuppiera, poi tirò fuori i crostacei, intontiti,

e li mise nel secchio. Ci fu un sibilo acuto e dopo due o tre

minuti completò sul piatto la sauna di gamberi ...

 

e si ha la netta sensazione che se Chen volesse, la piccola segretaria assumerebbe senza riluttanza anche la funzione di amante.

         Mentre Chen è impegnato in questo lavoro e conseguentemente è in ferie, Yen Lige, una scrittrice dissidente, viene trovata uccisa nella sua stanza, nel shikumen (tradizionale complesso edilizio della vecchia Shanghai) in cui vive. Yen Lige era stata un membro attivo delle Guardie Rosse; era, poi, caduta in disgrazia dopo la virata “anti-Guardie Rosse” di Mao; mandata a rieducarsi in campagna, si era innamorata di un vecchio intellettuale, echitettato come destrorso. Dopo la morte del suo professore e la fine della Rivoluzione Culturale,Yen Lige era tornata al proprio college ed aveva scritto un libro di carattere autobiografico (“Morte di un professore cinese”), che aveva avuto un certo successo, solo quando era stato tradotto in inglese.

La morte della scrittrice allarma il Partito, che teme eventuali strumentalizzazioni da parte degli occidentali e che esige che il caso venga risolto nel più breve tempo possibile.

         In assenza dell’ispettore capo, in ferie, come sappiamo, il caso viene affidato a Yu Guangming, che è appena uscito da una profonda delusione, avendo appreso che aveva perso l’appartamento assegnatogli, dopo che il conferimento era stato ufficialmente annunciato alla stessa Centrale di Polizia (ed adeguatamente festeggiato). Ed ecco il secondo degli elementi portanti della “filosofia” di Qiu Xiaolong, il problema degli alloggi, in Cina ed in particolare a Shanghai. A prescindere dai problemi di You, la questione della casa ritorna continuamente per tutte le pagine del libro.

         L’inchiesta prosegue, con l’ispettore capo Chen Cao che interviene ad aiutare il suo sottoposto (per cui accanto al protagonista, lo ritroviamo come “protagonista ombra”), per il quale si dà addirittura da fare, per fargli assegnare un alloggio, se non nuovo, almeno un po’ più grande di quello in cui vive. Yu non è da meno del suo ispettore capo e svolge con acume le sue indagini, aiutato anche dalla moglie, che il libro di Yin  Lige ha letto; piano piano Yu e Chen si convincono che la chiave del mistero va cercata nell’ambito letterario (nelle sue articolazioni economiche, i diritti d’autore, il denaro, il motore della Cina attuale) e non in vendette che rifacciano alla mai dimenticata Rivoluzione Culturale. Ed ecco un altro elemento ricorrente della filosofia di Qiu Xuiaolong: la Rivoluzione Culturale e l’impossibilità di liberarsi del suo ricordo.

         E ancora una volta (quarto elemento), a fronte di una Cina divorata dall’ansia di arricchirsi, le figure patetiche e contemporaneamente pericolose, dei vecchi militanti, degli anziani funzionari, ormai fuori dal tempo, come quella di Vecchio Liang, il poliziotto del Comitato di Quartiere, a cui basta un capro espiatorio per tacitare le pressanti richieste del Partito o quella di Wan, già membro di quelle Squadre di Propaganda di cui il Presidente Mao si servì per contenere le giovani Guardie Rosse.

 

 

         Naturalmente con la morte di Mao e la fine della Rivoluzione

            Culturale, nel 1976, tutto cambiò. Le squadre di Propaganda

            abbandonarono i college universitari. Alla fine degli anni

            Settanta anche Wan se ne tornò nel vicolo. In seguito andò in

            pensione come uno qualsiasi, e i suoi giorni di gloria continuarono

            a brillare soltanto nella sua memoria, come pezzi di argenteria

            annerita. In una società sempre più materialistica, Wan si

            accorse troppo tardi di non aver ricavato alcun beneficio da

            tutte le sue attività rivoluzionarie. Troppo impegnato e zelante

            per pensare a se stesso, era finito a ritrovarsi a vivere in un solaio.

            La sua pensione non riusciva a tenere il passo dell’inflazione …

 

E così Qiu Xiaolong continua a scrivere dei gialli, che sono, contemporaneamente,  saggi storico-antropologici sui cambiamenti e sulle transizioni della nuova Cina.

 

 

 

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