15 marzo 2009   Dario Ghelfi

C’E’ UN COMUNISTA CHE MI SPIEGA?

 

Si racconta (sarà vero?) che quando il “Che” fu nominato direttore della Banca Centrale di Cuba, qualcuno gli abbia chiesto, con evidente malizia, se fosse un economista.La risposta del “Che” fu “No, sono comunista”.

Ora che cosa è successo, in questo ultimi tempi? I giornali ci hanno raccontato che le banche americane davano prestiti, senza minimamente considerarne l’affidabilità economica, a gente, perché comperasse casa. Poi vendevano questi “debiti” in giro per il mondo (ora finalmente senza barriere, dopo la fine della sua divisione bipolare). Quale fosse il meccanismo con il quale li vendevano, perché ci fossero banche che li comperassero, non è dato a capire da parte dei non economisti (o perlomeno mai un giornale ha cercato almeno di spiegarcelo e quando raramente vediamo un banchiere alla televisione, l’unico sentimento che nasce in noi e spaccare l’apparecchio, la qual cosa forse potrebbe essere un incentivo alla ripresa di un certo di tipo di consumi: comperare televisioni nuove).

Poi pian piano (parlo sempre di non economisti che leggono quotidiani “normali”) ha incominciato a diffondersi l’idea che i grandi finanzieri fossero dei truffatori, che tutto fosse una colossale truffa, in un quadro in cui si confondono i ladri ed i derubati, visto che a farne le spese ci sono state anche delle banche (si guardi bene banche, non banchieri!).

Andiamo avanti nella nostra limitata ed indotta comprensione: poiché gli sprovveduti acquirenti non pagavano i mutui delle case, le banche li hanno sbattuti fuori (negli USA è letterale; gli “homeless” non sono barboni, ma già membri della classe media che dal mattino alla sera hanno perso lavoro e tetto), ma non riescono a recuperare denaro, perché nessuno compera quelle case, che comunque sono deprezzate nel loro valore. Fallimento delle banche e crisi nell’edilizia e nell’indotto (enorme) negli Stati Uniti e a cascata in tutto il mondo e perché quelle banche hanno infestato le nostre dei loro prodotti spazzatura e perché, ad esempio, nell’economia reale gli americani non comperano più le piastrelle di Sassuolo, nessuno le trasporta più (spedizionieri, camion, navi, combustibili).

E così, ci fanno capire, entra in gioco la globalizzazione, di cui tutti ora parlano male, o almeno dicono che è stata troppo veloce ed altre facezie; ma prima non erano tutti fieri della delocalizzazione delle imprese, dal Veneto alla Romania (ci si è mai chiesti questa affezione dei rumeni a venire in Italia e l’ansia di tante forze politiche per fare entrare Romania e C. in Europa!), a cercare aree in cui il lavoro costasse meno, dove non ci fossero diritti sindacali, dove lo sviluppo fosse incrementato dal lavoro minorile (ovviamente condannato in ogni altra sede!) e via dicendo. E qualcuno (non economista) a dire che la globalizzazione era il trionfo del capitalismo e del colonialismo sotto mentite (si fa per dire) spoglie.

Ma le banche hanno fatto dell’altro e questo non c’entra con la crisi americana. Si parla di “derivati”, qualcosa che i non economisti non capiscono, ma che sembra essere un laccio mortale. E non è cosa di ieri, dato che tempo fa la trasmissione “Report” ne ha parlato, documentando il pericolo che corrono gli enti pubblici che in questo “affare” si sono buttati (ma la trasmissione parlava anche di ditte fallite).

Dunque dalla finanza truffaldina all’economia reale; grazie a questa globalizzazione c’è gente modestissima che ha perso i propri investimenti (magari, i più fortunati solo 5/10.000 euro) in azioni Lehman Brothers; gente che non sapeva nulla di questa banca, di Wall Street, nulla di nulla, ma che è stata convinta a comperare quelle azioni NON da “brokers” (quelli che si vedono nei film americani), ma dall’impiegato di banca, vicino di banca, collega di tazzine di caffé al mattino (è vero che il messaggio culturale dominante è fare soldi subito ed apparire), quello stesso che ha in passato venduto Cirio, Parmalat, bond argentini e altre prelibatezze. E questa faccenda ci preoccupa moltissimo, noi non economisti; qui non i tratta più dei grandi giganti della finanza; qui scompare la fiducia nella banca sotto casa.

Dalla crisi bancaria ed edilizia degli Stati Uniti (crollo dei consumi, nessuno compera più le auto e via, crollo dei giganti dell’auto, con un indotto nazionale ed internazionale che si avvita su se stesso) alla crisi mondiale.

Le Borse volano un giorno, quel giorno preceduto e seguito da tonfi in sequenza. La gente ha paura; i disoccupati e i cassintegrati aumentano, ma non siamo ancora all’apice, la crisi non si è ancora estesa. I colpiti sono ancora una minoranza (magari NON governativa, di fatto) ed i ristoranti, almeno al sabato sono pieni.

Ma torniamo a noi.

Finalmente vediamo un grande finanziere in galera, con tifo da stadio all’esterno del tribunale , quando si annuncia che il tizio dall’aula è passato direttamente in cella. UNO!!! E negli Stati Uniti! Possibile che dagli Stati Uniti impariamo solo le cose negative e mai quello che di buono hanno? E poi, qua e là, emerge un fatto che conferma un pensiero cattivo che avevano i non economisti. Possibile che nessuno sapesse nulla? Ma c’erano le agenzie di “rating”; anche di questo abbiamo e capiamo poco e niente. Erano, sono, delle agenzie che ratificano lo stato di salute delle varie componenti del mondo finanziario (è così?). Hanno una loro documentata professionalità, sono dei veri e propri oracoli; qualche non economista imprudentemente osa pensare male, quando salta fuori (ma sarà vero?) che quelle agenzie sono pagate dalle aziende della cui solidità sono chiamate a giudicare. Cioè, ci sembra di capire; delle banche istituiscono e pagano delle agenzie che hanno il compito di monitorarne l’affidabilità? E poi (ma non se ne parla molto; sono notizie che non sono appetibili, perché non significative), qua e là, si sente dire che qualcuno, addentro alle cose, sapeva e che ha fatto ritirare in tempo ai suoi clienti quelle azioni della Lehman Brothers, che in provincia di Parma sono state vendute sino a poche ore prima dell’annuncio in televisione del fallimento di quella banca.

Poi questo crollo generalizzato dell’economia mondiale; tutto a cascata del fatto che degli insolventi non hanno pagato le rate della casa negli Stati Uniti! Ma è così? C’è qualcosa sotto, che ignoriamo, che vogliono farci ignorare? Non é che siano “venuti al pettine” i nodi di un sistema che non funziona?

Ritorniamo all’assunto iniziale. Non ho capito, non riesco a capire; non sono un  economista.

C’è un comunista che me lo spiega?

 

 


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