15 luglio 2004

 

LA MISTERIOSA FIAMMA DELLA REGINA LOANA

 

 

         Non sappiamo quanti siano i lettori di questa rubrica, ma immaginiamo che non siano molti; nonostante questo dedichiamo la nostra riflessione sull’ultimo romanzo di Umberto Eco (U. Eco, La misteriosa fiamma della Regina Loana, Milano, Bompiani, 2004), ad una ristretta cerchia di persone, a coloro che sono nati tra il 1930 e il 1950.

 

 

 

 

 

 

 

 

            Per quale il motivo? Semplice; Eco è nato nel 1932 e nel suo libro richiama un “mondo” in cui si ritrovano, prima di tutti, coloro che sono stati ragazzi, che sapevano leggere e “guardare le figure” dagli anni ’40 agli anni ’50.

         Praticamente tutti sanno (ne hanno parlato diffusamente i media) di cosa tratta il libro di Eco. C’è un signore, sui sessanta anni, che si sveglia in un ospedale (non si sa bene in seguito a che tipo di “incidente”, ma non ha importanza) e che si ritrova ad aver perso completamente la memoria autobiografica. Si ricorda quello che ha studiato (sei per sei e gli elementi di Euclide), ma non quello che ha interiorizzato, ha fatto suo, è entrato a far parte della sua vita, cioè la sua biografia. Non ricorda il suo nome,non sa chi è, non riconosce moglie, figlie, nipoti e generi. Comunque, esce dall’ospedale, torna a casa e comincia a rivivere aiutato dalla moglie, che  è per lui una perfetta sconosciuta. Dopo un po’ la moglie pensa che per ricordare potrebbe essere a lui utile trasferirsi nella loro casa di campagna, dove ha vissuto gli anni della sua giovinezza.

La casa è stata, malauguratamente, messa in ordine dagli zii del nostro, dopo la morte del nonno, ma c’è un solaio e poi una sorta di camera segreta, che accolgono un vero e proprio tesoro. Chi scrive queste note è un collezionista minore di fumetti e come tutti ha sognato il mitico solaio, con tutti i giornaletti della sua infanzia, quelli che ha perso e che ha lasciato che li disperdesse la sorella minore. Evidentemente nel recensire il libro di Eco si possono seguire diversi sentieri (pensiamo alla storia del periodo, al fascismo ed alla Resistenza); noi ne scegliamo uno “minore”, una sorta di divertissement, di chi riconosce come facenti parte della propria esperienza, molte delle cose, che nella casa di campagna, Yambo (perché il protagonista, tra l’altro, così viene chiamato, come l’autore di Ciuffettino) ritrova.

Questo signore è uno che trova l’albo originale italiano de “Il tesoro di Clarabella” e poi, tra i libri, “Otto giorni in una soffitta” di H. Giraud, della “Biblioteca dei miei ragazzi” della Salani. Ma che cos’ha di tanto speciale questo volume? Nulla per molti, ma tutto per chi scrive queste note, per la semplice ragione che è stato uno dei primi libri (o forse il primo?) che ha letto.Ha sgranato gli occhi, nel rivederne l’immagine: la stessa edizione, la stessa copertina, i personaggi rappresentati.

Il racconto di Eco diventa, così, un viaggio attraverso i percorsi paraletterari della biografia di tanti di noi, che sono stati ragazzi “attorno” a quello stesso periodo. Gente per cui non è strano, né sconosciuto il titolo del libro; lo sappiamo benissimo che la regina Loana”  è una che ha avuto a che fare con Cino e Franco, con Tim Tyler’s Luck di Lyman Young.

E allora, proseguendo nella nostra rivisitazione dell’infanzia, le pagine delle riviste di moda (art déco) che qualche volta abbiamo intravisto dalla sarta, la pagina dei supplizi dal Nuovissimo Melzi (quello che non si poteva portare agli esami), le scatole della Talmone ed i calandarietti del barbiere (le arrabbiature perché non lo davano ai ragazzini, ragion per cui spesso, al compimento della maggiore età si cambiava barbiere, per vendetta), le dispense di Nick Carter, Il Consiglio dei Quattro di Edgar Wallace (molte cose magari recuperate in età adulta, su una qualche bancarella), gli albi del primo Jacovitti e via dicendo.

Fermiamoci qui; ognuno giochi per conto suo e ricostruisca la sua infanzia con i “pezzi” che Eco gli richiama alla memoria.

 

Dario Ghelfi