15 aprile 2009 

Pubblicità, da Dario Ghelfi

 

Del linguaggio pubblicitario

 La scena inizia con due noti comici, Ale e Franz, su una barca, con Ale che sta per gettare la cassaforte che contiene i suoi risparmi in fondo al mare, equivocando sui consigli che l’amico gli ha dato, ai fini di salvaguardare il proprio patrimonio.

Franz pazientemente spiega ad Ale, che intendeva invece dirgli di aprire un particolare conto, su una particolare banca, che, funzionando esclusivamente on line, risparmiava sui costi, potendosi permettere, così, di dare interessi alti ai suoi clienti.

In sovrimpressione ecco apparire il primo dei punti di riferimento dello spot: usare la zucca, per difendere i propri risparmi.

Siamo nell’ambito della metafora, che qui zucca sta per testa, e per testa “intelligente”, contrariamente ad un certo tipo di retaggio popolare, che usa il termine, invece, in funzione negativa (zucca vuota, persona poco intelligente)

La scena a questo punto la scena cambia ed inizia il gioco dei rimandi. L’immagine si sposta dai due comici ad un ufficio, laddove vediamo una impiegata (che ovviamente illustra i vantaggi ad aprire il conto presso la banca in cui lavora); in primo piano, sulla scrivania, una zucca; e qui la metafora si combina con l’allegoria. Quella zucca che continuamente si cita, come sinonimo di testa, la vediamo, veramente, come vegetale, grande, grossa, e di un acceso color arancio.

Ed ecco il rimando; quello che si dovrebbe aprire, si chiama, infatti “conto arancio”. Il rimando: una serie di rimandi!

Zucca come testa, testa intelligente; zucca come ortaggio; di colore arancio; il conto, che si chiama “ conto arancio”.

Poi la chiusura, con forte impatto comico, con il ricorso a quella che è sempre stata una classica raccomandazione delle nostre mamme: non fare il bagno prima di alcune ore, prima di aver, cioè, digerito. Il fatto è che Ale non voleva fare il bagno ed è stata  la manata (a sottolineare il concetto espresso sulla validità del conto di cui fa la pubblicità) di Franz, a far precipitare in mare l’amico. L’effetto comico si prolunga, perché lo stranito Franz non si è reso conto di nulla, tanto da profferire quell’irreale commento,  sul fatto che sono passate tre ore e che l’amico dovrebbe aver già digerito. Ma le fantomatiche tre ore andavano riferite al lasso di tempo che dovrebbe intercorrere tra il pranzo e il bagno (in attesa della digestione) e non alle ore di durata del bagno stesso.

E il tutto condito dalla visione di quello specchio d’acqua, in cui danno mostra di sé una serie di pinne di pescecani che si aggirano a ruota attorno all’imbarcazione, per cui appare lecito pensare ad altri (i pescecani) che ormai avranno digerito!

 

 http://www.youtube.com/watch?v=AubyewDpOQQ

 


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