15 agosto 2008
Dario Ghelfi
una recensione multimediale

Giappone: Cesare Borgia

I giapponesi non sono nuovi a presentare personaggi celebri della storia dell’Occidente; basterebbe ricordare come le Edizioni Yamato, di Milano, abbiamo edito una serie di volumetti dedicati, tra gli altri, ad Alessandro Magno, ad Elisabetta I d’Inghilterra, a Giovanna d’Arco ed, addirittura, a  Gesù.

Questa volta sono le Edizioni Star Comics, ad avere editato, con la firma di Fuyumi Soryo,  tre volumi (dei quattro usciti in Giappone), in cui si racconta la storia di Cesare Borgia, giovanissimo, con il titolo di “Cesare. Il creatore che ha distrutto"   (vedi video da You Tube)” . L’autrice si è servita della consulenza di storici giapponesi, esperti del periodo che ha visto le gesta del Duca Valentino e rimanda ad una vasta bibliografia.

Il primo volumetto riporta un’ampia bibliografia, di autori giapponesi e italiani su Cesare Borgia, sugli altri personaggi che compaiono nella storia (la famiglia Medici, il Savonarola e Niccolò Macchiavelli), su Pisa, sulla storia medioevale e sul Rinascimento italiani e “sulla storia della cultura e sul commercio.

Il secondo volumetto presenta, invece, una “quasi postfazione”, che riporta il dialogo tra l’autrice ed il curatore dell’opera (un cattedratico giapponese, conoscitore della storia e dell’arte italiana), nella quale si chiarisce al lettore che la fonte per la vita di Cesare Borgia è stata, sostanzialmente, il volume di Sacerdote Gustavo, Cesare Borgia. La sua vita, la sua famiglia, i suoi tempi, Milano, Rizzoli, 1950[1]. Il discorso prosegue , poi, sul tema del rapporto e dell’equilibrio tra “realtà storica e fiction”, laddove leggiamo che “La fiction si costruisce facendo delle congetture su ciò che già si conosce già mantenendosi nell’ambito della veridicità a livello storico. Ciò che porta via più tempo, invece, è cercare di colmare gli spazi vuoti tra un fatto storico e un altro. Questa, però, è anche la parte più interessante del lavoro …”, quando poi, ad esemplificazione, cita l’”impresa” di “ricostruire l’immagine della Cappella Sistina, prima che Michelangelo vi dipingesse il suo Giudizio Universale”.

Nel terzo un’ulteriore bibliografia su Cesare Borgia, su Niccolò Macchiavelli, sulla storia della Spagna e del Portogallo, sulla Chiesa, a cui si aggiungono altri materiali “sulla storia della cultura e del commercio” e un glossario riferibile alla Chiesa, alla città ed alla cultura del tempo. Il glossario, che evidentemente dovrebbe essere indispensabile al lettore giapponese, si rivela utile anche a quello italiano, una riprova in più della serietà dell’opera. Ed infine un documento su Cesare Borgia e l’Europa medioevale.

Non conosciamo ancora il quarto volume, ma già d’ora abbiamo la prova che si tratti di un’opera veramente eccezionale, nel panorama del fumetto internazionale; ci rendiamo conto della statura che hanno assunto ormai gli autori giapponesi. L’editrice sostiene che si tratterebbe del “fumetto più documentato del mondo"; non sappiamo se sia vero, quello che è certo è che gli autori hanno dedicato la più assoluta  cura alla verità storica, come quando l’autrice ha disegnato, come abbiano or ora riferito, la Cappella Sistina, con il vecchio soffitto blu soffitto blu con stelle dorate.

 

 

 

 

 

  

 

 

 

 

Nel fumetto appaiono, dunque, personaggi storici, notissimi ed altri (che rivestono ruoli fondamentali nella storia) su cui il curatore afferma di avere trovato, storicamente, pochissimi riferimenti. Quello che è veramente eccezionale è la descrizione dei luoghi, del Lungarno di Pisa, tra gli altri (la storia è ambientata nell’Università di Pisa, dove convivono e si scontrano gruppi di studenti, fortemente legati alla loro origine: spagnoli, francesi, fiorentini …) e dei capolavori dell’arte (vediamo la Venere di Botticelli).

 

 

 

 

 

 

 

 

   

 

   

Il filo conduttore delle vicende (una sorta di “personaggio narrante”, che fa le veci della “voce narrante” di tanti romanzi)  è Angelo di Canossa, un timidissimo (ma in fondo determinato) ragazzo fiorentino, di umili origini, che è entrato all’Università di Pisa, grazie al favore di Lorenzo de’ Medici. 

Il personaggio principale è, ovviamente Cesare Borgia, detto il Duca di Valentino (nato a Roma nel 1475 e morto in Spagna nel 1507) l’ispiratore del famosissimo “Principe” di Niccolò Macchiavelli, figlio del cardinale Rodrigo Borgia, (vedi video trailer da You Tube) il futuro Papa Alessandro VI (che aveva altrI tre figli, tra i quali la famosissima Lucrezia);

 

 

 


nel volumi di Soryo, Cesare, tra l’altro, assume sotto la sua protezione il giovane Angelo uno studente di umili origini dell’Università di Pisa.
Lasciamo ai lettori il ripercorrere le varie vicende, narrate nell’opera, cercando, contemporaneamente, di trovare i raccordi con la realtà storica.

 

 

 In prima istanza una serie di osservazioni sul disegno.

Si premette che (ma è una constatazione che afferisce al personale) non riusciamo a liberarci da un certo fastidio, che suscita in noi la modalità dei disegnatori giapponesi di rappresentare sostanzialmente i protagonisti come giovani efebici, con caratteristiche, nei tratti, che sembrano propendere al femminile, dall’età indefinita (comunque sempre inferiore a quella “reale”). Probabilmente questo sarà dovuto alla nostra tradizione occidentale, lontanissima da quella giapponese in ordine all’arte in genere e alla rappresentazione della figura umana, in particolare.

Certo è che a noi occidentali le tipologie dei visi, nei fumetti giapponesi, non appaiono più di tre o quattro, la qual cosa, di conseguenza, porta ad un a certa difficoltà a riconoscere i diversi personaggi. E questo si verifica per tutte le diverse classi di età dei diversi protagonisti. Il Cesare di Fuyumi Soryo non disattende a questa “regola, sia per quanto riguarda i giovani, sia per quanto riguarda le persone mature.

Dal punto di vista del linguaggio annotiamo come spesso i “balloon” siano mancanti del classico delta rovesciato che indica l’emittente. In alcuni casi vediamo vignette nelle quali dapprima compare un personaggio che parla (con “balloon” a lui attribuibili), quando, poi, successivamente (nella seconda vignetta), fa la sua comparsa un altro protagonista, l’interlocutore, con “balloon” che si riferiscono ancora al “parlato” del primo “emittente”.

  

                           

Non manca la solita enfatizzazione delle situazioni, che qui si presenta non tanto nel disegno, quanto nella retorica delle presentazioni. In “Cesare” incontriamo   grandi personaggi “storici”, che si palesano a noi, spesso attraverso una sequenza singolare. Il soggetto lo vediamo avvicinarsi, nel racconto, “in punta di piedi”, magari sotto mentite (o non chiare) spoglie, poi giunge una vera e propria ”agnizione”: dpo una serie di vignette di “avvicinamento”, un primo piano con il volto del soggetto, ed infine, la dichiarazione dell’identità, con una sorta di montaggio “ad effetto”:

 “Come ti chiami?” “Qui mi faccio chiamare Niccolò di Montecassino.”   “E qual è il tuo vero nome?” “Machiavelli.” “”Mi chiamo Niccolò Machiavelli.”

                              

 

 Come molti dei non addetti ai lavori, poco sappiamo di Cesare Borgia giovane, le cui “imprese”, da uomo d’armi, sono a noi giunte tramite la “versione” che ne dà Niccolò Machiavelli, nel suo immortale “Il Principe”.


click per altri dettagli da wikipedia

Non abbiamo letto quella che si dice essere una delle migliori biografie del Duca Valentino, scritta da quel Saraceno, appunto, cui disegnatrice e curatore si sono ispirati, per cui evitiamo di esprimere giudizi su tante azioni e su tante dichiarazioni, che troviamo nel Cesare della Soryo.

Premettiamo che certamente non ci si può aspettare che una storia romanzata del personaggio; riesce, comunque, un po’ difficile pensare a un Borgia, che esprime un pensiero che molto sa di moderno, di attuale.

Il Cesare della Soryo assume, infatti, le connotazioni di un personaggio attento alle miserie umane, lontano dalle ipocrisie, aperto ai problemi che agitano la società (quella di oggi, però, perché è impossibile che certi temi fossero propri di un Borgia, lanciato alla conquista di un impero).

Quando, di notte, assieme all’amico Angelo, visita, a Pisa, la zona opposta all’area commerciale (e dell’Università), dove vivono poveri diseredati, che razzolano nelle immondizie per trovare cibo, dove vedono un neonato, annegato, con ogni probabilità gettato nel fiume dalla madre disperata, Cesare si scaglia contro i domenicani (i signori di quell’area) che ai miserabili abitanti “si limitano a dare … un pezzo di pane ogni giorno, e questo lo chiamano aiuto … vengono trattati come cani. Nessuno li ha mai istruiti e non viene data loro nemmeno la possibilità di lavorare …”. Una condanna di un’elemosina[2], che non solo non elimina i problemi ma che è strumento appositamente adottano perché si perpetuino e l’affermazione di un diritto al lavoro per i diseredati, ci sembra un po’ troppo per un nobile spagnolo di quel tempo e per un Borgia, oltretutto.  

Ma ancora: un Borgia che si fa sostenitore del relativismo culturale. All’iroso capo degli studenti francesi, che rimprovera gli spagnoli di essere dei presuntuosi vigliacchi, che hanno impiegato ottocento anni per liberarsi del dominio arabo, Cesare risponde riaffermando il valore del suo popolo, che non ha sopportato passivamente quella dominazione e sostenendo che quella “ … invasione non è stata solo una vicenda negativa … ci ha permesso di entrare in contatto con una cultura diversa … e creare, grazie all’apporto di elementi della cultura orientale, una nostra cultura originale … ci siamo … mescolati a loro!”. E’ un Borgia che diventa l’alfiere dell’intercultura, che difende la civiltà islamica contro arroganti studenti francesi (siamo nell’Università di Pisa), quando sappiamo come storicamente furono proprio i francesi a scandalizzare il mondo cristiano con l’alleanza, in funzione antispagnola, del loro re, Francesco I con l’Impero Ottomano.

Un vero e proprio inno al meticciato, una lezione di intercultura; ma non crediamo assolutamente che quella fosse l’opinione dominante presso l’altezzosa nobiltà di Castiglia e d’Aragona, i grandi protagonisti della Riconquista.

In questo quadro entra, anche, il relativismo religioso: “Dio è sempre Dio, indipendentemente dalla fede che si professa o dal fatto di essere ebrei o musulmani! Perché allora si deve litigare per cose del genere? In questo mondo, in cui tutti siamo diversi per provenienza, colore della pelle e persino per la lingua … è un errore cercare di escludere chi è diverso da noi o chi professa un credo differente … Ciò di cui Dio ci ha fatto dono è proprio un vasto mondo e pieno di uomini diversi tra loro!” Nel novero entrano addirittura gli ebrei, che saranno espulsi dalla nuova Spagna unificata, dopo la caduta dell’ultimo baluardo musulmano di Granata, dai Re Cattolicissimi. Mancano solo gli atei per completare il quadro. E stiamo parlando della Spagna patria dell’Inquisizione di Torquemada!

Il giudizio sull’opera della Soryo resta, comunque, positivissimo; non possiamo non riconoscere come  il suo “Cesare” poggi su una professionalità forte e su un impegno professionale che fanno del fumetto una forma d’espressione e di comunicazione che nulla ha da invidiare agli altri media.

 

 
[1]  Si veda la bibliografia sul Duca Valentino. Rimandiamo ad una bibliografia di Cesare Borgia perché siamo convinti della complementarità delle fonti di informazione, ai fini della costruzione della conoscenza. C’è infatti una serie di rimandi a partire da un qualsivoglia media, per cui la lettura di un libro può indurre a vedere quel determinato film, così come un fumetto che ha Cesare Borgia come protagonista, può far scattare quella molla che ci porti a riprendere in mano “Il Principe”. E’ in fondo quello che pedagogicamente si intende per “motivazione”. D’altra parte oggi alla “teoria dell'apprendimento lineare", considerata particolarmente valida ai fini dell’acquisizione di abilità e competenze, tipiche della formazione professionale si contrappone  quella costruttivista che considera come l'acquisizione di nuove conoscenze sia un processo nel quale l'individuo che apprende abbia un ruolo attivo di rielaborazione e riorganizzazione delle informazioni e, soprattutto, il luogo dove si riorganizzano le stesse (il concetto di “mappa” e della sua ristrutturazione).

 [2]  Un problema d’attualità oggi, in merito all’aiuto ai Paesi sconvolti dalla miseria; scelte che risolvono casi particolari ma che lasciano immutate le ragioni di quella povertà.

 

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