Dario Ghelfi, 14 aprile 2015

MIDDLE EST NOW

 

Siamo ritornati, per il secondo anno, al  Middle East Now, “il festival di cinema, arte e cultura contemporanea dal Medio Oriente e dal Nord Africa che si tiene a Firenze, tra Cinema Odeon, Cinema Stassen e altri luoghi della città”. Questo anno si è svolto dall’8 al 13 aprile; impossibile commentarlo nel suo insieme, perché siamo stati a Firenze (da Modena) per soli due giorni, il 9 ed il 10 e perché ci siamo concentrati sul cinema (in quanto visione di filmati), tralasciando fotografia, musica, dibattiti ecc., puntando, ancora, unicamente sul Cinema Odeon (tralasciando lo Stassen), strategicamente “centrale”, nei confronti del centro, dell’hotel prescelto per il soggiorno e della Stazione ferroviaria. Però qualcosa, oltre al cinema, l’abbiamo colto comunque: all’Odeon una giovane curatrice iraniana (Leila Sajjadi) ha presentato un “soundscape” di Teheran, che ci ha felicemente sorpreso, perché stiamo scrivendo (un amico ed io), per un’editrice universitaria di Verona, nell’ambito di una collana che studia il problema del raccordo tra i saperi, la multimedialità e la RETE, proprio un volume sui soundscape! Anche la fotografia è apparsa all’Odeon; prima della proiezione pomeridiana, “lettori” qualificati commentavano una singola foto ogni giorno, scelta tra gli scatti effettuati in un campo di profughi siriani, dagli operatori di un progetto di cui purtroppo non ricordo il nome. Lisa Chiari, la curatrice ha veramente dato il massimo (mi perdoni l’altro curatore, Roberto Ruta, ma con lui non ho avuto contatti); è difficile capire come possa avere fatto. Perché altre novità sono state apportate nei confronti della edizione dello scorso anno: l’allestimento di una libreria, il “Voyage books”, non solo con guide particolari sul Medio Oriente, ma  con testi di ogni genere, dalla narrativa ai libri di viaggi, ovviamente (con la presenza dominante di un’editoria specifica). Al termine delle proiezioni pomeridiane, alle 19.30, “il punto delle 19.30”, appunto; Geografie della mente (con ingresso gratuito), con presentazione di libri esposti al “Voyage books”. Prima della proiezione serale, entrava in gioco ik cibo del Medio Oriente, l’”Eating Middle East”; biglietto per la visione più cena. Successo strepitoso, fin troppo; l’afflusso massiccio ha comportato lunghe attese al “desk”, un bicchiere di vino in mano e difficoltà a trovare poi un ripiano dove appoggiare piatto e bicchiere. C’è voluta molta pazienza ma ne è valsa la pena comunque. L’abbiamo fatto una volta ed abbiamo optato per la Turchia: La cucina del Sultano.

Ed ora i film; nulla da dire! Abbiamo dato la nostra valutazione massima a tutti; applauso interminabile per “10949 Women” dell’algerina Nassima Guessoum, sulla vita straordinaria di una protagonista (poi dimenticata) della Rivoluzione algerina, in cui elementi minimalisti e drammatici sapientemente si amalgano, a raccontare la vita di una donna e la storia di una rivoluzione. Il film si esplicita come l’intervista della nipote a Nassima Hablal, ormai ottantenne, ma vivacissima, ripresa nella sua casa, poi a colloquio con un’altra eroina, sua coetanea,  della Rivoluzione, entrambe spesso intente ai fornelli, a ricordare anche i momenti privati della loro vita, mentre la storia irrompe con le foto di quel periodo drammatico e con le riflessioni di Hablal sul travagliato cammino della rivoluzione, dopo l’Indipendenza.

Ripetiamo: non abbiamo visionato nemmeno i due quinti di tutti i film della rassegna, ma ci sembra che il motivo dominante sia il discorso minimalista, sulla vita quotidiana, sui piccoli e grandi problemi dell’esistenza, che è però in grado di darci un quadro veritiero della realtà di tanti Paesi di cui, in sostanza, in Occidente non sappiamo nulla o dei quali ci giunge un’informazione stereotipizzata o di comodo (bellissima, ad esempio, la storia narrata dalla regista turca Emine Emel Balci, che ci presenta l’Istambul non turistica di una fabbrica di tessuti; eccezionale, infine, lo squarcio aperto sugli Emirati Arabi Uniti, nella sezione “Window on UAE”).

Consigliamo vivamente le proiezioni pomeridiane; c’è poca gente, almeno confrontando il pubblico del dopo-cena, quando il teatro si riempie (ma supponiamo che il sabato e la domenica ci sia sempre il tutto esaurito). E’ consigliabile, pertanto, prenotare, specie per la serata. Ma le proiezioni pomeridiane vanno preferite anche perché si può socializzare con gli altri spettatori, tra cui moltissimi quelli dei Paesi medio-orientali che vivono a Firenze; così abbiamo amabilmente conversato con una giovane siriana aluita (abbiamo chiesto espressamente la confessione religiosa, per avere un quadro preciso) e con una regista, Nayla Al Khaja, degli E.A.R. che ci ha stupito raccontando che negli Emirati le donne sono molto più libere che non negli altri Paesi Arabi e che le giovani si muovono tranquillamente vestite all’occidentale.

Purtroppo due giorni su cinque sono un tempo limitato a fronte di un programma che presenta opere cinematografiche che vanno dal Marocco all’Afghanistan; certo è che tutte le giornate sono così coinvolgenti ed appassionanti che riesce anche difficile pensare ad un’esperienza che si protragga per quasi una settimana.

Quello che ci auguriamo è che in qualche altra città si possano vedere quelle “pellicole” che abbiamo perso a Firenze.

 

 

vedi il programma della manifestazione per il 2015

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