14 aprile 2011 da Valentina Bosi: Revolutionary Road

Revolutionary Road – Dove porta la strada dei sogni

Cosa accade se una coppia normale si crede speciale? E se questo avviene nel luogo più conformista al mondo, ovvero gli States degli anni ’50? È questo il caso dei coniugi Frank e April Wheeler, giovane coppia di sposi appena trasferiti in Revolutionary Road, quartiere benestante (e benpensante) della provincia americana, più precisamente del Connecticut. I giardini sono curati nei minimi dettagli, le aiuole ordinate, gli infissi smaltati di fresco e i Wheeler sono la coppia più amata e invidiata della zona: lei (Kate Winslet) bella ed elegante, lui (Leonardo di Caprio) brillante e sofisticato.

Ma April è convinta che loro, come coppia, non siano soltanto “soprammobili” di una società alienante, ma siano destinati a qualcosa di più, di grande e così propone al marito di trasferirsi a Parigi: lei avrebbe lavorato come segretaria negli uffici governativi, mentre lui avrebbe preso quel tempo che non si era mai concesso per scegliere veramente cosa fare della propria vita.

 

Sulle prime Frank accetta. Preso dall’entusiasmo e sicuro di abbandonare l’azienda, si lascia andare a brillanti (anche se modeste) iniziative sul lavoro per le quali gli sarà offerto un appetitoso avanzamento di carriera. Ma l’offerta contribuisce a rendere Frank insicuro riguardo la decisione di partire, mentre l’inaspettata (quanto non voluta) gravidanza di lei allontana a tempo indeterminato la partenza, ormai diventata oggetto di lite furibonda. La loro storia sembra appesa al filo del sogno, un sogno illusorio perché mai tentato, un sogno che appassiona entrambi nel momento dell’immaginazione e che riaccende la passione (la scena dell’amore consumato sul piano della cucina indica proprio questo) ma che rende tanto più odiosa la reale normalità per entrambi. Tanto più per April, che, sprofondata in una abisso esistenziale, non riesce (come essa stessa confessa) a trovare il proprio posto nel mondo e in quella quotidianità fatta di cose semplici alla quale il marito, in fondo, sembra sentirsi a proprio agio. E questo diventa il suo cruccio, la sua croce, il suo tormento: il marito non è più l’affascinante sognatore di cui si era innamorata mentre lei rimane aggrappata ai quei sogni tanto illusori. Damaging Dreams potrebbe essere un titolo alternativo della pellicola, quando le aspettative si fanno troppo alte da sostenere il confronto con la quotidiana ordinarietà di un lavoro, di un gruppo di amici, di una casa, dei figli. Qualcosa che non c’è ma ci potrebbe essere, una promessa mai fatta, un futuro immaginario che lei stessa riconosce di vedere in un momento di massima lucidità (al bar chiacchierando apertamente con l’amico con cui avrà uno sbrigativo rapporto sessuale) diventano le uniche ragioni della sua vita.

 

 Il regista di American beauty riesce a entrare nei luoghi più oscuri dell’animo umano dove sogno e realtà, luce e tenebre, felicità e disperazione, follia e lucidità si toccano e si confondono: non è un caso che l’unico che sembra comprenderli (a detta degli stessi protagonisti) sia John, il figlio psicolabile della signora Giddings, personaggio che dice tutto ciò che pensa e che pare accorgersi delle contraddizioni della coppia, capire le loro opinioni riguardo alla maggior parte delle mediocri persone che vivono nei dintorni, percepire l’insensatezza dell’esistenza e della loro in particolare.

Come si può interpretare l’atteggiamento di April che recita la parte della moglie perfetta e perfettamente serena nel suo ruolo (una delle ultime scene) dopo la nottata precedente di insulti e sofferenze? Per mettere alla prova se stessa, per capire se può resistere, per regalare a Frank l’ultima colazione felice della sua vita. Non lo sappiamo. Certo è che la vita ritorna alla sua mediocre normalità a Revolutionary Road, anche dopo la tragedia: le aiuole potate, le pareti tinteggiate di fresco, gli infissi smaltati, la casa occupata da nuovi inquilini. «I Grace sono più appropriati per Revolutionary Road, i Wheeler erano un tantino eccentrici per i miei gusti» - confessa la signora Giddings che pure tanto aveva decantato i Wheeler al loro arrivo. Il sollievo riconosciuto dalla signora nel vedere la casa curata ancora una volta è l’unica cosa che conta, la patina che copre e imbelletta il “vuoto disperato” dell’esistenza.

 

 

 

 

                                                                                                                                                      Valentina Bosi

 

 

 


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