13 marzo 2009  Dario Ghelfi

UN SABATO, CON GLI AMICI

 

          E’ un libro singolare, quest’ultima fatica di Camilleri (Andrea Camilleri, un sabato, con gli amici, Milano, Mondatori, 2009), che si differenzia da tutte le altre sue opere, sia da quelle di indagine storica, sia da quelle che hanno come protagonista l’ornai celeberrimo commissario Montalbano, sia da quelle più genericamente ambientate nella sua Sicilia.

  

            Qui non compare la Sicilia (e non c’è più il sicilian-camilleri, che tanta fama ha portato al suo autore), anzi non compare nemmeno lo spazio, in quanto tale, che è indefinito; i luoghi sono l’ufficio di uno dei protagonisti, le varie stanze dove avvengono gli accadimenti che si via via si raccontano, l’appartamento nel quale avviene la resa dei conti finale. E’ stato scritto e siamo perfettamente d’accordo: è un’opera teatrale, dal linguaggio stringato ed immediato; dal punto di vista contenutistico ci ricorda un film, i “Compagni di scuola” di Verdone, quando vecchi compagni di liceo, si ritrovano, dopo anni, in una villa, e la serata diventa il momento della verità, nel quale emergono i problemi, le frustrazioni, le delusioni di una serie di vite, che non possono più richiamarsi alle illusioni dell’ormai lontana giovinezza.

          Qui la storia si muove verso un esito imprevedibile; tutti i nodi si sciolgono in quel famoso sabato, a casa di amici, quando esplodono le tensioni che avevano accompagnato i vari personaggi in tutta la loro vita. I protagonisti sono quattro uomini e tre donne (i compagni di scuola), che nel corso della loro vita sono stati amici, ma anche amanti, mariti e mogli (con una serie di coppie che si costruiscono e si sfaldano, ma sempre tra gli stessi personaggi), con un Camilleri che, come sempre, si mostra maestro nell’affrontare, con ironia, i temi dell’erotismo.

          Dal punto di vista temporale, la storia si snoda per piani paralleli, non solo a livello sincronico, ma anche a livello di diacronia, nel senso che quello che si verifica in quel “famoso” sabato sera è la “logica” conclusione di quanto era andato maturando precedentemente, nella vita di quegli uomini e di quelle donne. La costruzione dei caratteri dei vari personaggi risulta essere, così, la conseguenza di quanto è loro successo ai tempi della loro primissima infanzia e della loro fanciullezza. Il problema è che si procede nella lettura senza avere elementi per raccordare quello che succede a quei bambini agli adulti della storia del “sabato”; si procede al buio, tanto è vero che all’inizio non si comprende nulla, perché gli accadimenti non rimandano a dei nomi; poi man mano si procede, i protagonisti adulti, di tanto in tanto accennano a quanto è loro successo da piccoli, di modo che, pian piano riusciamo a legare quei fatti antichi ad ogni singolo attore. Fatti antichi e spesso drammatici che hanno segnato quei bambini e che sembravano rimossi e che invece determineranno la svolta dell’incontro finale.

Un romanzo psicologico, tutto sommato, questo ultimo di Camilleri, quasi, per certi aspetti, la traduzione narrativa di un trattato scientifico.

 

 Dario Ghelfi

 

 


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