12 marzo 2009   Dario Ghelfi

LA CASA DEL COMANDANTE

 

          Varesi è il “padre” dell’ormai famoso commissario Soneri, della Questura di Parma ed è a Parma e nella sua provincia che agisce. Forse mai, come questa volta

(Valerio Varesi, La casa del comandante, Torino, Frassinelli, 2008), l’autore ha

  

  

accentuato il carattere “geografico” delle sue storie, che, com’è noto, si snodano tra due “poli”: la città e la “bassa”, segnata dal fiume Po.

 

 

  

           Sacca, un piccolo centro vicino alla grande ansa del fiume di Casalmaggiore, è al centro del racconto; è lì che continuamente ritorna il “nostro” commissario e lì si impone, con la sua maestosità, il fiume. Perché se pure la storia si muove  tra un assassinio e assalti a bancomat di banche,  è il Po il vero protagonista della storia, che segna i caratteri ed i comportamenti degli uomini:

 

          Qui è il fiume a insegnare i comportamenti. Altrove si può

          pensare che la natura sia nostra, qui no. I rivieraschi appartengono

          all’acqua. E cosa si può fare contro l’acqua? Niente, rassegnarsi.

 

Ed è anche un Po offeso dagli uomini, che non hanno pudore a sporcarlo, a violentarlo; su di essi, però, inesorabilmente, prende le sue rivincite, quando con le piene tutto livella, come la famosissima poesia di Totò. Un fiume che non tradisce ed aiuta, comunque, chi lo ama: il commissario intuirà molte cose da un fascicolo che le acque del fiume lasciano, quando si ritirano dopo la piena; un fiume, infine, che custodisce i segreti che gli vengono affidati.

          Assieme al Po, l’altro soggetto ambientale che la fa da padrone, è la nebbia; in questo libro (come in altri veramente) non c’è giorno in cui non sia presente, di modo che le azioni degli uomini, il loro agitarsi, ne risulta come smorzato, offuscato, rallentato.

          Il commissario appare perfettamente inserito in questo contesto ambientale, a volte sembra muoversi come al ralenty; disincantato e senza illusioni:

 

          Il mondo va per la sua strada infischiandosene di tutto e ogni

          tanto noi cerchiamo di arginarlo con piccole operazioni

          spettacolari, come arrestare una banda di spacciatori marocchini

          … Piccolo cabotaggio malavitoso. Ma il … grosso, resta

          intonso. Dove girano i grandi affari noi non entriamo …

 

 

Ed è in buona compagnia, perché gli capita di incontrare, in questa storia, tutta una serie di personaggi sconfitti, ma che delle loro sconfitte vanno orgogliosi, primo fra tutti “il comandante” che appare sullo sfondo, perché muore prima che il commissario possa incontrarlo.

          Soneri ha una donna, un’avvocatessa brillante, che qui lo accompagna nelle sue scorribande e che si concede a lui con passione, in popolarissimi alberghi della bassa: “Mi ha sempre eccitato il cattivo gusto dei posti per adulteri”;  Soneri sembra trovare solo in lei e nel cibo quella serenità che le cose del mondo gli impediscono sovente di godere. Il cibo ritorna con regolarità; si parla continuamente di “pesci puttana”, di culatello, di scaglie di grana mangiate al cartoccio, di tortelli, di anolini al brodo. E poi i vini, dal Fortana al Bonaria.

          Soneri mangia nelle osterie, che gli ricordano tempi passati, che non torneranno, infastidito dalla cacofonia della televisione (La televisione continuava a mandare i suoi messaggi grotteschi: capelli grassi, forfora, intestino pigro, gatti inappetenti, assorbenti ultrasottili, vitamine per nonni, caramelle contro il raffreddore … E poi tette, culi, cosce, scoiattoli che scoreggiano …) cammina nel fango delle golene, dove si “accampano” stranieri, pescatori abusivi e terroristi.

Alla fine chiude con gli irresponsabili visionari, che hanno inutilmente ucciso, ma il messaggio è chiaro, quando l’amico, il Norcio commenta:

 

“Siccome abbiamo colonizzato popoli che si accontentano di

          poco … stiamo cercando di impoverire anche quelli che finora

          se la cavavano. Si chiama competitività … Se avessimo il

          coraggio di guardare  … a questo mondo che si regge sulla

          menzogna ed è capace di spacciare una guerra di conquista

          per l’esportazione della democrazia … cercheremmo di

          correggere. Invece continuiamo e poi ci stupiamo se qualcuno

          diventa violento …

 

          Dal loro punto di vista pensano di fare bene: mandare a

          Gambe all’aria questo mondo schifoso … Ti piace un mondo

          dove gli arroganti e i disonesti comandano su quelli per

          bene? Dove i peggiori governano i migliori?... Un mondo

          in cui si può comprare ogni cosa, la giustizia, la

          rispettabilità, il diritto a comandare? Perché uno non

          può avere il diritto ad impugnare una pistola se un gruppo

          di governanti può decidere di condannare a morte migliaia

          di bambini con una semplice manovra monetaria o stabilendo

          di usare il mais per produrre gasolio anziché cibo…

 

Soneri ha difficoltà ad articolare risposte; ha svolto il suo lavoro, ha assicurato alla giustizia degli assassini (“Avete ammazzato uno di quelli che aspettavano la vostra liberazione”) e chiude incamminandosi da solo nella nebbia.

   

Dario Ghelfi

 


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