12 giugno 2009   Dario Ghelfi

non mi è stato subito chiaro come fosse meglio pubblicare questa ponderosa recensione di Dario; si tratta infatti indubitabilmente di una profonda e appassionata analisi di un testo di alta narrativa; ma per dirla con le parole stesse dell'autore "ho utilizzato un romanzo per "fare" storia; così come la geografia si salda ad innumerevoli  discipline, così la storia".
A questo punto va ricordato che Dario Ghelfi insegna Geografia e Didattica della Geografia all'Università di Bressanone, ma ha anche pubblicato numerosi saggi di ricerca storica sul territorio emiliano e non solo.
Quindi il lavoro di Dario sul romanzo della Arslan è un saggio; un saggio vasto, documentato, appassionante come un romanzo, ma pienamente rispondente alla filosofia dell'autore, che dalla letteratura ricava una conoscenza sommamente completa delle realtà storiche e geografiche.
Se alla interdisciplinarità di questo approccio uniamo la ricchezza comunicazionale della multimedialità, largamente usata dall'autore per arricchire il bagaglio documentale (vedi i numerosi link a musiche, immagini e filmati d'epoca) otteniamo la quintessenza dello spirito del nostro sito:
www.argentoeno.it vuole infatti dimostrare che oggi non ha alcun senso tenere separati i linguaggi, poichè nella cultura contemporanea la comunicazione vuole essere veramente senza vincoli né percorsi obbligati.
Grazie Dario e complimenti.

beppe

 

 

LA STRADA PER SMIRNE

 

Abbiamo avuto la ventura di leggere il secondo volume che l’Arslan ha dedicato al popolo armeno (Antonia Arslan, La strada per Smirne, Milano, Rizzoli, 2009), laddove la scrittrice racconta del secondo atto della tragedia di quel popolo, prima della ormai famosa “La fattoria delle allodole” [1](da cui è stato tratto l’omonimo film dei Fratelli Taviani), il libro che racconta un frammento del genocidio del 1915, che praticamente cancellò quella popolazione dall’Impero Ottomano. Quelli che cadono successivamente a Smirne, o comunque  nel 1922, sono i disgraziati e rari superstiti della prima strage.

 

 

 

 

 

Oggetto della narrazione dell’Arslan, sono, ancora una volta gli armeni, ma qui la loro fine si fonde, nel 1922, con quella dei greci dell’Anatolia; con ogni probabilità si tratta del primo libro che esce in Italia sulla catastrofe greca del 1922, quando i greci, in seguito alla loro sconsiderata guerra contro la Turchia (che stava risorgendo, per l´azione di Ataturk) furono sconfitti sulle montagne al centro dell’Anatolia.

Per un attimo la Grecia aveva pensato che la Megali Idea, potesse realizzarsi ed una sorta di nuovo “regno” bizantino potesse risorgere, sulle rovine dell’Impero Ottomano.

 

 

 

Ma le potenze occidentali lasciarono solo la Grecia; a parte le dispute e le contrapposizioni che erano sorte tra di loro in merito alla spartizione della vecchia Turchia, non avevano più la forza per impegnarsi in un’avventura di quella portata.  Da una parte sull’altipiano i turchi si stavano riorganizzando e ponendo le premesse di quella che chiameranno la Guerra di Indipendenza della Repubblica turca, al di fuori di sultanati e di califfati; dall’altra le potenze occidentali, che erano intervenute anche in Russia, a fianco dei Bianchi, contro i bolscevici stavano vedendo le loro truppe ammutinarsi. I loro soldati stavano combattendo dal 1914 ed il desiderio di pace era in loro prepotente. Di qui l’abbandono dei Greci (con addirittura un rovesciamento di alleanze a favore della “nuova” Turchia), che stanchi anch’essi di guerre, mal comandati, male equipaggiati, dopo essere dispersi nell’altipiano anatomico, verranno disfatti dagli eserciti di Ataturk e Inonu.

 

http://www.youtube.com/watch?v=duDQm5BNQRg

http://www.youtube.com/watch?v=9i0fLy2-JQk

link di collegamento ad YouTube con filmati turchi celebrativi della battaglia di Sakarya

 

La conseguenza fu che la popolazione greca che aveva abitato l´Asia Minore, per quattromila anni (pur nell’ambito di diversi imperi) fu cacciata per sempre da quelle terre. Non per nulla i greci chiamarono quell’evento “catastrofe”,  un termine che è utilizzato da un solo altro popolo, quello palestinese, che così chiama la diaspora seguita alla perduta guerra dei Paesi Arabi, contro Israele del 1948 (i palestinesi la chiamano Nakba).

 

http://www.youtube.com/watch?v=kx__6WXz4FU

originale e rarissimo filmato sull’esodo greco

 

Una catastrofe che ha inciso, poi, profondamente, sulla storia e sulla cultura greca, di noi sappiamo ben poco (é molto strana la situazione di quasi generale non conoscenza della storia più recente della Grecia, un Paese frequentatissimo dagli italiani nei loro periodi di vacanze e noto a tutti gli studenti per il suo grande passato, come culla della civiltà occidentale e contro il qual abbiamo combattuto nel corso della seconda guerra mondiale). Dopo la catastrofe, generali greci vennero fucilati, il Paese si trovò a “ricevere” un milione e mezzo di profughi ed entrò in crisi. Colpi di stato, governi effimeri, turbolenza politica ed infine la dittatura di Metaxas, che proibì addirittura un particolare tipo di canzone, la rebetika, che prendeva la sua aspirazione dalla terribile situazione che viveva allora la Grecia[2].

 


 Gruppo “rebetica”


http://www.greecetravel.com/music/rembetika 

 

link di collegamento ad YouTube con “rebetika”:

http://www.youtube.com/watch?v=KBBkieUbi38

http://www.youtube.com/watch?v=FoLwY0FqXFM&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=Hs3iCXJ9Xlk

http://www.youtube.com/watch?v=QNklogfY5DE&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=OOcjmcI07aM&feature=related 

http://www.youtube.com/watch?v=BY0j0RBx90E&feature=related
 

 

 

L’Arslan riprende la storia dei suoi armeni, là dove l’aveva lasciata ne “La masseria delle allodole” e segue i superstiti; la storia si muove in parallelo; da una parte le ragazze “della fattoria”, orfane del padre e che perderanno anche la madre nel corso del viaggio e che fortunosamente arrivano in Italia, nel Veneto (accolte da uno zio) e dall’altro Nazim, Youssuf, Ismene ed Isacco (l’unico dei quattro armeno), che si occupano di raccogliere i ragazzi orfani del genocidio.

La lingua dell’Arslan è dolce, capace di tratteggiare con note leggere il dramma infinito di questa gente, che vede due volte l’orrore, nell’arco di nemmeno 10 anni. Il ritorno alla Masseria, le speranze che rinascono, poi di nuovo la fuga, verso la città “libertina”, l’oasi” di tolleranza di Smirne, dove erano i turchi ad essere i poveri ed i reietti e dove una società cosmopolita sembrava estranea alle malvagità della guerra e degli uomini.

 

 

 

  

http://www.youtube.com/watch?v=lXnoOyEafkM&feature=related

Smirne cosmopolita

http://www.youtube.com/watch?v=EFHDyUGNWqw&feature=related

Grecia con ricordi di Smirne (filmato in lingua greca)

 

Ma il destino incombe ed il lettore, quand’anche fosse sprovveduto e non conoscesse la storia, è avvertito dalla scrittrice, che parla al presente ma, di tanto in tanto, pone degli incisi, nei quali annuncia il futuro, cosa avverrà, il dramma, la morte, la fine di quei personaggi a cui ci siamo affezionati, che vediamo intendi a costruire quello che credono sia il loro avvenire. Ad ogni loro successo, ad ogni ostacolo superato, si contrappone il destino ineluttabile che ha il nome del nazionalismo turco, che distruggerà per sempre la civiltà interetnica che, in un modo o nell’altro aveva resistito per tutto la durata dell’Impero Ottomano. Finiscono nel nulla le speranze nate dopo il ricostituito governo del Sultano (che, tra l’altro, aveva istituito tribunali per giudicare i colpevoli del genocidio degli armeni); il Sultano sarà spazzato via da Ataturk. Finiscono nel nulla le speranze determinate dallo sbarco greco a Smirne,

 

 

quando poi l’armata greca si sfilaccerà in un’avanzata senza collegamenti con le retrovie, per frantumarsi nel cuore dell’Anatolia a Sarkaya.

 

 

 

 

 

 

Finiscono nel nulla le speranze degli armeni e della popolazione greca dell’Impero nelle Grandi Potenze che, non solo non aiuteranno i Greci, ma appoggeranno, in definitiva, Ataturk. E così il dramma degli armeni si unisce a quello dei greci dell’Anatolia, a quelli che periranno nell’incendio di Smirne,

 

 

 

  

http://www.youtube.com/watch?v=BzLEUMYorgI

http://www.youtube.com/watch?v=1eR712sef5I&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=usz7daooUXc&feature=related

http://www.youtube.com/watch?v=MEp2-3yOn8k&feature=related 

Link di collegamento ad YouTube sull’incendio di Sirme, gli ultimi due in lingua greca

che non riusciranno a raggiungere le navi alleati nella rada, a quelli che dovranno lasciare tutto (e saranno più di un milione): i greci chiamano questo “genocidio” e siamo a due pulizie etniche scatenate in Anatolia, ancora una volta, in meno di 10 anni.

Lo confessiamo, ci siamo lasciati prendere la mano ed invitiamo il lettore a gustarsi la splendide pagine, che raccontano il peregrinare dei protagonisti del suo libro, capaci di un amore che avrebbe dovuto sconfiggere la morte e che invece scompaiono nel crogiolo della storia.; è che “La strada per Smirne” ci ha richiamato alla memoria la tragedia dei Greci e la fine di questa straordinaria città cosmopolita che era Smirne (queste grandi città dell’ottocento, dell’Oriente, che accoglievano le più svariate popolazioni e nelle quali si parlavano le più svariate lingue: Smirne, Alessandria d’Egitto …), una prova ancora in più, che la letteratura è un incancellabile crocevia della memoria

 


 

[1]  “La masseria delle allodole” sarà oggetto di una prossima recensione, nella quale daremo ampio spazio al genocidio armeno.

[2]  Rebetica è un genere musicale che si diffuse in Grecia dopo il 1922 tra i profughi dall’Anatolia, che vivevano negli baraccopoli nelle periferie delle citta’ greche; era di casa nei ritrovi musicali dei bassifondi delle citta’. Canzoni in cui parlava di fuorilegge, di droga, e di sesso.

 

 

 


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