12 febbraio 2011   Dario Ghelfi

L’INTERMITTENZA

  

            Si pone sulla scia dei precedenti “Il tailleur grigio” e “Un sabato con gli amici”, la nuova storia di Camilleri, che non vede come protagonista il Commissario Montalbano e che non è ambientata nella Sicilia storica: Andrea Camilleri, l’intermittenza, Milano, Mondatori, 2010.

 

 

           Il contesto è quello attuale, attualissimo, tanto è vero che l’autore si sente in dovere di scrivere, in una nota a termine del romanzo, che fatti e personaggi sono inventati “ … anche se la fantasia ha trovato abbondante linfa nelle cronache giudiziarie italiane di questi ultimissimi anni”. E con rammarico, ci sentiamo di ripetere ancora una volta, che la realtà supera la fantasia e che tutti, uomini di satira e romanzieri assumono la connotazione di “moderati”, a confronto di quello che è la realtà attuale del nostro Paese.

          Lo sfondo, la cornice, questa volta è la grande industria, con i suoi manager; qui c’è specificatamente un forte gruppo industriale, che ha stabilimenti sparsi per tutto il Paese e che agisce, contemporaneamente, per chiuderne alcuni e per fagocitare un concorrente, in crisi. I personaggi sono tanto spietati, quanto cinici.

L’azienda ha un fondatore, ormai estromesso, che si crogiola nel suo passato, con un figlio imbelle (comunque gran seduttore, formalmente vicedirettore generale, senza potere alcuno) e con l’azienda nelle mani di un giovane Direttore Generale, affiancato dal un secondo Vice Direttore Generale, con delega al personale. E’ il Direttore Generale, il giovane rampante, che conduce, con spregiudicatezza il gioco. Ha rapporti con i politici e contratta con un esponente governativo la chiusura degli stabilimenti; la preoccupazione di questo ultimo è, unicamente, che non siano toccati quelli della sua regione, perché la cosa potrebbe avere ripercussioni negative sul suo elettorato. Il problema di questi dirigenti (che stanno anche preparando un intervento in un convegno di industriale su “etica ed impresa”!) è solo quello di “governare” l’impatto che le loro decisioni provocheranno nel Paese:

 

          “ … E preparati all’attacco dei sindacati e alla canea

            dei giornalisti che enfatizzeranno le assemblee, gli

            gli striscioni di protesta, i cortei, i quattro stronzi

            che saliranno sopra una gru”

 

          Oltre che cinici e spietati, questi individui non esitano a promuovere azioni criminali, come quando il Direttore Generale ordina al responsabile della sicurezza, un ex poliziotto, di piazzare una bomba in una fabbrica in sciopero (il rinnovo della strategia della tensione).

          Le figure femminili sono in genere vittime, manipolate ed usate per carpire segreti o per decoro del dirigente (come la moglie del Direttore Generale, bellissima, considerata stupida, che comunque riesce a destreggiarsi e a mettere in difficoltà gli uomini che la sfruttano). C’è anche una giovane, però, che sembra la copia femminile del Direttore Generale.

          Il merito di Camilleri è quello di costruire una storia intricata, con colpi di scena continui; ancora una volta i personaggi sono dipinti con estrema efficacia, con calcolata concisione, così come accade per le motivazioni che li muovono, in questo caso fondamentalmente il potere, il danaro, il desiderio del piacere e di dominare la donna.

          Una folla squallida, dominata dalla figura del rampante Direttore Generale; per fortuna a chiudere la partita entra in azione “l’intermittenza”.

 

 


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