Da Dario Ghelfi e Francesco Busani

Due parole di su Francesco.
Francesco Busani, nuova "entré" in "www.argentoeno" é un giovane "musicista" prestato, come si dice, per ovvi motivi di futura sopravvivenza, all'Ingegneria Gestionale (prossima laurea al Politecnico di Milano). Ci farà compagnia tra le note.

Dario

 

BACK IT UP

 

Caroline Esmeralda van der Leeuw, nota con il suo nome d’arte di Caro Emerald è una cantante jazz olandese, che ha raggiunto un successo eccezionale con Back it up, uno  dei dischi più gradevoli e leggeri delle offerte pop di questo ultimo anno.

Ci troviamo di fronte ad un sound originale, retrò, vintage, che unisce la forma creativa del jazz con il mambo, lo swing, il ballroom, con la freschezza intraprendente della struttura di una hit. L’arrangiamento è costruito con gli strumenti tipici del jazz uniti alla modernità dell’elettronica.

Dal punto di vista iconico, il video di Back it up, si apre con una carrellata che “segue” una serie di avventori anziani, ripresi di spalle, al bancone di un bar, un vecchio e massiccio bancone, color mogano, come del resto tutto l’ambiente; un cerchio di luce, con l’effetto dell’occhio di bue, si muove fino a catturare Caro Emerald,  prima di spalle, poi di fronte, intenta ad asciugare un bicchiere, mentre “attacca” a cantare.

 

 

E’ tutto il bar a rimandare al retro, al vintage e le parole della canzone accostano la loro sonorità a quella della musica; il “seguipersona” accompagna la cantante che continua ad asciugare bicchieri, mentre alle sue spalle, scorrono le etichette di innumerevoli bottiglie di liquore. Qui non ci sono barman che agitano shaker per il cocktails; c’è un bicchiere su cui cadono pezzi di ghiaccio, seguiti dal flusso del liquore. La patina del color mogano, copre, sia pure con diverse tonalità, il tutto.

 

 

 

Poi, improvvisamente lo stacco, e a pieno schermo compaiono strumenti musicali, trombe e chitarre, in rapidissima successione; sullo sfondo le solite etichette delle bottiglie di liquori. Gli strumenti a fiato, le trombe incidono sulla melodia, l’honky tonk piano funge da sfondo alla voce e il ritmo viene scandito da una precisissima batteria elettronica, il linea con la peculiarità dei nostri giorni.

 

 

 

 

Come di regola nei brani musicali pop o rock, strettamente legato alla musicalità della frase che l’ha preceduto, ecco il refrain, che “vedremo” ricomparire in tutto il corso della canzone, con una serie di varianti melodiche e liriche. Ed è in particolare nel refrain che l’atmosfera retrò si impone, quando gli anziani avventori, lungo il bancone “guardano”, cantando, “in camera”, o  ballano tra di loro, o con Caro Emerald, quando poi qualcuno di essi non si esibisca in una danza “a solo”.

 

 

 

 

 

Sullo sfondo musicale, un montaggio rapidissimo che alterna primi piani di Caro, il primissimo piano del suo volto, scritte alle sue spalle che riportano il suo nome e i vocaboli del refrain, Caro che riempie i bicchieri, li mette sul vassoio e “serve” gli attempati ma vivacissimi clienti.  Che Caro si diverta con questa sua canzone, non c’è dubbio alcuno, laddove vediamo l’effetto bue che “coglie”, in sequenza, i sederi dei clienti che si muovono a ritmo, clienti che piuttosto che bere, sembrano piuttosto interessati a definire la coreografia di uno spettacolo.

Il montaggio, in particolare nella seconda parte del video, si muove, veloce, tra primi piani di Caro, il suo busto, il suo volto, e i tavoli, dove Caro balla con un cliente, e canta con i suoi clienti prospetticamente alle spalle; quando poi, queste immagini, intersecate da quella di un giradischi (in dettaglio il braccio che sostiene la puntina di lettura)

 

 

 

 si avviano a succedersi a grandissima velocità, quasi senza soluzione di continuità; i movimenti che si fanno acceleratissimi, sia quelli delle persone sia quelli degli oggetti.

La “storia” visiva si scinde, poi, in due percorsi: da una parte Caro Emerald al banco che prepara i drink, primi piani, ancora, del suo volto, dall’altra, di nuovo, Caro Emerald vicina ai tavoli degli avventori, che balla con loro, o singoli clienti che si esibiscono in  diversi “a solo”.

Alla fine, mentre scorre il titolo della canzone come fosse l’etichetta di una bottiglia di liquore, Caro rimane sola, la musica si smorza ed il video si “brucia” come fosse una pellicola data alle fiamme.

Con un apparato armonico ed una melodia (accattivante e senza riempitivi) ben costruiti e una voce potente, dal gradimento trasversale, con un’interpretazione che connota un suo mai prendersi troppo sul serio, il successo non poteva mancare e malgrado il filone di ispirazione ´40 e ´50 si stia un po’ avvitando su se stesso (con operazioni molto discutibili come il tormentone estivo di Yolanda Be Cool) è facile lasciarsi andare, con questa musica “d’altri tempi”.

 

 

http://www.youtube.com/watch?v=orn715ntZQE