11 giiugno 2011
da Dario


LA CADUTA DEI GIGANTI

           Pur con una diversa collocazione storica (questo è il primo volume di una trilogia che tratta della storia del Novecento), “La caduta dei giganti” si inserisce a pieno titolo nel filone  rappresentato dai celeberrimi “I pilastri della terra” e “Mondo senza fine” (già nella mole del volume, 995 pagine, e nell’impianto del racconto che gioca sulle vite intersecatesi di una serie di protagonisti, di varia nazionalità).

Ken Follet ha scelto dei britannici e dei gallesi; due fratelli russi; due cugini, l’uno tedesco e l’altro austriaco; un americano. Fa muovere tutti sullo sfondo di un mondo che sta per essere investito da una delle più grandi tragedie che abbiano colpito il secolo: la prima guerra mondiale (Ken Follet, La caduta dei giganti, Milano, Mondatori, 2010)

 

 

 

          L’eccezionalità del “racconto”  sta, prima di tutto, nel fatto che i personaggi vivono la loro vita quotidiana ed i loro problemi, amano, soffrono, odiano nel quadro di quell’immane catastrofe, che direttamente ed indirettamente manipola le loro esistenze. E si tratta di uomini e donne veri, psicologicamente ben definiti, tanto è vero che non ci dovrebbe essere lettore che non disprezzi l’altezzoso, sgradevole e scostant, per quanto bello, Fitz e non “tifi” per Ethel o Maud. Ed ancora: la vita di ogni giorno li porta ad incontrare i reali personaggi storici, che furono protagonisti, di quegli anni fatali (nel testo c’è l’elenco dei personaggi di fantasia e quello dei personaggi reali), anche questi sagacemente descritti nei loro caratteri (significativo il “ritratto” di Lenin).

          Va, ancora, sottolineato il fatto che mai come in questa storia Ken Follett espliciti le sue convinzioni ed il suo pensiero.

Totalmente dalla parte delle donne (a dire al verità erano donne anche le formidabili “attrici” de “I pilastri della Terra” e di “Mondo senza fine”), che rappresentano la parte migliore dell’universo da lui rappresentato, si mostra appassionato sostenitore dei loro diritti. E’ dalla parte del movimento socialista, senza cadere nell’estremismo bolscevico (non a caso, la storia si chiude con un terrificante presagio: dei menscevici, unicamente colpevoli di aver respinto una mozione bolscevica in una fabbrica, vengono considerati traditori del popolo e fucilati, mentre un ex poliziotto zarista, famoso per la sua brutalità, ora è nella Ceka ed affianca Stalin).  Parallelamente un altro triste presagio; il sorgere del movimento nazista, provvisoriamente sconfitto nel putsch di Monaco.

Favorevole all’amicizia tra i popoli (appassionato sostenitore dei ”14 Punti” di Wilson), si scaglia contro la propaganda di guerra che, a quel tempo, in Inghilterra, dipingeva i tedeschi come “unni” e ci dà un ritratto positivo del “nemico” tedesco,  specie in relazione a Walter, combattente valoroso, ma amante della pace (e appassionatamente di Maud). Walter e Maud, un amore “proibito”, tra un uomo ed una donna di due Paesi in guerra tra di loro. Ma un amore che vince, anche se Maud pagherà un prezzo molto alto (l’ostracismo della famiglia e dei connazionali).

Non dimentichiamo, infine, che Ken Follett è un grande giallista; la storia prende l’avvio con un incipit in cui tutti i protagonisti (o quasi) si trovano nello stesso luogo (il Galles o Cardiff), per arrivare, poi, via via,  alla loro dispersione sui teatri dell’”inutile carneficina”, dove sovente, a loro insaputa, si verranno a trovare l’uno di fronte all’altro.

          Come sempre la prosa è avvincente, anche perché l’autore ha la capacità di lanciarci continuamente dei “messaggi” (poche parole, una riga) al termine di ogni capitolo, se non di ogni paragrafo, la qual cosa ci preannuncia una situazione futura, senza incertezze, in modo lapidario.

Come sempre, infine, non rinuncia alle sue “pennellate” di forte erotismo, con la descrizione dettagliata dei rapporti sessuali, che coinvolgono i suoi attori, che sono tutti giovani e che fortemente sentono il richiamo dei sensi.




 

 

Dario Ghelfi



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