10 maggio 2009  Dario Ghelfi

 

Il curricolo tecnologico

           E’ da parecchio tempo che la scuola, a livello di istituzione, è impegnata nel settore di quelle che vengono chiamate “nuove tecnologie” ( che poi “nuove” non sono tanto), nel senso che, nel corso di questi ultimi anni, si è proceduto ad un’intensa azione di formazione del personale, ivi compresi i docenti.

          La domanda che ci si pone (e che puntualmente ritroviamo nella presentazione del testo che andiamo a recensire) è quanto e come siano, eventualmente, cambiate le attività di insegnamento/apprendimento nelle aule scolastiche e, cioè se a quella formazione sia seguita, o meno, un effettivo cambiamento. Altra domanda, che ci poniamo noi, è quella che si riferisce all’atteggiamento dei docenti nei confronti delle nuove tecnologie (le cosiddette T.I.C., le tecnologie dell’informazione della comunicazione) e, specificatamente dell’informatica, in un momento storico come l’attuale, in cui, forse per la prima volta nella storia della scuola, osserviamo che gli allievi, almeno dal punto di vista tecnico, in linea generale, ne sanno di più dei loro insegnanti. Infine ci domandiamo, ancora, se gli applicativi informatici, i software siano riusciti o meno ad incidere sulla programmazione disciplinare dei docenti, sull’organizzazione del loro lavoro, e sulla motivazione degli studenti ad apprendere (l’informatica e le discipline).

          Il volume (Italo Tanoni e Rita Teso, Il curricolo tecnologico, Trento, Erickson, 2009) non ha certamente intenzione di monitorare la realtà scolastica

 

 

 

Italiana, quanto quella di aiutarci a riflettere sulle problematiche alle quali abbiamo accennato, offrendo un contributo all’analisi della situazione validissimo, in quanto gli autori si muovono dall’ “interno” dell’istituzione scolastica. Il primo, infatti, è docente universitario delle tecnologie dell’educazione e dell’apprendimento, presso una Facoltà di Scienze della Formazione e, contemporaneamente, un Dirigente Tecnico (ispettore) del M.I.U.R.; la seconda è una docente impegnata nella formazione delle “nuove tecnologie”.

          Non ci fuorvii, tra l’altro, il sottotitolo (“Proposte per la scuola dell’infanzia e primo ciclo”), perché le indicazioni che troveremo nel testo, vanno ben al di là dell’arco temporale d’età segnalato. E, ancora: il testo, pur specificatamente rivolto ai docenti, è “leggibile” anche da chi non lo è, perché  oltre ad essere di supporto alla professionalità dell’insegnante, fornisce indicazioni di massima nel settore dell’informatica e della sitologia generale. Di conseguenza va segnalato anche al “comune” lettore che abbia interesse al mondo della rete.

          Gli autori pongono, innanzitutto, una premessa: le nuove tecnologie e l’informatica non assumono semplicemente la connotazione di sussidio alle operazioni didattiche, chiamando, invece, in causa una diversa organizzazione degli “ambienti” educativi, riferendosi a come e a quanto le potenzialità cognitive e metacognitive degli alunni  possano esserne favorite. Il fatto è che quello che chiamano “curricolo tecnologico”, mette in discussione tutti gli elementi della programmazione dell’insegnante, a partire dalla sua generale organizzazione e dagli stessi spazi. L’obiettivo finale è conquistare  “competenze digitali”, a partire dalla scuola dell’infanzia, cioè dai più piccoli. E’ evidente che questo obiettivo potrà essere raggiunto solo se il docente cambia il suo atteggiamento, mette in gioco la sua professionalità, si “rinnova”, perché le nuove tecnologie e l’informatica non sono qualcosa che si assume esclusivamente come “valore aggiunto”, ma incidono profondamente sulla globalità del processo di insegnamento/apprendimento. Per il non docente c’è la consapevolezza che il mondo del web, la possibilità di avere informazioni, la posta elettronica, i blog e via dicendo incidono sull’organizzazione della vita di ciascuno di noi.

          Interessante è il discorso sulla storia della tecnologia nella scuola (che gli autori non mancano di tracciare). Di grandissimo interesse le tabelle che il volume presenta, che hanno la funzione di sistemare le competenze digitali a partire dalla scuola primaria, per giungere a quelle della secondaria di primo grado, secondo le loro scansioni: tecnologica (il saper muoversi tra hardware, software, internet, posta elettronica, web, …), cognitiva (le padronanze in ordine al curricolo tecnologico) ed etica (dalla sicurezza, al rispetto degli altri/copyright, all’analisi e alla valutazione delle fonti).

          Infine i due autori passano a delineare il “loro” curricolo tecnologico, declinato in corrispondenza delle diverse aree disciplinari. In quella linguistico-espressiva, preso atto della rivoluzione del passaggio alla scrittura olografa alla videoscrittura, una serie di piste operative e l’indicazione di tutta una serie di programmi e di siti (vi ritroviamo Wikipedia, tra gli altri); in quella storico-geografica, la sottolineatura della potenzialità del linguaggio ipertestuale; in quella matematico-scientifico-tecnologica la valenza della simulazione, per il tramite di software videoludici; nell’area delle scienze sperimentali e naturali, l’attenzione si concentra sull’attività laboratoriale e sul connesso “cooperative learning”.

          Ed infine otto schede-laboratorio, che sono altrettanti capitoli, dedicati alle concrete attività che negli stessi laboratori vengono poste in essere:

1.    Web Quest,

2.    La caccia al tesoro,

3.    Il blog,

4.    Il podcasting,

5.    Le mappe della conoscenza,

6.    Wiki,

7.    YouTube,

8.    Ambienti di apprendimento on line.

 

A chiusura, ricche bibliografia e sitografia.

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