10 giugno 2013

TERRA DEI PENSIERI, di Anna Pacifico
commento di Vinicio Coppola

 

L'arte e la virtù della critica letteraria non mi competono; ben altre penne si cimentano su queste pagine per commentare i più svariati testi. Io mi permetto solo di introdurre questo commento di Vinicio Coppola all'ultima fatica di Anna Pacifico con le mie personali riflessioni; sono le riflessioni del lettore comune che risponde solo a se stesso delle proprie esternazioni.

Ebbene questa lettura è stata per me una bellissima esperienza, anche per l'elogio commosso ed entusiasta per la carta stampata, che rappresenta un primo coinvolgente livello di godimento.
Ma, approfondendo, si riesce meglio ad apprezzare il meccanismo con cui l'amore per i libri assume un valore anche simbolico. Infatti i tre capitoli in cui si divide il libro costruiscono la commovente metafora esistenziale di ogni spirito libero e innamorato del sapere, ma contemporaneamente sono una lucida e talvolta spietata analisi delle ostilità, degli ostacoli, delle delusioni che la vita riserva a chi non si rassegna; sono infine la mesta ma risoluta individuazione della soluzione: l'isola; la capacità di isolarsi rispetto al fastidioso rumore di fondo che ci infligge la vita, ma di mantenere nel contempo i legami più solidi e universali con le fonti della nostra essenza umana.

Ecco che questa parabola culturale e affettiva che sembra riferita a una singola biografia assurge ad allegoria di tutto un universo di persone che si ritrovano nei personaggi narrati: quanti hanno avuto una iniziazione amorosa ammantata di poesia per poi ritrovarsi un compagno trasformato dalla vita ? quanti genitori, coniugi, amanti, hanno sentito la lancinante ferita della sensazione di fallimento nel proprio ruolo ?  quanti studiosi, letterati, artisti hanno subito il disagio intellettuale della convivenza con le innovazioni di una tecnologia astrusa ? Di quanti esseri umani Anna Pacifico delinea uno struggente ritratto con i suoi acuti, spiritosi, toccanti duelli con il computer e poi con la commossa biografia di Bianca e infine con la catartica fuga nell'Isola, quasi una mirabile sintesi fra un suicidio e una rinascita ?

In realtà su queste pagine si ritrova tutta l'umanità capace di porsi delle domande e ansiosa di individuare una soluzione; si ritrova anche tutta un'epoca, una cultura, un modo di essere che sta temendo per la propria scomparsa o almeno per una incombente evoluzione che non sa se riuscirà a governare.  Ecco che a questo ulteriore livello di fruizione l'opera merita la definizione di "saggio narrativo" essendo nel contempo una narrazione di eventi ed emozioni e una acuta analisi socioculturale condotta con la profondità del filosofo e la levità del poeta.
Non si può chiudere una riflessione su "Terra dei pensieri" senza richiamare l'aspetto linguistico dell'opera: l'eleganza e la ricchezza della tessitura della parola sono un ingrediente fondamentale del fascino di queste pagine che sanno coinvolgere e trascinare il cuore e la mente.

Beppe 

 

 

“Terra dei pensieri”, saggio narrativo edito da Adda

Addio al libro cartaceo a causa di quello “on line”?
No, parola di Anna Pacifico.

In Italia si continua a leggere troppo poco – ammonisce Giorgio Napolitano -

e i nostri ragazzi, assorbiti dalle lusinghe telematiche, non sanno nemmeno più scrivere

Ma quale rapporto c’è oggi tra lettura e scrittura? E ancora: è vero che il libro cartaceo è destinato

a scomparire, sopraffatto dalla travolgente invadenza di quello “on line”? Non manca poi un’altra

catastrofica prospettiva: recitare il “de profundis” ai fedeli compagni cartacei che, sin dalla verde

età, hanno accompagnato il nostro iter esistenziale e professionale. Un iter che, grazie ad amene e

continue letture, ha dato la stura a quelle voci del silenzio che riuscivamo a captare tra una frase e

l’altra, sgranocchiando magari un biscottino, prima di riflettere sulle problematiche sollevate dal

libro che stavamo sfogliando.

Interrogativi, questi, resi più attuali e pressanti dal recente monito di Giorgio Napolitano, inviato

in un videomessaggio al Salone del Libro, a Torino: “Sono meno della metà gli italiani che leggono

almeno un libro l'anno al di fuori dei loro doveri di studio o di lavoro; è una debolezza di fondo

della nostra realtà culturale”. Interrogativi, affiorati in più riprese, anche durante un incontro,

svoltosi a Bari a Palazzo Barone Ferrara, che ha avuto per tema la più recente fatica letteraria, un

saggio e narrativa insieme, di Anna Pacifico, Terra dei pensieri, Mario Adda editore.

E proprio da tale incontro, condotto da Lino Patruno, è partito un ulteriore atto di accusa sulla

scarsissima attenzione che i giovani d’oggi dedicano alla lettura; giovani sempre più assorbiti dal

mondo “on line”, completamente in balia di cellulari super-sofisticati, attraverso i quali si

scambiano rapidi e telegrafici “sms”. Ma che nocumento per l’escalation della loro cultura! Da dati

statistici emerge infatti che, oltre a non leggere, non sanno più scrivere, ricorrendo ad un lessico

sempre più esiguo che impoverisce la loro fantasia e persino le loro esternazioni su Internet.

Accuse che pesano come macigni sulle responsabilità di coloro che avrebbero il dovere di

intervenire per correggere in tempo certe storture del mondo telematico e della scuola. Sordi ad

ogni appello e richiamo, costoro lasciano che la barca, in balia di minacciosi marosi, s’infranga

sugli scogli prima di arrivare in un porto sicuro. Il quadro si fa ancora più angosciante se si

considera che ad un corpo di insegnanti, in gran parte demotivati, fanno da contrappunto famiglie di

alunni riottose a qualsiasi collaborazione con i docenti, e sempre pronte a giustificare le

“defaillances” dei loro ragazzi.

Uscire dall’attuale “impasse” è un imperativo improcrastinabile e anche foriero di longevità,

considerando quanto sostiene l’enciclopedista Diderot: “Il tempo per leggere, come quello per

amare, dilata il tempo per vivere”. Certo bisogna tener conto, senza antipatie preconcette, dei

positivi vantaggi offerti dal pianeta “on line”, come la velocità di una ricerca, la immediata risposta

a quesiti e a dubbi sullo scibile umano. Ma nel contempo occorre dare a Cesare quel che è di

Cesare, riconoscendo il giusto ruolo allo storico apporto del cartaceo, che, per dirla alla Dante, sta

“come torre ferma che non crolla per il mutar dei venti”.

Difende le conquiste del passato, Anna Pacifico, ma non ricusa il nuovo. Ed ecco donare un suo

“libro d’artista” all’editore Giacomo Adda, in occasione del cinquantennale della casa editrice, al

quale ha consigliato di non incorrere nell’errore dei quotidiani, ricusando di convertirsi in tempo

alle avveniristiche “performances” editoriali. A questo punto, non ha esitato ad ammettere:

“Anch’io ho ceduto al web, pubblicando un libro ‘on line’; ma sono convinta che il cartaceo non

tirerà le cuoia, adottando espressività diverse”. La Società delle Lettere, delle Arti, delle Scienze,

che rappresento in Veneto, pubblica un semestrale che unisce intelligentemente i due formati, la

rivista LettereArtiScienze, di cui sono una delle redattrici".

Infine, sarà Bianca, la protagonista del racconto che dà il titolo al libro, a indicare una meta

possibile, ultima, salvifica speme: intraprendere la più utile delle letture, quella di leggersi dentro,

per ridare vigore all'intelletto, nel senso etimologico dell' intus legere, unione di essere e pensiero.

L'itinerario che si profila sarà, dunque, più arduo di quel che sembra, ma condurrà il lettore a

scoprire quel valore primario della vita che nessun pensiero potrà mai interpretare.

Non per niente Sant’Agostino soleva raccomandare: “La vita è un libro, chi non viaggia ne legge

solo una pagina!”

Vinicio Coppola