Dario Ghelfi 10 dicembre 2005

 

 

OLGA

 

         Ancora una volta, una recensione che “esce” dai nostri percorsi abituali, nel senso che questo non è un libro scritto da una donna, ma un libro scritto su una donna, tanto eccezionale, quanto sconosciuta ai più. Grande è il merito del giornalista brasiliano Morais che, attraverso una lunga ed appassionata ricerca, ci ha restituito l’immagine di un personaggio che fa parte della storia del Novecento e del movimento operaio: Fernando  Morais, Olga. Vita di un’ebrea comunista, Milano, il Saggiatore, 2005.

         L’autore nella prefazione scrive che poco e nulla su Olga Benario Prestes si trova in Brasile, anche nella storiografia del movimento operaio di quel Paese, probabilmente a causa del fatto che era, Olga, di Luis Carlos Prestes (il mitico ufficiale rivoluzionario, segretario del Partito Comunista Brasiliano), la moglie e in quanto tale, importante sì, ma subordinata (anche se nell’epilogo si legge che in varie città brasiliane ci sono “strade, piazze e scuole che portano il suo nome”). Di contro apprendiamo che nella Repubblica Democratica Tedesca, dove l’autore si era recato  per le sue ricerche, Olga era considerata una sorta di eroina nazionale, e “ricordata con affetto dai comunisti della sua terra” ; sarebbe interessante sapere, ora, che cosa è rimasto di quell’affetto e delle decine di scuole e di fabbriche che portavano il suo nome, nei lander orientali dell’unita Repubblica Federale.

         Quello che è certo è che Olga è stata un personaggio autonomo, forte, in relazione al quale nessuna importanza ha il fatto che siA stata prima la compagna di un rivoluzionario tedesco, Braun e poi la moglie di Prestes, il “mito” brasiliano. E una donna molto bella ed affascinante, capace di incutere soggezione persino alla polizia di Vargas, che l’avrebbe poi catturata assieme a Prestes, dopo il fallito tentativo insurrezionale  del 1935. Figlia di un noto avvocato ebreo e socialdemocratico (particolarmente apprezzato per il suo impegno verso i più diseredati), Olga, di cui, continuamente si insiste, nel libro, sulla connotazione dell’avvenenza, si era affacciata alla storia, quando l’11 aprile del 1928, giovanissima (era nata nel 1908), alla guida di un commando di altrettanto giovani comunisti, aveva liberato Otto Braun, un già famoso militante, che poco prima era diventato il suo fidanzato.

 

 

 

 

 

L’azione la getta immediatamente alla ribalta  e segnerà il suo destino. Fuggirà a Mosca, dove diventerà membro del Comitato Centrale della Gioventù Comunista Internazionale, in quella stessa città in cui si era rifugiato Carlos Luis Prestes, un ufficiale ribelle brasiliano, che era stato il comandante di una sorta di “lunga marcia” in versione sudamericana, quando aveva guidato la “Coluna Invicta”, una colonna di militari e civili, che aveva percorso quasi 25.000 chilometri in territorio brasiliano, senza conoscere sconfitta e che si era sciolta, infine, in Bolivia.

 

 

 

 

 

  

 

Con la marcia Prestes si era guadagnato l’appellativo di “Cavaliere della Speranza” ed era diventato un simbolo per il Brasile, così quando il Comintern decide l’appoggio alla “rivoluzione” in Brasile, Olga Benario viene scelta per accompagnarlo, sotto la copertura di moglie. Nel frattempo Olga, che si era impegnata anche nell’addestramento militare nell’Armata Rossa, aveva lasciato Otto Braun e nella decisione non aveva mancato di influire la sua forte personalità, poco incline ad accettare una qualsivoglia subalternità nei confronti di un compagno. Olga, ebrea, comunista e donna (di cui i compagni della gioventù comunista berlinese dovevano essere tutti segretamente innamorati), non manca di subire il fascino del “Cavaliere della Speranza”; presto la copertura salta ed il viaggio verso Rio de Janeiro diventa presto una sorta di luna di miele militante, tra discussioni politiche e passione amorosa. Per tante strade, i migliori uomini del Comintern affluiscono in Brasile, dove la rivolta scoppierà, fallendo, però, sul nascere, trascinando nella sua caduta la cattura di praticamente tutti i rivoluzionari stranieri e determinando la feroce repressione del regime filofascista di Vargas.

 

 

 

 

 

 

 

 

Se il prestigio di Prestes ed il fascino di Olga li preserveranno dalle violenze fisiche,la stessa cosa non capiterà ai loro compagni, sottoposti a brutali ed orripilanti torture,in particolare da parte di aguzzini venuti da fuori, da agenti della Gestapo, in

una sorta di anticipazione, al contrario, di accadimenti contemporanei (adesso si mandano i prigionieri in luoghi dove possano essere torturati, allora si importavano i torturatori).

         Olga aspetta un figlio da Prestes, è diventata, anche, la sua moglie legittima ed in tutto il mondo le forze democratiche si impegnano perché il Brasile non addivenga ad espellerla verso la Germania. La mobilitazione fallisce ed Olga viene imbarcata su un mercantile tedesco (nessuna altra nave sarebbe stata “sicura”) che la sbarca, dopo un viaggio senza scali intermedi (per timore dei portuali, mobilitati in tutto il mondo), nella Germania nazista. In una fredda prigione berlinese, Olga darà alla luce una bambina che, grazie alla lotta della madre e della sorella di Prestes, sarà consegnata alla nonna. Ma non c’è nulla da fare per Olga, anche se per lei non ci sono motivi legali per la carcerazione, essendo finito in prescrizione l’assalto al carcere che aveva portato alla liberazione di Otto Braun. Il fatto è che di fronte ai nazisti Olga Benario Prestes è doppiamente colpevole: è una comunista ed è un’ebrea.  Dalla prigione, dove si comporta con grande dignità, a fronte della tortura psicologica del non sapere dove è finita la sua bambina, strappatale dopo pochi mesi (lo apprenderà solo più tardi), Olga finirà in un campo di prigionia. Qui la sua figura diventa un punto di riferimento per le compagne di sventura, subirà violenze fisiche, bastonature prolungate che sono vere e proprie torture; finirà uccisa nel campo di sterminio di Bernburg nel 1942, a Pasqua. Prestes. Il 18 aprile del 1945, Getulio Vargas, che nel frattempo, lasciate cadere le simpatie filonaziste è entrato in guerra contro l’Asse, inviando 25.000 soldati in Europa, concede un’amnistia ai prigionieri politici. Prestes è tra i primi cinque ad essere liberati; il 15 luglio tiene un comizio a Sao Paulo, allo stadio del Pacaembu; alla sera, tornando a Rio, un giovane giornalista gli allunga un foglietto di carta: il messaggio che Olga Benario Prestes era morta.

 

 

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