10 DIC 2002

Dario Ghelfi

STORIE DI DONNE E DI AMORI IN INDIA

L’India sembrerebbe un Paese noto in Italia, essendo tra l’altro ben inserito nei flussi turistici. Anche la politica ha contribuito alla sua notorietà: tutti, più o meno hanno sentito parlare di Ghandi, di Nehru, di Indira Ghandi, con escursioni nella cronaca quasi rosa, quando il suo erede (di Indira) sposò un’italiana. Meta del pellegrinaggio, negli anni passati, di migliaia di giovani "figli dei fiori", abbiamo però l’impressione che se mai c’è un Paese conosciuto a livello di stereotipi (dai fachiri dell’epopea salgariana, alle pire fumanti lungo il Gange) quello è l’India. Un Paese, tra l’altro, in cui si combinano l’alta tecnologia e la più spaventosa povertà, le competizioni elettorali e il regime delle caste, la non violenza degli asceti e la ferocia delle contrapposizioni etniche (i massacri tra indù, musulmani, sikh). Un Paese che non appare immune dal germe dell’integralismo, questa volta indù, incoraggiato se non dal partito al potere, dalle formazioni che lo fiancheggiano.

Bello é perciò un libro di una scrittrice che ci rappresenta la condizione delle donne indiane: si tratta di Anita Nair, Cuccette per signora, Vicenza, Neri Pozza, 2002. Quello che colpisce é che l’autrice non ci presenta contesti di collasso sociale, di miseria e di pauperismo; al contrario le donne di cui racconta la vita appartengono, quasi tutte, alla piccola borghesia ed hanno una vita apparentemente normale, abbastanza simile a quella delle loro "compagne" dei Paesi dell’ Occidente. Ed é forse per questo che piace, perché molte delle nostre donne ci si ritroveranno in quelle situazioni, a significare che al di là di tutto ci sono battaglie femminili che possono essere condivise da tutte le donne del mondo.

La "nostra" protagonista si chiama Akhila, ha 45 anni ed é una funzionaria dello Stato Indiano (dirige un Ufficio delle Imposte, che ha praticamente ereditato alla morte del padre). Un padre-padrone, tutto sommato bonario, coccolato dalla moglie; alla sua morte, la responsabilità della famiglia cade su Akhila. I familiari ne approfittano, in particolare una sorella, che praticamente le impedisce di condurre una sua propria vita. Akhila rinuncia anche all’amore, finché un giorno, anche grazie ad un incontro con un’amica vedova, qualcosa scatta in lei. Compra un biglietto del treno, da Bangalore ad una lontana città, in una carrozza-letto che accoglierà assieme a lei altre cinque donne. Il viaggio diventa cosi l’occasione perché cinque vite di donne si intreccino con quella di Akhila. Alcune storie sono terribili, come quella di una giovane ragazza stuprata da un signorotto locale, che gli lascia un figlio, che solo dopo anni ed anni la madre "riconoscerà". In un caso abbiamo una giovane moglie che si vendica delle prepotenze del marito, diventando una cuoca sopraffina e facendo così ingrassare il marito; in un altro caso un’altra riconosce la propria libertà nella sua volontà di imparare a nuotare, di nascosto dal marito.

Vite di donne e spaccato della società. Ed il viaggio come momento che innesta la ribellione. Akhila non sarà più la stessa. Imporrà alla sorella di lasciare la sua casa e troverà il coraggio di cercare Hari, il suo vecchio amore, dopo essere passata attraverso una liberatrice esperienza sessuale, con un giovane sconosciuto che è praticamente e lei a sedurre.

 

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