10 agosto  2007

Dario Ghelfi

 

 

IN MANI GIUSTE

 

 

         Con questo nuova opera, De Cataldo, che ha definitivamente optato per il “mestiere” di scrittore, abbandonando la magistratura (Giancarlo De Cataldo, Nelle mani giuste, Torino, Einaudi, 2007), continua la sua storia d’Italia, riprendendola là dove l’aveva lasciata, con “Romanzo criminale”, l’incredibile commistione tra politica, servizi deviati e criminalità comune che aveva segnato il nostro Paese, prima della caduta della politica con Tangentopoli.

 

 

 

 

 

         Qui la malavita della Banda della Magliana (con i suoi personaggi popolari e di un certo qual folklore criminale) cede il passo ad una lotta che vede come protagonisti organizzazioni eversive (nate, cresciute ed uscite dai servizi), i servizi stessi (tanto ambigui che non si capisce quanto fedeli siano alla Repubblica che dovrebbero tutelare) e la mafia. Sullo sfondo la preda: c’è un’Italia il cui sistema di potere sta per cadere sotto i colpi della magistratura; si apre un vuoto; si vuole assolutamente che non sia coperto dalla sinistra; si trama perché il Paese cada nelle “mani giuste”.

         Un romanzo è ancor più criminale dell’altro, anche se in certo qual modo meno avvincente, perché mancano i sanguigni personaggi della Banda della Magliana, che sono sostituiti da altri, che sono, però, ben più inquietanti, visti gli ambienti in cui si muovono. Ricordiamo che l’autore dichiara che per scrivere si è rifatto ad atti processuali; ci sono intere pagine di sentenze nel volume, a conferma, ancora una volta, di come la realtà superi spesso la fantasia.

         I ritratti dei protagonisti sono descritti con rara perizia, in particolare quando si tratti di vecchi mafiosi, cui si affiancano (aspettando il  momento buono per contrapporsi) le giovani leve, prive anch’esse di scrupoli morali, ma attente ad inserirsi nei contesti più moderni della nuova criminalità organizzata.

         Sullo sfondo un Paese in cui la democrazia sembra aver perso definitivamente la battaglia culturale. Un Paese in cui un giornalista che si prepara ad entrare nel nuovo cerchio del potere (figura emblematica che con ogni probabilità assomma in sè una serie di corrispondenti reali) intuisce come si cattureranno le menti ed i cuori:

 

         Grandi campagne all’insegna del Nuovo ordine morale e

            e dell’abbattimento dei tabù di una società resa molle, flaccida e

            femminea dal permissivismo della Sinistra. Qualche apertura sul

            sociale, per non dichiarasi da subito brutalmente fascisti: gli italiani

            non erano ancora pronti … Quando un bel giorno gli italiani si

            sarebbero svegliati con in testa un mucchietto di idee ben precise

            sul loro presente e sul loro Paese. Gli zingari rompono i ciglioni.

            I negri puzzano. Le donne sono tutte troie, e quelle che abortiscono

            sono le più troie di tutte. I carcerati devono starsene in galera.

            Quel mattino gli italiani si sarebbero svegliati con lo stupore di

            scoprire che queste cose le pensavano tutti. Non si trattava che di

            estrarre, attraverso un paziente lavoro maieutico, il peggio che gli

            italiani si portano dentro da sempre…

 

         Ed infine la considerazione che quest’opera è anche una sorta di “noir”, nel senso che, in una storia in cui tutti combattono tutti, eroi positivi non ce ne sono; le uniche figure che si salvano sono quelle di due donne, la prima Patrizia, l’ex prostituta che avevamo visto anche in “Romanzo criminale”, provata da tutte le esperienze e che qui riscopre un sentimento inconfessato che è l’amore e che, spinta anche dalla solidarietà di un’altra donna (la seconda figura positiva del libro) sceglie autonomamente il proprio destino. La seconda è Maya, la moglie dell’affascinante imprenditore che sposandola ha ereditato la guida di una grande e famosa azienda; una donna intraprendente, che troppo tardi si accorge della rete in cui è caduto il marito e che nulla potrà fare per strapparlo alla fine che si inesorabilmente si sta avvicinando.

Il marito finirà i suoi giorni suicidandosi, richiamando nella finzione letteraria un personaggio reale, una delle poche vittime del cataclisma di Tangentopoli; è una figura emblematica, che ci ricorda come questa di De Cataldo sia insieme un’opera letteraria ed una sorta di cronaca della storia di questi ultimi anni del nostro Paese.

 

 

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