08 nov 2013, Dario Ghelfi

QUADERNO ROSSO: DELLA GLOTTOLOGIA E DELLA MUSICA

 

          E’ un volume speciale questo, scritto a più mani da un gruppo qualificato di autori:

 

Carla Bertacchini – Paola Parenti – Elita Maule – Massimiliano Viel

Quaderno Rosso

Verona, Qui Edit, 2012

 

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Quali sono le  caratteristiche che ci permettono di definirlo speciale?

1.    La pluridisciplinarità. Una connotazione che si articola su più aspetti.

a.     Prima di tutto per il tramite degli stessi autori. Si tratta, infatti, di persone che hanno unito le proprie differenziate competenze ed esperienze, per offrirci un’opera che si muovesse ad ampio raggio nell’ambito delle lingue, della glottodidattica, del linguaggio delle immagini, della musica e della composizione musicale.  Dalla quarta di copertina leggiamo infatti che, “in ordine di apparizione”, abbiamo Carla Bertacchini, specializzata in Didattica e Glottologia, già insegnante nei licei e Dirigente Scolastica e docente universitaria a contratto presso le Facoltà di Lingue e Letteratura Straniere e Scienze della Formazione, presso varie Università italiane. Una carriera di tutto rispetto e che ha investito i diversi ambiti della scuola e della formazione.  La seconda autrice è Paola Parenti; grafica  e responsabile editoriale, autrice e coautrice di manuali afferenti alla formazione iniziale, si è occupata, nel testo, sia di glottodidattica, sia di educazione all’immagine, curando, altresì il settore della sitografia relativo alla sfera linguistica. La terza è Elita Maule; è PhD in Musicologia, titolo conseguito a Friburgo e laureata in Discipline Musicali. Si muove agevolmente tra la Musicologia, la Pedagogia Musicale, la Didattica della Musica; docente al Conservatorio di Bolzano ed, a contratto, in diverse Università italiane. Apre specificamente il versante musicale, per finire, il quarto autore, Massimiliano Viel, compositore, musicista e producer, in ambito internazionale. Si è occupato dei rapporti  tra la musica ed il teatro, il video e la danza. E’ titolare della cattedra di Elementi di composizione per la Didattica della Musica al Conservatorio di Bolzano.

Come si può notare, nella “squadra” si combinano le competenze teoriche dei diversi ambiti, con l’esperienza di docenza e quella della formazione.     

2.    La forte connotazione teoretica, alla base delle proposte operative che ne conseguono, che si traduce in opportuni rimandi alla “letteratura” specifica:

a.     Bertacchini parte dalla cultura e dalla tradizione della glottodidattica, sottolineando l’importanza della trasmissione orale, sottolineando, conseguentemente, come l’educazione all’ascolto attivo riscopra e rivaluti la didattica naturale (puntuali i riferimenti a J.S. Bruner , a T. Taeschener, a F. Frabboni – P. Minerva, M. Callari Galli, R. Titone, G. Rodari). L’accento è posto sull’attività ludica vista come motore dell’apprendimento, con l’ascoltare, l’imitare, il comunicare e il recitare in lingue diverse. Citiamo:

 

… il gioco glottodidattica ha precisi obiettivi linguistici e formativi, collocandosi

all’interno di un percorso di apprendimento. La modalità ludica applicata alla

didattica della lingua straniera/seconda stimola la motivazione, presenta

materiale in un modo diverso che permette ai bambini di avvicinarsi al nuovo

registro in modo disteso e rilassato …

Dal gioco (ritualizzato, del far finta, dei ruoli, di fantasia) al canto in funzione dell’acquisizione di una lingua altra (con una puntuale indicazione sulle tappe dell’ “insegnare a cantare”) e di una programmazione per obiettivi di tipo trasversale, perché sono “quelli che agiscono pedagogicamente intorno alle capacità di scoprire, di classificare, catalogare, fare confronti costruttivi, in altre parole sviluppare capacità utilizzabili in qualsiasi attività di ricerca”.

b.  Parenti rinforza il concetto che l’apprendimento precoce della lingua  straniera sia favorito da un approccio operativo che si basi “sull’utilizzo sistematico di canzoni, rime, filastrocche e conte, che pur appartenendo alla cultura anglosassone, presenta valenze di apprendimento universali, al di là della lingua di appartenenza”. Enfatizza il ruolo della componente emotiva e del fantastico, suggerendo percorsi di “Fantasia di movimenti, Fantanimali, Magia”.

c.     Maule apre proponendo un approccio sonoro ed espressivo all’educazione linguistica. Raccorda suoni e musica alla nascita delle prime parole, richiamando la letteratura specifica dell’argomento (da G. Rodari a J.A. Sloboda, a L. Brandi) e cita tutta una serie di studi specialistici, che hanno mostrato  come “musica e parola condividono alcune aree corticali e meccanismi neuronali e che linguaggio e musica seguono la stessa ontogenesi e filogenesi”. Particolare attenzione è rivolta alla formazione dell’orecchio (“si può dire che esso funzioni meglio prima della nascita”) ed alla “privilegiata relazione affettiva tra madre e figlio fatta di suoni, ritmi e melodie che creano un ponte tra il prima e il dopo la nascita”, quando i bambini più che al contenuto di quello che le mamme vanno dicendo sono sensibili al modo con cui lo dicono, alle caratteristiche accentuative, melodiche, timbriche del linguaggio (il cosiddetto Motherese). L’educazione  musicale, si ribadisce, contribuisce a sviluppare le competenze d’apprendimento linguistico, perché stimola l’elaborazione degli stimoli uditivi e perché facilita l’apprendimento mnemonico di parole e di formule testuali.

d.    Viel apre con una riflessione sulle origini della musica e del linguaggio, laddove la “letteratura” ci dice che

 

        “la musica ha il ruolo di precursore evolutivo della

         comunicazione linguistica verbale attraverso un sistema

         comunicativo olistico, manipolativo, multimodale,

         mimetico e infine musicale

 

Il “nostro” autore passa poi a considerare il dibattito in merito al fatto se la musica sia universale o meno, per poi passare a prendere in esame affinità e differenze tra la pratica musicale e quella linguistica.

In campo prettamente musicale l’attenzione si concentra sull’”accento”, per poi passare alle complicazioni della metrica, alla notazione, alla struttura accentuativa del “metro”, agli accenti del testo e del metro, per chiudere con la polifonia

 

3.    L’operatività didattica. Siamo assolutamente convinti del fatto che la didattica non possa che discendere dall’epistemologia della disciplina: è dai suoi principi che discendono le modalità del lavoro in classe, con gli allievi. E questo vale, ovviamente, per tutte le discipline. A comprova di questo assunto i “nostri” autori, conseguentemente, presentano tutta una serie di attività concrete, facendole anche precedere da opportune riflessioni sulla specifica didattica di cui si stanno occupando (a volte anche con riflessioni d’ordine storico).

a.     Bertacchini alle indicazioni teoretiche, fa seguire puntuali

Proposte operative sulla scoperta delle conte, delle filastrocche e delle poesiole (e non mancano ovviamente i testi a confronto per uno studio comparato: conte italiane, inglesi, tedesche) per ben 50 pagine di testo. A seguire un capitolo dedicato all’”Area didattico- progettuale”, che sottolinea l’importanza delle copresenza dei vari docenti, in successione: lingua madre e musica - lingua madre straniera/seconda e musica - di area linguistica - di lingue e di matematica – di lingua, musica e informatica, con le opportune esemplificazioni.

b.    Parenti presenta, a corredo, una specifica sitografia, in italiano ed in inglese, corredata da una griglia per valutare materiali, siti e software proposti. A chiusura del suo intervento alcune testimonianze concernenti testi in lingua italiana ed inglese “utilizzati per progettazioni di tipo linguistico/interculturale e trasversale” e sperimentazioni concernenti la formazione glottodidattica.

c.     Maule introduce con un richiamo al rapporto tra musica e lingua nei metodi attivi italiani del Novecento, fermandosi in particolare su Rosa Agazzi. Presenta, quindi una serie di progetti, dalla manipolazione dei suoni per costruire la lingua, alla costruzione di uno strumento musicale cui collegare “una mappa linguistica contenente gli oggetti manipolati e le azioni compiute. Poi il versante del “Filastrocchiamo” in lingua italiana ed in tedesco, la sonorizzazione e la recitazione delle parole (una trentina di pagine).

d.    Viel accompagna, da parte sua, tutto il discorso sul “Campo musicale” con accurate notazioni esemplificative, che si connotano, di per sé, come afferenti al campo della didattica musicale.

 

 


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