7 novembre 2004

Dario Ghelfi

JULIA

 

     Ideato da Giancarlo Berardi (uno dei migliori soggettisti italiani, che ha firmato quel capolavoro che è “Ken Parker”), il personaggio di Julia nasce nell’ottobre del 1998 ed è giunto, nel momento in cui scriviamo, al n. 74, supportato da una serie di ottimi disegnatori, che si alternano di albo in albo. Julia (cui l’autore ha voluto dare il volto e le sembianze di Audrey Hepburn) è una criminologa, che insegna all’Università e che, immancabilmente, viene chiamata dalla Procura della città in cui vive (Garden City, un’immaginaria città americana), a collaborare con le forze della polizia, per risolvere i casi più intricati.

 

 

 

 

Il mondo in cui Julia si muove non è, però, semplicemente quello dell’indagine criminale, della cronaca nera, confrontandosi, la nostra eroina con le molteplici contraddizioni che segnano la nostra epoca e la nostra società.

Dopo tutto è un personaggio non semplice la stessa Julia che, se dal versante della professionalità e dell’intuito necessari per capire persone e risolvere enigmi non conosce fallimenti, non coglie gli stessi successi nella sua vita privata. A livello sentimentale, ad esempio, è caduta più volte tra le braccia di bellimbusti che l’hanno ingannata, che si sono serviti di lei, tant’è che è ancora sola e di questo non è affatto felice. Ha una sorta di senso di colpa nei confronti della sorella (una modella, dalla vita piuttosto irregolare, che compare qualche volta nelle storie) e che non riesce a guidare e della vecchia nonna, che vive (felicemente) in una casa di riposo e che vorrebbe, invece, tenere con lei. E’ circondata da un gruppo di co-partner, personaggi ben definiti psicologicamente che vanno da Emily, una sorta di colf che dirige autoritariamente la sua casa e che la vorrebbe accasata a Leo, il detective che lavora per lei e che l’adora (senza complicazioni sentimentali, però, impegnato com’è sempre a corteggiare un’infinità di ragazze). Julia ha,infine, un rapporto particolare con il tenente Web, il titolare ufficiale delle indagine in cui è coinvolta, con il quale si scontra continuamente, in ragione e del carattere (di entrambi) e per il fatto che mentre il poliziotto è (o meglio vuole apparire) un  conservatore, tutto “legge ed ordine”, Julia è una “liberal, sempre pronta a capire le profonde ragioni che stanno alle spalle anche di qualsivoglia atto criminoso. Il tenente Web, aggiungiamo, è segretamente innamorato di Julia, ma la sua timidezza gli impedisce di dichiararsi, anche se in una storia abbastanza recente c’è andato abbastanza vicino: in fondo l’ipotesi che i due possano “incontrarsi” aleggia nella saga di Julia.

Ciò che colpisce, però, in questo fumetto è la capacità degli autori di uscire dallo schema dell’indagine poliziesca, per affrontare i temi dell’attualità politica e sociale e per confrontarsi con i drammi che hanno segnato il nostro tempo. Ed è in relazione a queste scelte che indichiamo una delle migliori storie di Julia, dedicata alla tragedia argentina, alla vergognosa ed oscena dittatura dei generali golpisti.

 

 

 

 

 

     La vicenda ha come coprotagonista, un giovane, che da bambino ha visto le violenze dei militari argentini sui suoi genitori; ci sono nell’albo molte pagine, crudissime (rese con il segno “a matita”, secondo una delle tipiche convenzioni del linguaggio dei fumetti, per esprimere il ricordo), sulle “razzie” nelle piazze e nelle case dei golpisti. L’obiettivo del giovane è quello di uccidere l’ufficiale responsabile delle sevizie ai suoi genitori e che, nel frattempo, si è ricreata una rispettabilità negli Stati Uniti.

Fumetto amaro e realista, la vendetta non riuscirà; l’aguzzino se la caverà e resterà impunito, mentre il giovane morirà, tra le braccia di una giovane prostituta, che in lui aveva trovato l’amore. Conclusione tragica come spesso tragica è la vita.

 

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