7 dicembre 2008

Dario Ghelfi

L’ETA’ DEL DUBBIO

 

         E’ inevitabile, in un certo senso, nel recensire questa ultima fatica di Andrea Camilleri (Andrea Camilleri, L’età del dubbio, Palermo, Sellerio, 2008),

 

 

  

 

 

riandare alla precedente “La vampa d’agosto”, perché dei due “percorsi” che ci interessano in questa storia (il problema della maturità di Montalbano ed il linguaggio dell’autore), il primo raccoglie ed enfatizza le suggestioni che avevano caratterizzato la “vampa”.     

Quella era una storia minata da una struggente nostalgia per la giovinezza che se ne stava andando,  una nostalgia che si trasformava, da una parte, in debolezza (Montalbano non riusciva a non pensare alla giovane che gli impediva il sonno) e dall’altra, in una moralistica saggezza, che gli consigliava il rifiuto (nell’ovvia ed abusata consapevolezza che la ragazza avrebbe potuto essere sua figlia). Il “nostro”, infatti, in una fine d’estate torrida come non mai si era verificata, si era trovato di fronte ad una ragazza, giovane e bellissima, che apertamente gli si offriva. Non era un’esperienza nuova per lui, che aveva resistito tante volte ad altri assalti, in particolare a quelli della sua splendida e disinibita amica svedese. Il fatto è che, quella volta, il rifiuto non gli appariva frutto di una libera scelta (la fedeltà a Livia), quanto piuttosto determinato, consigliato (?) da un fattore interno, la vecchiaia incipiente. Il problema, che egli non voleva riconoscere, era che non temeva di mettere a repentaglio un amore consolidato (quello per Livia) o di farle del male; la verità è che aveva paura di non riuscire a gestire il nuovo rapporto a causa della giovane età della ragazza.

         In questa nuova avventura le cose precipitano; qui Montalbano incontra una giovane militare, Laura, tenente della Capitaneria del porto di Vigata ed entrambi appaiono attratti l´uno dall´altra. Montalbano ha cinquantotto anni, ma non riesce a non pensare alla ragazza che, da parte sua, non si sa decidere ad accettare il sentimento del commissario, che, tra l’altro condivide. A volte si spinge innanzi (lo abbraccia improvvisamente), poi si ritira, gettando il commissario nel più assoluto sconforto. Quasi ad ogni pagina ricorre il “motivo” di Laura; Livia è assente e in tutto il libro si materializza unicamente con una telefonata. Montalbano è sconvolto dall’attrazione che sente per Laura ed arriva ad invidiare chi la incontra e la può guardare; si comporta come un adolescente alla prima scoperta dell’amore. Non anticipiamo nulla di questa tristissima e tragica storia, che si muove all´interno di una indagine che prende di mira la delinquenza internazionale. Sappiamo solo (è lo stesso Montalbano a confessarlo) che l’indagine, nella quale si getta a capofitto, altro non diventa che il mezzo per non pensare a Laura. Mai Camilleri ci aveva mostrato un Montalbano così abile come investigatore e così debole come uomo.

         Abbiamo parlato di due filoni ed ecco che, a compensare l’amarezza che ci coglie in ordine al primo, l´esplosione del linguaggio di Camilleri, che raggiunge la vetta delle sue prime storie, de “La stagione della caccia”, tanto per fare un esempio.

         Nel corso della storia ci sono due morti assassinati; due morti significano due autopsie e, conseguentemente, due andate di Montalbano dal celeberrimo Dott. Pisquano , il medico legale, professionista ineguagliabile, ma dal carattere impossibile, specie quando nella serata precedente ha perso al poker (cosa che succede spesso e puntualmente in concomitanza con le indagini di Montalbano). Due incontri e due colloqui esilaranti, con il medico legale scatenato a provocare il commissario; continua a dirgli che ormai è vecchio e con gravi problemi cerebrali (con un Montalbano costretto a non accettare le provocazioni per farlo parlare).

Esilaranti, come non mai, ancora, gli incontri-scontri con il “signori e guestori” (alla Catarella) Bonetti-Alderighi , situazione aggravata da una storia che Montalbano ha costruito e che non riesce più a controllare, con Lattes (“lattes e miele”, il segretario del questore), che continua imperterrito a chiedergli come stanno moglie e figli. Qui veramente si raggiunge il massimo!

         Tristezza infinita con intermezzi di una comicità estrema: l´ultimo capolavoro di Andrea Camilleri

 Dario Ghelfi

 

 


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