07 agosto 2004

Dario Ghelfi

 

IL PAESE SOTTO LA PELLE

 

 

 

 

 

 

         Gioconda Belli aveva 31 anni, quando  il 18 e 19 luglio 1979, cadeva la quarantennale dittatura dei Somoza, in Nicaragua. Figlia dell’alta borghesia managuense, Gioconda Belli, scopre la sua vena ribellista, dopo un matrimonio precoce e fallito, aderendo così, giovanissima, alla rivoluzione sandinista. Il libro (Gioconda Belli,  Il paese sotto la pelle, Roma, e/o, 2000) è un’autobiografia in cui l’autrice racconta  la sua, che è una storia di due donne:

“ … Sono stata due donne e ho vissuto due vite. Una delle due donne voleva far tutto secondo i canoni classici della femminilità: sposarsi, fare figli, nutrirli, essere docile e compiacente. L’altra aspirava ai privilegi maschili: sentirsi indipendente, essere considerata per se stessa, avere una vita pubblica, la possibilità di muoversi, amanti. Ho consumato gran parte della vita alla ricerca di un equilibrio tra queste due donne … Penso di avere ottenuto, alla fine, che entrambe le donne coesistessero sotto la stessa pelle …”.

        

Questa dicotomia esistenziale trova il suo specchio anche nella struttura del libro, che procede per piani temporali paralleli, nel senso che i capitoli della vita dell’autrice non si snodano in serie cronologica dai primi agli ultimi anni, comparendo, invece, su due line, che si intrecciano, sul filo di continui rimandi e di rientri. Un primo percorso è quello che va dagli anni dell’infanzia e della giovinezza fino alla vittoria del sandinismo nel 1979, l’altro è quello che si muove a partire da quella data, ma con i capitoli dell’autobiografia che si mescolano così tra di loro, nel senso che il primo si riferisce al 1979, il secondo passa 1998, il terzo ritorna al 1952-1959, il quarto va al 1972 e il quinto al 1993, il sesto rinvia al 1966-1969, il settimo al 1970, l’ottavo al 1983 e così via. E all’interno di tutti questi capitoli, la storia politica, la storia della rivoluzione sandinista, si intreccia con la storia sentimentale dell’autrice, che nel frattempo genera tre figli, si sposa più volte, si innamora di più uomini (da un comandante sandinista che cade in combattimento ad un giornalista americano, con il quale andrà poi a vivere negli Stati Uniti), vive come rivoluzionaria, come artista, come funzionaria del nuovo governo rivoluzionario.

        

Così come il testo tratta della storia di due donne, che hanno vissuto nella stessa persona, così due sono i piani di lettura.

 

Il volume, infatti, racconta in contemporanea la storia della vita di Gioconda Belli e quella della Rivoluzione sandinista: non c’è nulla, infatti, dell’intensa vita privata e sentimentale dell’autrice che non si inserisca nella storia del suo Paese, anche perché gli uomini che ha amato, in un senso o nell’altro (a parte il primo marito) hanno contribuito allo svolgersi degli avvenimenti in quegli anni terribili ed esaltanti della lotta contro la dittatura di Somoza (anche l’ultimo marito, un giornalista americano, scriveva a favore della Rivoluzione sandinista, in opposizione alle azioni del Presidente Reagan, che avrebbe poi sostanzialmente affondato quella esperienza rivoluzionaria). Leggere il libro vuol dire, pertanto percorrere la storia del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale.

 

Ma è, anche e soprattutto, la storia di una donna che amato, che si è innamorata di uomini che, insieme a lei, si battevano per il suo Paese e che ha incontrato anche alcuni tra i grandi del suo tempo. Al lettore la scoperta di questa seconda donna, con i suoi slanci amorosi e con le sue debolezze; a noi piace, qui, richiamarlo ai quadri che Gioconda ci fa di quei personaggi che abbiamo sempre conosciuto, velati e in fondo oscurati dalla fama di protagonisti della lotta antimperialista: Fidel Castro, il generale panamense Torrijos (che cerca di sedurla) e Daniel Ortega: “ … Al tavolo vicino pranzano gli Ortega. Daniel Ortega mi guardava sottecchi lanciandomi strani sguardi invitanti … Non riuscivo a credere che si comportasse così sotto il naso di Rosaria, la sua compagna … Rosaria, da donna forte qual era quando la conobbi, si era trasformata in un essere timoroso, in un groviglio di nervi … seguiva Daniel come un’ombra, triste e privata della sua personalità. Forse io facevo la stessa impressione con Modesto, pensavo dentro di me con vergogna. Tutte e due, ciascuna a suo modo, eravamo vittime di un sortilegio maligno e inseguivamo come mendicanti le briciole d’amore che quegli uomini lasciavano cadere, e che noi accettavamo come si trattasse di manna dal cielo … Ancora una volta eravamo donne delle caverne e permettevamo che un uomo ci dominasse …”.

        

Corredano il volume due appendici: una cronologia del Nicaragua ed un elenco di personaggi del Paese, estremamente utile per ricordare le vicende della vittoria e della successiva sconfitta della Rivoluzione sandinista.

 

 

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