06 ottobre 2007
Dario Ghelfi

LA LUNGA ESTATE CALDA DEL COMMISSARIO CHARITOS

          Uno dei segreti del successo delle storie seriali sta nella certezza del lettore di ritrovare, con puntualità, certi accadimenti, che diventano veri e propri rituali, che rassicurano e rendono felice il lettore. Ricordiamo come nei romanzi di Rex Stout, non vedevamo l’ora in cui, qualunque cosa succedesse, Nero Wolfe saliva le scale, per accedere al piano superiore a curare le sue orchidee. Così come quando puntualmente si presentava Fritz Benner, il cuoco, ad annunciare la cena, con seguito di accurata descrizione degli elaboratissimi piatti del menu (che diventeranno protagonisti di un volume autonomo, edito da Mondatori, Stout, L’alta cucina del delitto).

         Anche nei romanzi che vedono protagonista il Commissario Charitos la cucina gioca un ruolo fondamentale: quella di strada, dei piccoli ristoranti e quella sopraffina di sua moglie Adriana (“Adriana ha comprato la pasta fillo, le uova, il formaggio e ha preparato una tyropita; “alici al forno e il puré di face con la cipollina tritata”; c’è, anche,  la descrizione del pranzo di laurea, a casa dei futuri consuoceri: “carciofi alla costantinopolitana, e una hortopita, lo sformato di verdure, e termina con l’agnello nelle foglie di vite con il riso”). Poi c’è Caterina, la figlia che studia lontano da casa, a Salonicco, una bella ragazza in gamba, di cui Charithos va orgoglioso e che è fidanzata con Fanis, il giovane e brillante medico che lo aveva curato, quando era stato ferito in una precedente avventura. Gli “incontri” con Caterina, con Caterina/Fanis, le schermaglie con la moglie, quelle di Caterina con la madre sono ingredienti di base della narrativa di Markaris, che sempre si inseriscono nel corso delle sue indagini.

         Poi  quelli che sono i veri propri “tormentoni” delle storie, l’inmarcescibile Mirafiori, un vero pezzo da museo, che nonostante tutto si muove in un’Atene costantemente soffocata dal traffico, la dettagliata descrizione delle strade e delle piazze della città (i gialli di Markaris potrebbero essere definiti “cartografici”), la consultazione del vocabolario, cui il commissario ricorre per riflettere e per mettere ordine alle idee.

         In questo romanzo le cose si complicano e ad Atene, come sfondo agli avvenimenti, si aggiunge Creta (Petros Markaris, La lunga estate calda del commissario Charitos, Milano, Bompiani, 2007).

Caterina si è laureata ad ottimi voti, un trionfo di Charitos, una sua rivalsa nei confronti dei tanti suoi colleghi che, maschilisti fino all’osso, gli chiedevano perché mai una ragazza dovesse laurearsi. La ragazza si prende una vacanza con il suo Fanis: in crociera a Creta, appunto. Ed ecco che, quasi seguendo lo schema già collaudato con l’Achille Lauro, un gruppo di terroristi (ci vuole del tempo a capire chi sono e all’inizio i primi ad essere sospettati sono ovviamente i palestinesi/arabi) prende in ostaggio l’intera nave. Il nostro Commissario corre con la moglie a Creta, per poi ritornare ad Atene, dove stanno ammazzando attori impegnati in spot pubblicitari.

Non vogliamo anticipare nulla della trama, se non il fatto che i terroristi sono greci, di estrema destra, nostalgici del regime dei colonnelli, la qual cosa permette all’autore di richiamare alla memoria squarci della storia della Grecia, dell’occupazione nazista, della guerra partigiana e della guerra civile che seguì la sconfitta degli occupanti tedeschi.

La parallela serie di uccisioni di pubblicitari (tra cui alcuni omosessuali) ci fa vedere una Grecia omofobica (se il traduttore ha reso fedelmente l’originale di Markaris): “ … non si può escludere che frequentasse le tante culattonerie in cerca di avventure …”; “ … ho cominciato a chiedergli se era un culattone …”;  “ … per mio padre tutti gli artisti sono pederasti …”; “ … i culi a me non piacciono per niente, signor commissario … Certo non vado in giro a dirlo. Tutt’altro, con i culi sono tutta dolcezza …”; “ … sarà stato anche un culo, ma di un’altra classe …”;  “ … Quindi comincia a dirtene di ogni: che appoggio i culi, che gli ebrei e i culi hanno in mano il mondo e io li foraggio …”; “ … se è un maniaco omicida che si è dato l’obiettivo di ripulire la Grecia dai finocchi …”; “ … l’idea di avere un figlio culo mi faceva impazzire …”; “ … se si scoprisse che era una checca …”; “E ora cerco di rimettere in ordine tutto quello che ho imparato sul sospetto n. 1 di finocchicidio”.

 

 

 

          La situazione della presa della nave e di Caterina prigioniera, “umanizza” i non sempre sereni rapporti tra Charitos ed il suo superiore, Ghikas, il Direttore dei Servizi di Polizia, che mostra una sincera solidarietà nei confronti del Commissario; i lettori possono però stare tranquilli, perché chiuso positivamente l’episodio di Caterina e degli ostaggi della nave, la situazione ritornerà conflittuale, per il loro piacere, così come confermerà il finale (veramente a sorpresa, con un Charitos amareggiato dal comportamento del Ministro e del Direttore dei Servizi di Polizia) della partita degli assassini dei pubblicitari.      

         Lo scorrere delle due vicende permette al romanziere di offrirci una serie di riflessioni “semiserie” sulla società greca, che valgono anche per quella del nostro Paese, a partire dall’immigrazione (la diffidenza verso gli extracomunitari), alla critica dei politici (significative ed illuminanti le riunioni che il Ministro degli Interni tiene con i responsabili del mondo della pubblicità, chiaramente descritti come i veri detentori del potere economico-politico), ed l’avversione per la loro retorica:

                  … sin dal tempo di Cipro che del contenzioso con l’ex repubblica jugoslava di Macedonia, non faccio altro che sentir minacciare il prestigio del paese, che però  rimane inalterato, non so se perché è talmente alto che nulla può turbarlo o perché è talmente basso che più  di così non si può scendere.

  alle considerazioni sulla legalità:

          La soluzione legale sarebbe prendere l’Ermoù, sboccare in via Athinàs e di lì immettermi nella Stadiou. Ma siccome in Grecia le soluzioni legali sono soluzioni da tartaruga, decido per l’illegalità e passerò dalla zona pedonale delal via Apostolou Pavlou verso la Dionisiou Aeropaghitou. L’illegalità paga, com’è normale in Grecia, e in dieci minuti, passando dalla via Amalias sono a Kifissia.

 Non poteva mancare, la televisione, se non altro, perché gioca un ruolo primario in entrambe le vicende di cui si è occupato, in questa avventura, il commissario Charitos. E’, come da noi, la fiera della vacuità, vera e propria spazzatura mediatica:

 “su una rete c’è un tale che salta e balla e fa “eee ooo” senza sapere neanche perché”; “con tutti gli idioti che ogni sera dicono la loro in televisione” “Tra l’altro ora, con la televisione, i telegiornali e i reality show, i matti si sono centuplicati, perché tutti sognano il proprio quarto d’ora di celebrità sullo schermo” “ … accendo la televisione e mi imbatto in sparatorie a catena, telefilm comici che non fanno ridere e conversazioni tra ermafroditi”

 L’arrivismo e l’impero del denaro. Fanis, il fidanzato di Caterina, lavora in ospedale, mentre i suoi vorrebbero che aprisse un ambulatorio nel loro paese, dove evidentemente farebbe i soldi:

          In effetti ho un amico con cui ho studiato medicina  Insieme. Lui ha aperto un ambulatorio a Valestino e Ora ha due appartamenti a Volos e una villa a Thasos,  più l’ambulatorio che è anche quello di sua proprietà. Va in giro con la BMW, sua moglie ha l’Audi e dispongono persino di un fuoribordo. Ogni tanto mi telefona. “Ho un paziente con un problema serio. Conosci un bravo medico?” “E tu che cosa sei?” gli chiedo di rimando.“Io? Per me la medicina finisce dove finiscono le medicine che mi portano gli informatori farmaceutici” mi fa. “Faccio i soldi a palate, ma quando un mio paziente ha un problema serio, cerco qualche bravo medico, per non mandare il pover’uomo al cimitero e averlo sulla coscienza”

            La mania per l’inglese:

          Il negozio si trova a metà di via Grammou e si chiama all’inglese, “Annie’s Art”. Ora, come mai le mogli dei pensionati delle forze armate e della polizia, e tra di loro la signora Ghikas, capiscano meglio l’inglese di una normale insegna “Parrucchiera Anna”, rimane un mistero.

             Ancora una volta il giallo come cartina di tornasole antropologica.

 

       

 

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