6 maggio 2010, Ugo Franchini: Federico Bellomi

 

Federico Bellomi

 

Lo scorso 25 aprile 2010 è scomparso Federico Bellomi il noto pittore veronese, celebre soprattutto per le sue pitture murali, che troviamo  numerose  in  edifici sacri ma anche in quelli civili.

Segnaliamo tra questi ultimi la serie di affreschi dipinti negli anni 80 nelle sale del Ristorante Antica Locanda Mincio a Borghetto di Valeggio, per i quali ebbe a posare addirittura il grande giornalista Indro Montanelli che Bellomi ritrasse nei panni di Virgilio.

Per quanto riguarda le pitture nelle chiese, ricordo tra le altre, il monumentale affresco dipinto nella parrocchiale di Lugagnano un’opera di dimensioni così grandi da superare, seppur di poco, le dimensioni del Michelangiolesco Giudizio Universale  nella Sistina di Roma.

La sua fama e la carriera artistica è però legata indissolubilmente alla chiesa parrocchiale di San Matteo in Quaderni, dove agli inizi degli anni 60 del secolo scorso ebbe a dipingere, con la tecnica della tempera grassa, tutto l’interno, su incarico del parroco del tempo don Gaetano Quattrina.

Il suo lavoro, che durò alcuni anni, si componeva di diverse parti:

  • Il lunettone della controfacciata CENA IN CASA DI LEVI  ispirato alla Scuola di Atene di Raffaello. (circa 25 mq. di superficie)
  • Nella volta della navata  i 5 riquadri dei MISTERI DEL ROSARIO
  • Il catino absidale col SAN MATTEO IN GLORIA TRA ANGELI E SANTI (circa 45 mq. di superficie)
  • Altre pitture minori, come le ghirlande di frutta e fiori sui costoloni della volta e le candelabre dei pilastri, l’agnello divino nell’oculo sulla verticale dell’altar maggiore e ancora le 4 vele a monocromo delle  finestre nella navata.

Agli inizi degli anni 80 il parroco del tempo, don Primo Benettoni gli chiese di completare la decorazione della chiesa con la creazione di 2 affreschi ai lati dell’altar maggiore, e così vennero dipinti stavolta però appunto con la tecnica dell’affresco,  a destra CRISTO NUOVO ADAMO e a sinistra L’EUCARESTIA, che vennero inaugurati nell’estate del 1983, in occasione dei grandi festeggiamenti per il IV centenario della creazione della parrocchia.

Proprio in quell’autunno dell’83 ci si accorse che il grande dipinto nel catino absidale nel corso dei suoi 20 anni di vita si era in parte danneggiato, forse a causa di infiltrazioni di umidità, e aveva bisogno di alcuni piccoli restauri, ecco allora che gli venne chiesto di provvedere al ritocco delle macchie di umidità e di muffa, e lui accettò di buon grado.

Venne alzata l’impalcatura e l’artista però chiese che fosse posto uno schermo, un telo, che nascondesse allo sguardo dei curiosi il suo lavoro.

Fu così che preso da ”sacro furore” Federico Bellomi durante l’inverno tra il 1983/84 invece di provvedere solo al ritocco delle parti danneggiate del suo precedente  lavoro, pensò bene di ridipingere completamente tutta la grande opera.

Rimase solo il tema “San Matteo in gloria tra gli angeli e i santi”.

Della vecchia opera rimangono purtroppo solo poche documentazioni fotografiche, e per quel che ne so io, solo in bianco e nero, però della nascita di quella nuova abbiamo una ricca e vasta testimonianza, e vi spiego il perché: il sottoscritto Ugolino Franchini, all’epoca dotato di molti più capelli, molta passione e molti meno kili, col permesso di Bellomi ebbe la possibilità di salire ogni giorno su su in alto sulla impalcatura e fotografare con la fedele Olympus OM1 il procedere del lavoro, il divenire dell’opera pittorica, fotografando da breve distanza il pittore al lavoro, mettendo così sulla pellicola dettagli e particolari impossibili da percepire stando giù a terra a più di 12 metri di lontananza. E poi ebbi la fortuna di poter vedere e fotografare gli studi preparatori, e confrontarli col lavoro finito, di riprendere i cosiddetti pentimenti d’artista cioè i ripensamenti, gli errori, le correzioni che il pittore apportava al suo lavoro. E questi pentimenti se non fossero stati ripresi da me, non li potremmo oggi apprezzare. Eppoi ebbi anche la fortuna di posare per il pittore.. o meglio di far posare le mie mani: si perché le mani paffutelle dell’angioletto biondo che porta il turibolo dell’incenso, in realtà erano le mie.

Da questo mio lungo costante e puntuale lavoro trassi una serie di circa 200 diapositive che Federico Bellomi mi chiese poi di poter proiettare in chiesa la sera della inaugurazione ufficiale del nuovo catino absidale.

Davanti ad una chiesa gremita di persone attente d interessate  vennero chiamati a parlare Mons. Piazzi prefetto della biblioteca capitolare di Verona, e il critico prof. Umberto Tessari e con l’aiuto anche delle mie diapositive proiettate su grande schermo, tutti poterono capire e godere appieno l’opera del maestro.

In seguito il professor Bellomi mi chiese in prestito i 4 carrelli di diapositive per poter farle vedere ai suoi allievi della Accademia di belle arti Cignaroli a Verona, quando poi me le restituì, una sera che si fermò a cena a casa mia, per sdebitarsi mi regalò una delle sue incisioni (i cavalli della Sierra Morena) aggiungendovi  una dedica personale ed affettuosa “agli amici Ugo ed Amedea” e questo quadro , a più di 26 anni di distanza fa bella mostra sulle pareti del mio salotto.

Ora, a pochi giorni dalla sua scomparsa mi sembra doveroso rendergli omaggio e pubblicare su ARGENTOENO un piccolo ma significativo estratto di diapositive, con una breve didascalia.

Certo però che la cosa migliore sarebbe portarsi nella chiesa di Quaderni e ammirare dal vero tutta la splendida opera del Grande Federico Bellomi.

Ugo Franchini

 

vedi le immagini

 

Didascalie :

   000-foto in bianco e nero del catino absidale come era negli anni 60- notare la disposizione dei vari personaggi che è stata ripresa nella nuova versione

00- catino absidale totale com’è ora.

01- San Matteo come era nella vecchia versione, prima di essere carteggia  to dal Bellomi stesso.

02- San Matteo carboncino - si intravede appena la vecchia versione

03- San Matteo prime stesure di colore

04- San Matteo a lavoro finito, con la foglia d’oro stesa sugli anelli  e sulla colomba in  pastiglia dello Spirito Santo

05- Studio di angeli musicanti, flauto di Pan

06- Studio per angelo musicante, flauto traverso.

07- Studio per angelo liutista

08- La dolcissima liutista  finita

09- Studio per angelo con arpa

10- Angelo con arpa.- notare che le posizioni delle figure grossomodo ricalcano quelle della vecchia versione

11- Studio per turibolo – queste sono le mani di Ugolino Franchini-

12- I tre putti

13- Pentimento d’artista, qui i putti erano solo 2 e uno aveva i capelli neri, poi divennero 3 uno dei quali porta l’incenso.

14- .

15- Studio di santa 1

16- Studio di santa 2

17- Le due sante con angelo fase intermedia

18- Le due sante con angelo, finite, notare la comparsa delle spighe e la brillantezza dei colori

19- Bellomi dipinge le mani di Abramo che stringe davanti a se Isacco

20- Bellomi  a conclusione dell’opera firma il grande catino absidale di Quaderni

21- Il cartiglio con la firma e la dedica, difficilissimo da osservare da terra

22- Ugolino Franchini che con la fidata Olympus, ogni giorno fotografa il procedere del lavoro

 

 


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