5 agosto 2004

Giovanni Monaco

 

 

 

 

ALBERTO

AMORE

&

MORTE

 

 ...

SCARFACE  il film visto da un’enorme zoomata che ne espone tutta la filigrana in una scena in cui gli occhi del protagonista, Al Pacino è in una macchina con un sicario della mafia colombiana. I due assieme devono far saltare in aria la macchina di un tizio proprio davanti al suo palazzo in New York. Per coincidenze le cose vanno male perché all’interno della macchina ci sono anche i bambini, figli del politico. Al Pacino non ne vuole sapere mentre ad ALBERTO non importa ed è intenzionato a portare avanti la cosa. La scena sentenzia per il film la successiva morte di SCARFACE in quanto uccide ALBERTO con una pistolata in pieno volto. Rimanendo a questo, a noi interessa il personaggio di ALBERTO, e per specifico la sua vita passata. Il suo volto in filigrana non viene mai pienamente mostrato così da poter mostrare altri caratteri durante la nostra storia.  

Dunque, se non sbaglio la storia di SCARFACE è ambientata negli anni settanta. Se si volesse catapultare  la storia di ALBERTO nel suo recente passato, allora il nostro “eroe” in questo momento si trova nella Roma fine anni sessanta.

ALBERTO è cresciuto e si è per così dire “allenato” in Sicilia. Poi per una serie di ragioni a noi ancora oscure si trova a Roma a soggiornare.

Vive in un prezioso appartamento che da sulla cupola di S. Pietro. Con lui vive una ragazzina di nome KATI che gira semi nuda per la casa. KATI è biondina, il corpo esile con un viso e degli occhi cupi ed un sorriso che sembra essere stato posto lì per caso. ALBERTO fuma sigarette con i piedi appoggiati al balcone. LEI in mutande lo segue per tutta la casa. Lo stuzzica, gli va dietro quando si muove. E’ la fine di un ottobre.

Non escono mai assieme, sempre separatamente. La ragazza è minorenne e guai se si venisse a sapere. Per ALBERTO è solo una compagnia, una presenza, divertente anche, ma sempre qualcosa di cui ci si può liberare in fretta.

  ALBERTO raramente esce, è sempre intorno al telefono ad aspettare una telefonata, qualcosa che lo smuova. La ragazza invece esce spesso, a far spesa, va in centro, nelle piazze, nei negozi. Con i soldi che gli passa può permettersi una bella vita.

Un giorno lo chiama qualcuno e insiste perché lui esca. ALBERTO prima si impunta di no, poi cocciuto ma rassegnato, accetta.

Entra in un negozio con un signore molto vecchio e occhiali scuri. Accanto a lui si muovono feline e addomesticate tre ragazze di una bellezza fuori dal comune. Il vecchio non dice una parola mentre le ragazze si fanno servire qualsiasi tipo di vestito e scarpe.

ALBERTO, anche lui è seduto e guarda imbronciato la scena. Tutti e quattro sono russi, ragazze comprese. Parlicchiano un inglese camuffato.

A sera escono da una lunga mercedes con il vecchio. Il vecchio prima di varcare il portone di un antico palazzo, fa segno ad ALBERTO che può prenderle se vuole, anche tutte e tre. ALBERTO, attento alla mimica rifiuta ringraziando e preferisce una passeggiata a piedi.

La mattina seguente KATI passeggia in mutande per la casa, il tempo fuori è bello mentre ALBERTO è sul divano davanti al Tg. La ragazza sta per prendere dei giornali forse per gettarli ma LUI la ferma in cucina - Questi li lasci qua-. La ragazza lo guarda e poi lo annusa facendogli capire di aver odorato altri profumi. Lui resta senza espressione guardandola negli occhi, poi lei le da un bacio di passione e fanno l’amore.

Una sera ALBERTO, camminando per i vicoli bui della capitale inciampa in due tizi che calciano un altro rannicchiato per terra. La cosa va avanti imperterrita fin quando ALBERTO viene chiamato dai due che dicono di farsi gli affari suoi. ALBERTO annuisce e continua la sua passeggiata quando ad un tratto viene chiamato per nome da uno dei due - Ma sei tu? No, ALBERTO- - Mi sembrava di averti riconosciuto - dice ALBERTO. Anche il terzo per terra si alza disinvolto e gli va incontro. ZINCO (gli viene dai denti), è un amico romano di vecchia data. Si conobbero quando ALBERTO ancora era a Palermo e non si sapeva bene quel che facesse. ZINCO si occupa di piccoli crimini ma è anche un gran burlone. Ha la vera faccia da malvivente. Veste con una tuta FILA blu. I DUE con i due scagnozzi camminano per le strade parlando e parlando.

ZINCO dice di avere sentito che lui era a Roma per una casualità, una pura coincidenza. ALBERTO non lo vuole neppure sapere e poi ZINCO gli dice che gli amici come lui non si toccano.

ALBERTO spiega a ZINCO che per ora è in una fase di stasi e che non può fare altro che starsene fermo e seduto a casa per una cosa che ha fatto o che è successa.

Nel club a luci blu dove sono seduti, ZINCO ride e gli riferisce una cosa, di un lavoro che sta facendo e che lo sta distruggendo. Lui stesso parla e dice che non sa nemmeno perché lo sta facendo. Si tratta del palazzo della difesa che stanno ricostruendo. E’ stato assunto nella ditta che ha l’appalto come semplice manovale ma è l’unico ad essere super pagato. Il palazzo della difesa è in ricostruzione, ovvero lo stanno ricostruendo interamente ma senza che nulla venga mosso o spostato. Interamente ricostruito, come nuovo ma senza alzare un briciolo di polvere. Lui dice di essere stato assunto telefonicamente e pagato in anticipo da persone che non ha mai visto in faccia. Pagato 20 volte più di quello che guadagna un normale manovale. ZINCO è un po’ frustrato da questa cosa perché, per quanto se ne dica lui rimane un buon delinquente e voglia di far fatica non ne ha per niente. Chiede ad ALBERTO cosa secondo lui dovrebbe fare e come si dovrebbe comportare. ALBERTO risponde che non lo sa.

La mattina successiva ALBERTO si reca a piedi lungo la strada dove il palazzo è in costruzione e osserva che l’edificio è rivestito da un’unica impalcatura.

KATI una volta a casa chiede ad ALBERTO di portarla fuori. ALBERTO risponde che non possono, che non è pensabile. KATI - Anche se facessi finta di essere mio padre?- . ALBERTO è categorico.

La sera seguente ALBERTO si vede con ZINCO. Vanno per locali con spogliarelliste e bevono un po’.  Escono, poi ZINCO si affianca ad una macchina ed entra. ZINCO rivela tutta la sua passione per il piccolo crimine dove è facile avere certe cose gratis. ALBERTO gli fa il punto della situazione nella macchina, ancora fermi. Gli mostra le foto del suo capo, dell’ingegnere che cura i lavori, gli uffici dell’impresa edile, lo studio di avvocati che stanno dietro alle gestioni legali (tutto documentato in foto, facce), fino ad arrivare all’uomo chiave più in vista che sarebbe un imprenditore che ALBERTO sembra di ricordare, con parecchi contatti mafiosi.

 A quale clan mafioso però ALBERTO non lo sa. ZINCO è esterrefatto e ancora di più quando il proprietario della macchina vorrebbe entrare nella sua di macchina. I due scendono senza dire una parola, il proprietario e la ragazza vorrebbero protestare ma intuiscono la tensione nell’aria e stanno zitti.

ALBERTO & ZINCO si allontanano un po’ senza dire una parola e poi ZINCO - Quindi la mafia appalta un lavoro commissionato dallo stato - . ALBERTO si spiega dicendo che forse qualcuno l’aveva sentito parlare, qualcuno con diretti agganci con quella gente e hanno scelto lui. ZINCO ribadisce che la cosa comunque non gli è chiara e che comunque preferisce rubare un’altra macchina. Montano su un’altra che sta sotto un cavalcavia della metropolitana e si fanno un giro per Roma di notte. In questa panoramica parlano un altro po’.

Una mattina, molto presto ALBERTO va e sveglia KATI. I DUE camminano in mezzo alle bancarelle dei mercati generali. KATI è assonnata e si guarda attorno ancora con gli occhi cotonati. ALBERTO si avvicina ad una bancarella e gli porge un cavolo da mettersi in testa come copricapo. Comprano della verdura e poi della frutta. KATI è sveglia oramai e propone di andare a fare colazione. Mentre sono al bar fuori in strada i DUE notano che il barista si è accorto di loro e li guarda. KATI ha un’idea così si dirigono al cimitero in taxi. KATI provvede a sistemare della frutta su ogni pietra tombale che trova: delle banane, degli ananas, kiwi, cavolfiori, melanzane, grappoli di pachino, peperoni. Restano seduti per un po’ a baciarsi, poi escono.

E’ un nuovo giorno, mentre ALBERTO se ne stava nuovamente seduto accanto al suo telefono, questo squilla. ALBERTO lascia passare una breve pausa e poi risponde. E’ ZINCO che gli viene a dire di incontrarsi la sera stessa per una faccenda importante.

I DUE si vedono e ZINCO gli spiega che un tizio, un giorno, dentro ad un club gli sembrava l’avesse seguito. Racconta che poi quell’uomo così distinto l’aveva avvicinato e si erano scambiati quattro chiacchiere. ZINCO, due mesi prima, non ci aveva fatto caso, ma dopo essere stato contattato per quel lavoro, si preoccupava che fosse lui. L’aveva dunque ritrovato a camminare nei dintorni del centro e l’aveva seguito a distanza per capire il suo da fare.

 Ora ZINCO voleva bloccarlo da qualche parte con l’aiuto di ALBERTO (non che fosse necessario) e farlo parlare o almeno dargli una bella passata di botte.

ALBERTO all’inizio è titubante perché non vede che cosa possa centrare lui in questa cosa, poi prendendola come un aiuto a favore di ZINCO accetta. Effettivamente non è cosa da ALBERTO aiutare qualcuno ma in questo particolare momento della sua vita si sente in grado anche di commettere qualche debolezza, senza pensare per forza alla sua di vita. In altre parole la relazione iniziata con KATI per quanto incerta l’ha reso un po’ più fertile nell’animo.

Nella notte il signore in questione sta per tornare a casa: giacca, occhiali, biondiccio, cravatta e un po’ stanco. Mentre sta per aprire il portone ALBERTO lo paralizza solo toccandolo con le mani e lo allontana. ALBERTO lo scaraventa dentro un grosso bidone della spazzatura mentre ZINCO ci salta dentro. Si odono dei pugni lanciati male, un po’ attutiti ma diversi. ZINCO gli sussurra delle frasi rabbioso poi in fretta e furia senza badare ad ALBERTO lo trascina al portone della casa. Gli fa tirare fuori le chiavi ed entrano. Una volta nell’appartamento di quest’uomo ZINCO lo malmena un altro po’ e, lasciatosi prendere la mano lo uccide dietro il divano. ALBERTO non fa una piega. Si reca dietro il divano muovendo ZINCO ancora ansimante e guarda l’uomo inerme. E’ lì che realizza quanto stupido è stato. ZINCO è dietro di lui mentre ALBERTO è accovacciato sulla vittima. Sente i piedi ansiosi di ZINCO che strisciano sulla moquette a pochi centimetri da lui. Sente persino un rumore metallico. ALBERTO non si muove, sa che se dev’essere finita è una questione di pochi secondi. Il tempo però scorre per qualche secondo in più e ZINCO sembra calmarsi. ALBERTO chiede - Che vuoi fare? - , ZINCO - Ehh, che vuoi che facciamo...andiamocene, lo lasciamo qua -

I DUE escono dal portone e si fermano. ZINCO è silenzioso che non sembra più lui. Per la prima volta fuori dal portone si guardano in faccia. Poi ZINCO decide di andare ognuno a casa sua e la cosa finisce li, senza chiarimenti.

ZINCO finalmente invita a casa sua per una grande festa ALBERTO e KATI. Un sacco di ragazze un po’ pollastrelle in pieno fermento anni ’60. KATI si diverte molto e ZINCO le presenta tutte le sue amichette.

 KATI è ubriaca e si propone in atteggiamenti saffici  con le altre ragazze più grandi ma guarda sempre ALBERTO che è seduto a parlare con una ragazza.

A fine serata ZINCO dice ad ALBERTO che ha un treno pronto per partire la mattina stessa alle 5.30. Gli chiede anche di accompagnarlo. ALBERTO accetta.

In un taxi ALBERTO, ZINCO, KATI e pressate altre due ragazze tutte euforiche. Il taxi poi si ferma ad una piazzola dove le altre due ragazze hanno promesso ad ALBERTO di portare a casa KATI con la loro macchina. Nella piazzola, vista l’ora sembra essere rimasta solo una prostituta e anche molto brutta ma con molte macchine che girano per vedere se c’è ancora qualcuno. Scese le ragazze KATI scende e si atteggia da prostituta e, neanche a farlo apposta tutte le macchine iniziano a scorrerle davanti.

Fino a quando una si ferma e KATI si abbassa a parlare al finestrino proprio come una prostituta. ALBERTO non ci vede dalla rabbia e scatta giù dal taxi furioso, le da due schiaffi in faccia e le dice di tornare dalle altre alla macchina. Il tutto condito con gli schiamazzi delle altre due che ridono a crepapelle. ALBERTO minaccia pure il proprietario della macchina che si aspetta ancora che quella sia una prostituta e non si muove. Alla fine se ne va e ALBERTO rimonta sul taxi.

Ora sono in stazione ALBERTO e ZINCO. I DUE si salutano. ZINCO se ne va: uno perché ha contante abbastanza, due per l’omicidio di quell’uomo. Non si sente sicuro.

ALBERTO torna a casa. La finestra che da sulla cupola è aperta, silenzio in casa. Le prime luci dell’alba ma le luci sono accese. Fermo e in mezzo al salotto una voce alle sue spalle proveniente da una stanza buia gli dice che per morire ci sono due modi: muoversi e voltarsi. Per vivere invece uno solo: rispondere al telefono quando squillerà. ALBERTO ubbidisce in piedi. I suoi occhi anche se di spalle pensano a KATI - Dove sarà KATI? -. La voce come a leggere il pensiero dice che la ragazza è nella vasca da bagno, morta. Lo riavvisa che alla minima mossa falsa sarà morto anche lui. L’uomo lo ragguaglia sulla fine che farà ZINCO, il suo caro amico, che in realtà altro non era che il suo sicario.

 L’uomo trovato morto nell’appartamento invece era colui che si occupava della protezione di ALBERTO, il suo firmatario, la sua ombra.

Lo convince che è colpevole di una tale serie di sbagli che ora, l’unica cosa fattibile è morire o aspettare quella telefonata.

Il telefono squilla e ALBERTO risponde. Una voce di uomo gli dice di trovarsi alla stazione centrale nella prossima mezzora.  Gli viene detto di lasciare tutto come sta e di uscire con un taxi che lo stava aspettando fuori.

Stazione. ALBERTO si dirige al cartellone con gli orari dove un uomo con l’impermeabile gli da le spalle.

L’uomo senza voltarsi gli dice che là, in Sicilia si è dimenticato di uccidere la ragazzina. L’uomo dice - Quella ragazzina immobile e bionda in mezzo a tutto quel sangue. Non avresti dovuto e tanto più in una chiesa. Avrebbe fatto molto meno scalpore uccidendo anche lei. Che volevi farci, un quadro anche? - Lo avverte che tutti laggiù si sono rivoltati contro, anche le famiglie alleate erano contrarie. Poi gli viene chiesta l’ora (sono le 6.28). Dopo le 6.30 alla biglietteria gli verrà consegnato un biglietto per Lausanne con una busta con all’interno nomi e indirizzi. Uno solo a dire il vero.

In poche parole la famiglia si libera di lui e gli concede l’unica possibilità di rimanere ancora vivo e andarsene.

Le montagne e il lago. Lausanne è una tranquilla cittadina nel cantone francese. Una volta lì ALBERTO viene ospitato dal suo contatto: ALBERTO, anche lui di nome. E’ un ragazzotto di 40 anni, vestito male, trascurato. Ricco di famiglia ha un carattere molto schivo, pauroso quasi. Dedito all’alcool e agli psicofarmaci. L’altro ALBERTO cerca di evitarlo avendo intuito il soggetto e anche perché l’esperienza a Roma lo ha di certo colpito molto. Dopo circa quattro giorni, dove in realtà, nulla se non la monotonia appare, ALBERTO (possiamo chiamarlo di Lausanne) lo invita ad un ristorante ispanico cogliendo l’occasione di presentargli la sua compagna, SONIA. SONIA è carina ma senza un apparente gusto, nemmeno per i vestiti. Porta un vistoso cappello rosa, uno di quelli che si vedono addosso alle bambine. ALBERTO non fa caso a tutto questo, a questa strana coppia.

 E’ quando SONIA dice di dover andare al bagno che ALBERTO di Lausanne gli fa la proposta. Gli dice che una volta usciti da qui, sarà SONIA a chiedere di andare a fare un giro sul lago con un motoscafo. Qui ALBERTO li ucciderà facendogli questo ultimo favore. Gli viene posta timidamente la busta per il servizio. ALBERTO è esterrefatto ma non più di tanto. Lo trova anche un po’ giusto vedendo quell’essere così inutile davanti a se' e la stupida compagna. Aveva già sentito parlare di questi pacchetti per giovani sicari inesperti. La cosa è semplice, non è nella sua etica ma accetta comunque.

Una volta usciti dal ristorante si approssimano alla riva del lago, tutto come niente fosse: SONIA propone entusiasta un giro in barca, salgono su un piccolo motoscafo già pronto e si allontanano nella notte stellata e fredda.

Improvvisamente ALBERTO spara il colpo di pistola con silenziatore. ALBERTO di Lausanne cade inerme in acqua. Quando è la volta di SONIA questa lo ferma prima che sia troppo tardi ma non per essere risparmiata. Gli dice che prima deve avere una busta con il biglietto aereo che lo porterà in Colombia a cercare fortuna là. L’aereo parte la notte stessa, anche questo.

E’ dunque la volta di SONIA. Anche lei cade in acqua colpita da un colpo perfetto al cuore.

Sulla barca ALBERTO ha ancora del tempo per rilassarsi, per pensare, a quel che gli è successo, a quanto gli è cara la vita, al nuovo mondo.

La barca galleggia sui nuovi riflessi del giorno che verrà. 

 

 

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