04 ottobre 2013, Dario Ghelfi

Grecia sotto scacco: delitti nella crisi

 

Quando leggevamo Nero Wolfe non avevamo dubbi ed eravamo continuamente rassicurati. Poteva succedere di tutto, ma immancabilmente, ad una certa ora del giorno, non c’era delitto che tenesse: Nero saliva nella sua serra a curare le sue orchidee, così come imperativo era l’altro appuntamento, quella della cena. A fianco del “nostro”, in queste momenti cruciali, due dei suoi tre collaboratori: il giardiniere Theodore Horstmann e il fido cuoco svizzero Fritz Brenner (il terzo era Archie Goodwin, quello che si muoveva fuori dalla casa, ad investigare sulle direttive di Nero).

 

          Con Charitos stesse rassicurazioni; cambiano solo i luoghi, i personaggi, le situazioni.

 

          Il traffico. Charitos si muove con la sua vecchia auto in un’Atene sempre contrassegnata da un traffico impossibile, che peggiora di libri in libro, per il fatto che nelle ultime storie, ambientate ai giorni nostri, la città appare sempre più sconvolta dagli ingorghi determinati dalle manifestazioni. Se nei primi romanzi le cose non andavano bene, adesso la circolazione automobilistica è un malato terminale. Come sempre, le uscite di Charitos dall’ufficio, per compiere le sue indagini, sono accompagnate da una dettagliata descrizione della mappa stradale,

 

          Gli uffici della Banca Centrale si trovano in via Pireos.

            Prendo Viale Alexandras per uscire sulla Patison ed

            entrare nella Pireos da Piazza Omania. E’ l’itinerario

            più logico, ma in Grecia la logica non sempre è di casa.

            Poco dopo Aghios Savvas incappo in un imbottigliamento

            generale …

 

                                     da “Prestiti scaduti”

 

                

 

          Non c’è lettore che non senta abbia la tentazione di seguire le peregrinazioni di Charitos, su una mappa di Atene; non l’abbiamo mai fatto, ma lo faremo!

 

Il vocabolario

 

          E’ una connotazione specifica di Markaris. Quando il suo commissario ha qualche problema, immancabilmente si rivolge al “suo” dizionario di lingua greca, il “Dimitrakos”, un appuntamento rituale, come quello di Nero Wolfe con le orchidee, solo che qui non è rigidamente temporalizzato, ma, in connessione con le sue indagini, vediamo Charitos ricorrere a questa sorta di testo sacro.

 

          Debito, s.m., 1) la quantità di denaro offerta o percepita a titolo

            temporaneo e a fronte di un interesse; Dem. 911: “gli si avvicinò

            richiedendo indietro il debito”; Diod. Sic. 1,79:avendo giurato di

            affrancarlo dal debito”; …2) debito pubblico (contratto dallo Stato

            all’interno o all’estero), prestito forzoso, prestito interno imposto

            dallo Stato ai cittadini …

            Leggo il lemma per la seconda volta e constato che, primo, il caso

            di chi vuole vendicarsi edelle banche e il caso della Grecia ricadono

            nella prima accezione del termine. E, secondo, che il Partigiano

            antibanche e la Grecia hanno un destino comune per quello che

            riguarda il debito contratto che li divora …

da “Prestiti scaduti”

 

            promozione, s.f. (promuovo), 1. l’azione e la conseguenza del promuovere,

portare avanti; avanzamento, incremento; Poseidon 36, VI; onorificenza,

in relazione alla posizione sociale: Polyd. 6,8,4: “cresciuti fin dall’inzio

 nelle ricchezze e nelle promozioni dei genitori;  … 2) “la vita contemplativa

promozione di un impegno maggiore”; …

 

La prima definizione è talmente generica che va bene a tutti, e quindi anche

a me …

 

                                                           da “L’esattore”

 

         

 

quando c’era in ballo una possibile promozione per il nostro (e per il suo capo Ghikas), che fatalmente sfumerà, anche per l’ennesima crisi di governo, che cambia i ministri.

 

La vita privata 

 

Tutto ruota attorno alla moglie Adriana, alla figlia Caterina e al genero Fanis e all’amico Zisis.

Immediatamente ci viene in mente “L’87° distretto”, la celebre serie di “police procedural” di Ed McBain, che si muove “lungo” la vita privata e le indagini di una serie di poliziotti (dell’immaginario 87° Distretto, di una città, chiamata Isola, che richiama Manhattan). Le vicende poliziesche si intrecciano con quelle della vita quotidiana, lungo un lungo periodo. Il protagonista, il detective Steve Carrella, è ancora un giovane agente quando si innamora di quella di diventerà poi sua moglie; poi si sposa, successivamente nascono due figli, muore il padre e via dicendo.

Anche con Charitos le attività investigative sono continuamente correlate alle vicende private del nostro commissario e la successione temporale riguarda entrambe; così vediamo sua figlia Caterina, prima studentessa fuori Atene, poi laureata, poi fidanzata ed infine sposata.

Adriana, la moglie, è un tipo tosto, con i piedi per terra, capace amministratrice del reddito familiare, messo in crisi dai tagli allo stipendio del marito (che si vedrà costretto a non usare la propria auto, per i propri spostamenti). Spaventata dalla crisi, sa comunque reagire e organizza una sorta di mensa serale a casa propria, alla quale parteciperanno anche la figlia e il genero (entrambi in difficoltà economica). E’ conservatrice e di destra, anche se alla fine si concilia con i comunisti (che durante la guerra civile le hanno ucciso uno zio), quando è il comunista Zisis a convincere la figlia a non accettare un incarico in Uganda. E’ un’esperta cuoca e così riesce a presentare ai suoi familiari cene appetitose, con una spesa limitata (e qui c’è, in certo qual modo, un collegamento con tutti quegli autori, da Rex Stout, ad Andrea Camilleri, a Manuel Vasquez Montalban che non mancano mai di presentare ricette e piatti nei loro romanzi).

Caterina è l’indipendente ed intraprendente figlia, sostanzialmente adorata da Charitos (la moglie lo accusa di cadere in un brodo di giuggiole al solo vederla). Ragazza intelligente e determinata, è apertamente progressista; avvocato, si occupa di emarginati e di emigrati. Amareggiata di non guadagnare pressoché nulla con il suo lavoro ad Atene, vuole accettare una proposta di una ong di lavorare in Uganda. Avrebbe voluto sposarsi con il rito civile, gettando nello scompiglio la madre e nello sconcerto i suoceri (formalmente devoti, totalmente conformisti) e ha ritirato il suo progetto solo alla fine, per non addolorare la madre (Charitos non è intervenuto nella questione, perché mai si contrappone alla figlia, ma ci si accorge che ci teneva ad una cerimonia con un po’ di pompa, con lui ad accompagnare la figlia all’altare!). Ovviamente è adorata dal marito Fanis, medico del servizio nazionale greco. Non  osiamo pensare alla reazione di Charitos, quando gli annuncerà di aspettare un figlio (aspettiamo qualche altro libro; per adesso Caterina non appare attratta dalla maternità).

Fanis è il genero. Ha avuto in cura il commissario quando questi aveva avuto problemi di cuore ed è nelle occasioni delle visite di Caterina al padre in ospedale, che ha conosciuto la figlia del commissario. E’ un ragazzo posato e tranquillo, anche lui in adorazione di Caterina, ma che senza darlo a vedere gli dà sicurezza.

Zisis è l’amico comunista. Il commissario l’ha conosciuto, quando giovane agente, in servizio presso la prigione dove era detenuto Zisis, al tempo della dittatura dei colonnelli, cercava di alleviare, con piccoli gesti, le sofferenze del carcerato, sottoposto a tortura degli sgherri del regime. Tra i due si è consolidata un’amicizia fortissima, basata soprattutto sull’ammirazione che Charitos ha per l’onestà e la dirittura morale di Zisis. Da lui va quando ha dei problemi, per un consiglio, per confidarsi. Ed ecco che “L’esattore” ricorre a lui come ultima speranza, quando tutti i tentativi per far recedere Caterina dal proposito di accettare l’incarico ugandese, sono falliti. Zisis, che Charitos aveva già fatto conoscere a Caterina (che lo chiama “zio” e che lo considera moltissimo), riesce laddove lui e Adriana (e tantomeno i suoceri) non erano riusciti. Felicissimo dell’esito della missione di Zisis, il commissario riesce a far accettare all’amico un invito a cena a casa sua e così, finalmente, Zisis entra in casa, nella famiglia di Charitos. Adriana ovviamente gli è infinitamente riconoscente per aver convinto Caterina a non partire per l’Uganda ed è in quella prima cena (altre ne seguiranno) che conosce Zisis. Il marito le dice che non aveva mai osato parlargliene considerato il suo anticomunismo; tranquillamente Adriana afferma di essere “pari” con i comunisti: le hanno ucciso uno zio, ma le hanno ridato la figlia.

 

 

Se pur non rientra nel quadro della famiglia, vale la pena richiamare, a livello dell’attività quotidiana di indagine, i rapporti che ha con il suo superiore Ghikas, che è sempre pronto a scaricare su di lui i problemi, ma che tuttavia lo apprezza. In tutti le storie c’è una continua schermaglia tra i due, che sono comunque d’accordo sul giudizio che entrambi danno dei vertici della polizia e dei ministri e viceministri (pavidi, vanagloriosi, inetti, maestri nell’arte nel far cadere sui loro sottoposti i loro fallimenti).

 

 

La crisi

 

Ovviamente entra in gioco negli ultimi romanzi di Markaris. Sono tre i volumi che vedono Charitos indagare nel turbinio della crisi. Una crisi che non solo fa da sfondo ai delitti, ma che li determina, che è all’origine dei delitti, nelle figure delle vittime, degli assassinati. Cominciamo con “Prestiti scaduti” che vede in primo piano gli odiatissimi banchieri e che mette a dura prova l’acume del nostro commissario, in un momento per lui magico, perché l’adorata Caterina si sposa con Fanis (che sappiamo essere stato il suo medico curante, nel passato, quando ha avuto problemi di cuore). Quando Charitos rivolge la classica domanda e chiede se la prima vittima, un banchiere in pensione, avesse dei nemici, la risposta è altrettanto classica, per la Grecia di oggi:

 

 

          “Non c’è uomo che maneggi soldi e non abbia nemici signor

            commissario. In particolare in Grecia. Qui da noi chi ha dei soldi

            é di per sé sospetto e probabilmente li ha rubati. E’ questo che

            crede più della metà dei greci”

 

            “Ascolti: tutta la Grecia si muove grazie ai prestiti. Mutui, prestiti

            al consumo, prestiti alle aziende, prestiti per le vacanze. Il prestito

            é l’unica leva che muove il mercato greco. Le banche tengono in

            ostaggio più della metà dei greci. Anzi, in questo periodo di crisi

            la situazione si è ulteriormente aggravata. A nessuno piace essere un

            ostaggio. La prima cosa che fa un ostaggio è cercare di liberarsi e,

            quando non ci riesce, gli resta soltanto la vendetta. Quindi lei dovrebbe

            indagare su più di mezza Grecia per trovare chi tra gli ostaggi si è

            vendicato…”

 

da “Prestiti scaduti”

 

 

            E sullo sfondo una situazione sempre più drammatica, stipendi tagliati (corrisposti, in ritardo e “a rate”), pensioni sforbiciate, il che si traduce nell’amarissimo sfogo di una collaboratrice del commissario,

 

          “ … Se mio marito muore, la sua pensione viene cancellata,

            non c’è più la reversibilità. Come dire che io mi devo

            sopportare un coglione, me lo vedo tirar dietro durante i

            miei quarant’anni di lavoro, per quarant’anni mi farà dannare,

            gli sfornerò dei figli, mi romperà l’anima e mi farà venire

            il mal di fegato e alla sua morte non potrò neanche ricevere

            la sua pensione come compenso per i danni morali e materiale …”

 

o ironicamente sull’oppressione fiscale, che ora colpisce i più poveri:

 

            “Ma scherza? Qui tra un po’ si metteranno a ispezionare i

            Mendicanti per vedere se pagano l’IVA. L’altro ieri un

            Mendicante si era piazzato nel negozio a chiedere l’elemosina.

            “Attento, -gli ho detto- che se ti beccano che non dai la

            Ricevuta per l’elemosina finisci nei guai!”

 

                                                           da “Prestiti scaduti”

 

          Nel secondo volume, “L’esattore” l’assassino diventa una sorta di eroe nazionale, perché uccide degli evasori fiscali, tanto è vero che sia Adriana, sia Zisis in cuor loro vorrebbero che Charitos non riuscisse a scoprirlo e consegnarlo alla giustizia. L’assassino si definisce “Esattore nazionale”: individuato l’evasore, gli scrive direttamente di aver verificato che ha pagato una minima parte di quanto dovuto alle imposte; la lettera quindi procede esplicita:

 

                    La prego quindi di pagare presso l’ufficio imposte

                        di sua pertinenza entro cinque giorni da oggi i

                        duecentomila euro di tasse che deve al fisco.

                        In caso contrario, la sua vita è esposta al

                        rischio di un condono tombale.

 

                                             da “ L’esattore”

 

 

Nel terzo volume della serie Markaris (laddove la Grecia sembra giunta, appunto, alla resa dei conti, con l’uscita dall’euro e con il ritorno della dracma), Markaris ci presenta un quadro che ci lascia perplessi, una perplessità da imputare alle scarse informazioni che in Italia si hanno della Grecia. Di questo Paese si è parlato parecchio al tempo della dittatura dei colonnelli ed ora della crisi (la Grecia come spauracchio; l’Italia finirà come la Grecia?), ma per il resto poco e nulla, benché sia frequentato da milioni di italiani durante le vacanze (ma si sa; spesso i turisti si interessano, del Paese che visitano, unicamente a quella parte della geografia fisica che si riferisce alle coste ed alle spiagge, e, magari per la Grecia, alla “sezione” archeologica).

Le vittime su cui indaga il “nostro” commissario appartengono tutte alla generazione del politecnico ed ogni delitto è “commentato” da una suoneria di cellulare che, di volta in volta (tre sono i delitti) richiama il comunicato degli studenti che occupavano l’Università al tempo dei colonnelli: “Pane, Istruzione, Libertà”.  Pane, Istruzione, Libertà, che ora non ci sono più, e le vittime sono il simbolo di questa caduta, studenti ribelli al tempo del Politecnico, che hanno tradito i loro ideali e una volta tornata la democrazia, hanno spudoratamente approfittato del loro essere stati protagonisti di quel passato momento storico, per fare carriera e per arricchirsi.

I fatti del Politecnico sono noti: il 17 novembre 1973 un carro armato abbatté i cancelli del Politecnico, occupato; ne seguirono scontri con vittime ed arresti. Riconquistata la democrazia con la caduta dei colonnelli, l’anno successivo, la data è diventata, in Grecia, Festa nazionale. E’ evidente che, specie nell’ambito delle Università, dopo la caduta della dittatura, si sia affermata quella che viene chiamata la “generazione” del Politecnico, i giovani che avevano lottato contro i colonnelli e che sia stata esautorata la vecchia dirigenza, complice della dittatura o comunque conservatrice. Nel libro, ad esempio, un Rettore racconta di come avesse spudoratamente favorito l’ascesa immeritata di un giovane ribelle, timoroso che una sua eventuale opposizione lo potesse travolgere. I fatti del 17 novembre sono contestati dalla destra greca, che nega il massacro, che le vittime siano comunque state studenti, perché a suo dire il Politecnico era occupato da operai, più che da studenti, che giudica i successivi governi Papandreu, come “comunisti” (sembra una prassi consolidata quella di definire chiunque si opponga ad un governo conservatore, “comunista”). Certo è che dopo la caduta della dittatura e con Papandreu (che comunista non era certamente) una certa degenerazione, in senso affaristico e di potere, di elementi della “generazione del Politecnico” deve esserci stata, in un clima di liberalismo selvaggio, favorito sia prima dal governo Karamanlis (conservatore) e poi dai socialisti del Pasok (Papandreu) dopo.

 

 

 

Markaris ci presenta questa tesi, che ritroviamo in uno dei tanti siti che abbiamo “visitato” per scrivere queste note:

 

Quale il legame tra i fatti di ormai 40 anni fa e la tragicità dell’oggi?

Sono proprio tre ex rivoluzionari, tre eroi del Politecnico, ad essere uccisi e,

sui loro corpi, il messaggio di rivendicazione che viene lasciato è sempre

lo stesso:Pane, Istruzione e Libertà, appunto… Lo spunto di riflessione a

margine si incunea … in uno dei risvolti più angoscianti della crisi attuale,

certo non solo di quella greca. E’ inevitabile il confronto o piuttosto lo scontro

tra chi al Politecnico è stato e, caduto il regime dittatoriale, ha approfittato di

quella ribalta per farsi strada con ogni mezzo e chi invece vive l’oggi,

senza lavoro e senza speranza, se non quella di migrare. E’ inevitabile il confronto

o piuttosto lo scontro tra una generazione che ha avuto mille occasioni

ed opportunità ed è vissuta bruciando tappe e traguardi e chi, oggi, fatica

a mettere insieme il pranzo con la cena.[1]

 

            E anche di scontro generazionale effettivamente si tratta, quando, nella storia vediamo gli stessi figli delle vittime che non si rammaricano dei destini dei loro padri, che hanno da tempo rinnegato.

 

          E così non sappiamo più dire se quelli di Markaris siano romanzi o saggi politici.

 

 

 


 

[1] http://filelleni.wordpress.com/2013/07/21/la-crisi-greca-e-la-resa-dei-conti-del-commissario-kostas-charitos-ma-quale-resa-dei-conti/. Sulla situazione di Atene, è da leggere il recente pezzo che Petros Markaris ha scritto per “la Repubblica” del 22 settembre 2013: “La mia Atene ha smarrito la via”.

 

 

 


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