3 novembre 2011
da Giorgio


Caro Sic

non voglio limitarmi a piangere;
non voglio che il ricordo di te sia il ricordo di un morto
voglio che tutti ti ricordino come ti vedo io in questa immagine:
sempre in corsa
sempre trascinato dalla tua voglia di avventura,
ancora in corsa per noi che ti abbiamo amato, ammirato, invidiato,
in corsa fra le nuvole nel cielo da cui ci guardi e da cui ci incanti ancora con la tua bravura.
Ma non posso non piangerti
e non avendo parole sufficienti, mi affido al grandissimo Garcia Lorca
per dire a tutti quanto è grande la perdita per tutti.
ciao Sic

Giorgio

 

......

Non voglio che gli copran la faccia con fazzoletti
perché s’abitui alla morte che porta.
Va, Ignazio. Non sentire il caldo bramito.
Dormi, vola, riposa. Muore anche il mare!

Non ti conosce il toro né il fico,
né i cavalli né le formiche di casa tua.
Non ti conosce il bambino né la sera
perché sei morto per sempre.

Non ti conosce il dorso della pietra,
né il raso nero dove ti distruggi.
Non ti conosce il tuo muto ricordo
perché sei morto per sempre.

Verrà l’autunno con conchiglie,
uva di nebbia e monti aggruppati,
ma nessuno vorrà guardare i tuoi occhi
perché sei morto per sempre.

Nessuno ti conosce. No. Ma io ti canto.
Canto per dopo il tuo profilo e la tua grazia.
La grande maturità della tua intelligenza.
Il tuo appetito di morte e il gusto della sua bocca.
La tristezza che ebbe la tua coraggiosa allegria.

Tarderà molto a nascere, se nasce,
un andaluso così chiaro, così ricco d’avventura.
Io canto la sua eleganza con parole che gemono
e ricordo una brezza triste fra gli ulivi.

 

Federico Garcia Lorca, dal  "Lamento per la morte di Ignazio"