3 novembre 2005

Dario Ghelfi

 

LA LIRA. DELLA STORIA E DELLA NOSTALGIA

 

 

            Con il 1° di marzo del 2002, l’euro sostituisce le varie monete nazionali in molti dei Paesi aderenti all’Unione Europea. Tra questi c’é anche l’Italia, che vede, così,  scomparire una moneta che si confonde con la sua più recente storia (é con la nascita del regno d’Italia, conseguente ai fatti d’arme del 1859-1860, che la Lira del regno di Sardegna diventa la moneta nazionale).

         Per i tipi dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “G. Galilei” di Canicatti´(autori Giuseppe e Vincenzo Lauricella, padre e figlio, il primo docente nello stesso Istituto), è stato dato alle stampe un volumetto,  dal titolo “Piccola storia della lira. Dalle origini all’euro”, che, tra l’altro, si inserisce nel complesso delle attività didattiche che la scuola porta avanti, sia a livello dei giovani studenti, sia a livello del “proprio” Centro Territoriale, che si occupa di educazione permanente e di adulti).

         Il volumetto è dunque, prima di tutto, uno strumento didattico, che traccia a grandi linee la storia di quella che sarà la nostra moneta nazionale fino al 2002, indagando sui suoi trascorsi, nella convinzione che essa sia un vero proprio documento, che attiene non tanto e non solo all’economia, ma anche all’arte, alla storia ed alla geografia. La parte iconografica é ben curata ed abbondante, con vere e proprie rarità che vanno dalle prime lire “napoleoniche” a quelle “rivoluzionarie” delle Repubblica Romana e di Venezia, del 1848.

         Ma che cos’è in particolare che ci attira in questo volumetto, a prescindere dal fatto che ci documenta sulle vicende delle nostra moneta nazionale?

         E’ il mal celato senso di nostalgia che ci prende, osservando quei “pezzetti” di carta che ci hanno accompagnato per tutta la vita, che ci sono stati così familiari e che ora non ci sono più . Non li vediamo più e quasi ci commuoviamo quando li rincontriamo, così come succede tutte le volte che ci imbattiamo in qualcosa che ci é stato comune e che é scomparso. I giovani presto li scorderanno; i bambini che oggi frequentano le scuole elementari, in ragione della loro età, li ignoreranno o li considereranno, quando li incontreranno nel corso dei loro studi, alla stregua dei sesterzi o dei dobloni di lontanissima e misteriosa memoria.

         Il fascino e lo struggimento del tempo che scorre e della memoria che lo richiama.

 

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