2 settembre 2010   Dario Ghelfi

 

TERRORE

 

 

Danila Comastri Montanari si può ormai definire una “maestra” del giallo storico italiano, considerato che ormai sono passati venti anni da quando, il 1° luglio del 1990, comparve, per i tipi de “Il giallo Mondatori (n. 2161) “Mors mia. Un  mystery nell’antica Roma”, il primo episodio della fortunatissima saga del giovane senatore romano Publio Aurelio Stazio. La “nostra” scrittrice non ha comunque disdegnato di ambientare le sue storie in epoche più vicine a noi, con “La campana dell’arciprete”, che vede svolgersi gli avvenimenti, nel 1824, nel bolognese, nei territori di quello Stato Pontificio su cui “è scesa la cappia di piombo della Restaurazione”. Ma è con “Il panno di mastro Gervasio” che incontriamo, per la prima volta, nel 1997, i francesi, nella “veste” dei soldati napoleonici, che nel 1796 occupavano Napoleone, per conto di Napoleone.

Nell’ultima sua fatica, non c’è ancora Napoleone, ma siamo nel “pieno” della Rivoluzione francese, al tempo del Comitato di Salute Pubblica, che scatena, contro i nemici della Repubblica assediata dall’esterno e minata dalle rivolte interne, il “Terrore”. Ed è il periodo storico che dà il nome al romanzo: Danila Montanari Comastri, Terrore, Mondatori, 2008.

 

 

 

La storia è ambientata nel 1797, in uno dei momenti più gravi della Repubblica, insidiata da continue congiure, dal disarticolarsi delle fazioni rivoluzionarie, con i Girondini in fuga in Bretagna, Lione e Bordeaux in rivolta, con le bande degli chouan che battono i reggimenti rivoluzionari. A peggiorare la situazione Parigi è scossa da terrificanti delitti; qualcuno uccide, personaggi in vista dei repubblicani, mozzando loro la testa, presentando l’uccisione come una esecuzione, sulla falsariga di quelle “ufficiali” della ghigliottina (con tanto di biglietto firmato, “Processato, condannato, giustiziato”, nome della punzella di Orleans). Si pensa ad una provocazione dei monarchici (che, tra l’altro stanno complottando per liberare sia Maria Antonietta, sia in re bambino, Luigi XVII).

Delle indagini è incaricato, direttamente dall’onnipotente Comitato di Salute Pubblica, un fervente rivoluzionario idealista, che spesso, nel corso delle sue indagini  incontra e sana situazioni di piccole ingiustizie. Su di lui grava, comunque, un passato ingombrante; è il bastardo di un nobile, che l’ha avuto da una serva, lasciata poi morire, di parto praticamente, in una capanna; il suo nome é Etienne Verneuil: odia il padre (che contribuisce a far arrestare), che sarà successivamente ghigliottinato ed è odiato dal fratellastro, che verrà sospettato di essere il misterioso assassino, ormai è chiamato da tutti “il boia di Parigi”.

Gli assassini si succedono e nulla sembra in grado di fermarli; tra l’altro le indagini, frugando nella vita delle vittime, rivelano come molte di queste siano coinvolte in loschi traffici e poco abbiano di quelle virtù rivoluzionarie, che mostrano in pubblico.

Ed è nella quotidianità che la Comastri mostra il meglio di sé; il popolo parigino è rivoluzionario e nel contempo disincantato,  per le ristrettezze in cui si trova a vivere; manca di tutto e principalmente il pane. Le massime figure dei rivoluzionari sono tratteggiati con ironia, tanto è vero che di Robespierre, l’Incorruttibile (di cui si riconosce l’austerità, considerato che vive in due minuscole stanzette in Rue Saint-Honoré e la moralità, dato che lo si vede solamente a passeggio al braccio dell’eterna fidanzata Duplay)  si dice che venga, poco amabilmente, chiamato “il Virtuosissimo, il Perfettino, il Noioso, l’Avvocaticchio, il Parrocchetto”.

Ma il rifiuto per la retorica, non toglie in fatto, che il volume, nel suo complesso, non sia un inno alla rivoluzione (splendida l’ultima pagina); basterebbe a ciò il “commento” al titolo, opera della stessa autrice: “Nell’arco dei cinque anni dal 1709 al 1794, ad alcuni uomini fu dato di vivere l’evento cruciale della storia europea. Quasi tutti morirono sulla ghigliottina. Ci lasciarono in eredità il mondo che conosciamo”

Accanto ad Etienne si muove un mondo composito, formato da popolani, da aristocratici, da rivoluzionari che credono ancora nella vittoria e da profittatori; tra le varie figure emerge, con forza, quella di una giovane ed invadente giornalista Caroline Mathieu, che si batte oltre che per un giornalismo d’avanguardia, per l’emancipazione delle donne, una ragazza che si scontrerà più di una volta con il “nostro” Commissario, che da parte sua non saprà resistere alle lusinghe di una giovane nobile nei guai, che lo seduce inizialmente per interesse e che poi si innamora di lui.

Ovviamente non riveleremo nulla della trama e delle conclusioni delle indagini; piace ricordare come, accanto ad una serie di personaggi inventati, la Com’astri colloqui altrettanti personaggi storici, di cui traccia una brevissima biografia al termine del volume.

 

 


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