2 giugno 2013, Dario Ghelfi

GORIZIA. éStoria     24.25.26/05/2013

 

Non sappiamo se ci siano altri Festival della storia in Italia, ma non ci sono dubbi sul fatto che Gorizia sia il luogo idoneo per un simile evento. Perché Gorizia è la Storia, la si vive parlando con la gente (magari con i rimandi ai loro ricordi personali o “ricevuti” da congiunti), guardando i libri esposti nelle vetrine delle librerie, immergendosi nella toponomastica. Perché se è vero che ogni contrada d´Italia ha una sua storia, spesso complessa ed articolata (anche per le dominazioni straniere, che si sono succedute nel nostro Paese, in particolare a partire dal secolo XV), nulla è paragonabile a quella del Friuli, dell’Isontino, di Trieste. E questo a causa della particolare posizione geostrategica della regione, porta dei Balcani, su quel mare Adriatico, che per secoli è stato crocevia di conflitti e di traffici. Nessuna altra terra di confine è stata sede di tanti eventi come questa, a parte quell’altra dal confine “sui generis” (che si tratta di un´isola) che è la Sicilia, battuta da una congerie di conquistatori, sin dalla notte dei tempi. A nord, l’Alto Adige - Sud Tirolo, in fondo si è sempre sostanzialmente giocato tra austriaci ed italiani (con qualche interferenza franco-napoleonica), mentre il confine occidentale è stato sempre campo d’azione di sabaudi e francesi e loro alleati e/o nemici occasionali.

Nel nostro confine orientale, anche limitandoci alla sola storia moderna, vediamo entrare in gioco arciducali (poi austriaci), ungheresi, veneziani, sloveni, croati, mentre nel mare Adriatico si muovono velieri turchi e ragusani, oltre che, naturalmente, della potenza dominante, la Serenissima. Né sono mancati, favoriti dalla miriade di insenature della costa dalmata, i pirati (che hanno i loro capostipiti in quelli dell’età romana, sbaragliati da Pompeo), tra i quali i celeberrimi Uscocchi (o furono, forse, corsari, o anche corsari?), che diedero il nome anche ad un conflitto combattuto tra la Serenissima e gli Arciducali, la guerra degli Uscocchi o di Gradisca (1615 – 1617).  E non si dimentichino le mire di Venezia per i porti della Puglia ed i suoi rapporti tumultuosi con il Regno di Napoli, che conseguentemente, sembra non abbia disdegnato di offrire protezione agli Uscocchi, in nome dell’inimicizia con la Serenissima. E per avvicinarci ai giorni nostri, alla storia più compiutamente contemporanea, la Prima Guerra Mondiale ed i combattimenti su Gorizia, città emblematica, per cui si combatté sanguinosamente (100.000 morti, da parte dei due eserciti), amata e “maledetta”, tanto da dare il nome ad un famoso e contestatissimo e sanzionato canto di protesta, “Gorizia tu sia maledetta”). Poi, a guerra terminata, la spedizione da Ronchi su Fiume, dei Legionari di Gabriele d´Annunzio e la Libera Repubblica di Fiume o Reggenza Italiana del Carnaro. E se non si trattasse di una tragedia, non potremmo mancare di citare, quasi fosse una nota di colore, l’arrivo nell’alto Friuli e nella Carnia, dei cosacchi dell’Ataman   Pjotr Krasnòv (ex generale zarista, già capo degli eserciti bianchi che combatterono i bolscevichi, poi esule a Berlino), al seguito delle truppe tedesche dopo la ritirata dalla Russia, nella seconda guerra mondiale. Alla fine del conflitto l’occupazione di Trieste da parte delle truppe jugoslave del maresciallo Tito, gli inglesi a Trieste, lo Stato Libero di Trieste, il passaggio dell’Istria e delle città della Dalmazia alla nuova Jugoslavia. E il difficile confine di Gorizia, con campi e cimiteri divisi tra Italia e Jugoslavia.

E così in Gorizia, a cura della LEG, Libreria Editrice Goriziana, sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica ed il sostegno del Comune di Gorizia, della Regione Friuli – Venezia Giulia, della Fondazione Cassa di Risparmio e della Camera di Commercio di Gorizia, nasce “èStoria”, Festival Internazionale della Storia: “ Tre giorni di incontri, dibattiti, presentazioni di libri, film, documentari, percorsi del gusto e escursioni sui luoghi della Prima Guerra Mondiale all'insegna della Storia[1]. Per riflettere, in una società dominata dal mito dell'istantaneità, sul significato etico dello studio del passato. Per cogliere, nel confronto con i protagonisti, domande e risposte della ricerca storiografica moderna e le inquietudini del presente. E per individuare insorgenze editoriali o nuovi strumenti didattici”.

 

 

Il tutto nella città isontina, ogni anno, verso la fine di maggio, a partire dal 2005. Agli incontri ed ai dibattiti partecipano storici, giornalisti, letterati, scrittori, provenienti da ogni dove; nonostante la presenza, ad ogni sessione, di personaggi noti al grande pubblica (questa edizione del 2013, ha visto la presenza, tra gli altri, per citare unicamente gli italiani, del Cardinale Ruini, di Cesare Casarrubbea, di Nicola Tranfaglia, di Massimo Carlotto, di Mimmo Franzinelli, Gianpaolo Pansa, Marc Augé, Federico Rampini, Edward Luttwak, Sergio Romano, Giulio Giorello), il festival è ancora a misura d’uomo, vivibile (nel senso che non si registra ancora l’”invasione” che contrassegna altre manifestazioni di questo tipo), con gli incontri più interessanti che si tendono in due grandi  tensostrutture, collocate nei Giardini Pubblici, lungo uno dei Corsi principali di Gorizia, il Giuseppe Verdi. Le due tensostrutture sono vicinissime, a pochi metri l’una dall’altra, ed è anche possibile, “correre” dalla prima alla seconda (quando gli incontri sono temporalmente paralleli), magari approfittando di una leggera sfasatura degli orari o “saltando” il dibattito con il pubblico, specie quando non è finale ma interrelato con gli interventi dei relatori (“momento” che si può benissimo evitare, dato che spesso, quasi sempre, gli spettatori, non pongono domande, ma, approfittando del microfono, pongono in essere loro interventi, anche avulsi dal tema trattato).

 

 

 

 

L’edizione 1013 è stata dedicata ai “Banditi”,

 

 

 

un tema affascinante, che sostanzialmente si é articolato su due linee:

1.                  la correlazione tra verità storica ed invenzione, sovrapposizione della letteratura e dei media. Le fonti ed i fatti accertati e la costruzione del mito (sostanzialmente il Robin Hood che ruba ai ricchi per dare ai poveri). In questa direzione micidiale la distruzione del pascoliano “Passator cortese” (il bandito romagnolo Stefano Pelloni);

2.                  il dibattito sul banditismo sociale e le “prospettive e approcci differenti [che] si incontrano e talvolta scontrano, attorno ai banditi”, attorno alle tesi di Hobsbawm”. Se è pur vero che quello di Jesse James è stato un mito costruito, che nulla il celebre bandito diede ai poveri, è altrettanto vedo che la sua “ribellione” si inserisce nei bui giorni della Guerra di Secessione americana. Il patrigno, la sorella e la madre, quando era adolescente, furono seviziati dalle milizie unioniste (il fratello di James militava negli irregolari sudisti ed era ovviamente ricercato dai nordisti) e le banche scelte per le sue rapine, in un Sud sconfitto e occupato dalle truppe dell’Unione, erano nordiste (e così si saldava l’odio per i nordisti e per le banche);

3.                  i nuovi banditi e le difficoltà di identificarli. Dai pirati dell’Adriatico (facilmente identificabili) ai nuovi pirati della rete e della finanza; dall’evoluzione di comportamenti criminali con il salto di qualità della delinquenza descritta da Massimo Carlotto, all’attuale criminalità organizzata.

E, ovviamente, a corredo degli incontri, la presenza di Case Editrici specializzate nel settore storico (sostanzialmente locali) e la presenza dei libri pubblicati dai relatori presenti alle giornate di èStoria.

 

A conclusione, si ricordano, i temi scelti nei precedenti Festival:

2005, La storia in testa a Gorizia 

2006, Ascesa e declino, Scontro e incontro, Dopo l’Impero, Nuovi imperi. 

2007, Rivoluzioni

2008, Eroi 

2009, Patrie  

2010, Orienti 

2011, Guerre 

2012, Profeti 

 

 

 

 

 


 

[1] “Lungo itinerari storico-culturali espressamente studiati, èStoriabus propone diversi percorsi per viaggiare nel tempo e nella storia alla riscoperta del passato, arricchiti a bordo dal commento di autorevoli storici e studiosi. Sono viaggi pensati per riscoprire il contatto diretto con la storia e con le sue testimonianze, per comprendere la ricchezza del patrimonio culturale e per tenere viva la memoria.

 

 

 

 


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