2 giugno 2008
Dario Ghelfi

IL LAMENTO DI PORTNOY

 

 

         Fa ancora un certo effetto leggere ora, e ad un’età certamente non più giovanile, quello che è stato un manifesto dei giovani degli anni settanta (Philip Roth, Lamento di Portnoy,  Torino, Einaudi, 2005). E’ stato scritto che il “lamento”, il lunghissimo monologo che Pornoy fa al suo psicanalista, è stato letto dai giovani di quella generazione, più dell’ “Uomo ad una dimensione” di Marcuse.

 

 

 

 

         Era, ed è, un libro certamente fuori dagli schemi, con la sua singolare celebrazione della masturbazione e l’impietosa e feroce critica del mondo ebreo-statunitense.

         Un mondo che rappresenta una piccola, piccolissima minoranza, ma estremamente coesa al suo interno e verso l’esterno (l’immensa maggioranza dei non ebrei che la circonda), tanto da far dire ad uno dei personaggi, in occasione della morte di un giovane ebreo in guerra, che almeno, non avendo fatto in tempo a sposare la sua fidanzata non-ebrea, la sua famiglia non si sarebbe trovata con una vedova-nuora “ … shikse. Se non altro non vi ha lasciati con dei bambini goyische”.

E questo per lenire e consolare il loro dolore!

Al centro di questa microsocietà ebraica, chiusa ed impermeabile, sta la famiglia di Portonoy, con l’oppressiva e onnipresente madre e l’insignificante padre, continuamente alle prese con un’ossessiva stitichezza.

I genitori di Portonoy sono, comunque, uniti dal desiderio di vedere il figlio “sistemato” e con prole:

 

         Sì, vergogna, vergogna, Alex P., l’unico del suo corso

            di laurea a non aver reso nonni la sua mamma e il suo

            papà. Mentre tutti gli altri hanno sposato brave ragazze

            ebree, hanno avuto figli, hanno comprato case, hanno

            (espressione di mio padre) messo radici, mentre tutti

            gli altri figli hanno trasmesso il cognome familiare, lui

            si limitato a … andare a caccia di figa. E figa shikse,

            per giunta! Darle la caccia, annusarla, leccarla, shtupparla,

            ma soprattutto pensarla. Giorno e notte, al lavoro e per

            strada; trentatre anni, e ancora vaga per le strade con

            gli occhi di fuori …

 

Perché così è Portnoy, che passa da una dedizione assoluta alla masturbazione (con tanto di “specializzazione” acquisita con un’esperienza prolungata, “scientifica” e praticata ovunque, anche in luoghi pubblici), alle pratiche sessuali più differenziate; il sesso come motore della vita e, in questo caso, della letteratura.

Il linguaggio è sempre crudo (un corposo capitolo si chiama “Figomania” e richiama, per certi versi, quello di American Psyco; qui, però non ritroviamo la violenza e lo splatter del libro di Easton Ellis, ma una sorta di ironia, come quando il protagonista racconta l’avventura del sesso orale con la “timida” Sally:

 

         … appena tornammo nel suo appartamento e finimmo

            a letto, Sally mi disse: - Alex … lo farò. – Farai cosa? –

            Ma lei ormai era sparita sotto le coperte: mi stava

            pompando! Ossia, mi prese il cazzo in bocca e ve lo

            tenne fino a contare sessanta … - L’ho fatto, - annunciò.

            …………………………………………………………

-         Be’, per essere sinceri, ancora un po’, a dirti il vero

lo apprezzerei … - Ma sta diventando grosso. Soffocherò.

EBREO ASFISSIA DEBUTTANRE CON IL CAZZO …

-         Se non respiri. – Mi strozzerò. – Sarah, la miglior

salvaguardia contro l’asfissia è respirare. Respirare è

l’unica cosa da fare. Più o meno.

Dio la benedica, ci provò. Ma tornò su a boccheggiare.

Te l’ho detto, - gemette. – Tu non stavi respirando.

-         Non posso con quello in bocca. – Fingi di nuotare,

respira con il naso – Ma io non sto nuotando –

-         FINGI – la invitai, e sebbene compisse un altro prode

Tentativo, riemerse pochi secondi dopo in un convulso

            di tosse e di lacrime …

 

         Per chiudere un’annotazione: se i giudizi che il giovane Portnoy esprime nei confronti della società ebrea sono pesantissimi, nulla sono nei confronti di quelli che rivolge ai cristiani, con affermazioni lapidariamente  blasfeme.        

         Non facciamo fatica a credere lo sconcerto che causò ai benpensanti nei lontani anni della sua prima apparizione; oggi il contesto è estremamente diverso, ma non c’è dubbio che questo capolavoro non continui a colpire e a stupire.

        

 

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