2 dicembre 2008
da Cristina

A/R Andata + ritorno

 

 Seconda prova  cinematografica per il regista Marco Ponti che con questa storia sembra dar vita ad una scenografia fatta di incastri e piani in fieri, ben parafrasata dal meccanismo del Cubo di Rubik che, a partire da Dante (Libero di Rienzo), passa di mano in mano, quasi a voler offrire ad ognuno la possibilità di sviluppare un nuovo livello.

Il regista cuce sui personaggi metafore ed iperboli delle paure e delle umane ambizioni e dà vita ad una serie di “gironi infernali” tra cui si muove un novello Dante, folgorato da una Beatrice/Nefertiti (Vanessa Incontrada) e alle prese con la poliedricità multietnica della magica Torino.

 «Mi pare normale», dice Ponti, «che in una stessa storia ci siano un indiano, un magrebino, uno svizzero. Ho pensato che si poteva parlare di immigrazione dandola per scontata: un salto rispetto ai film che ne parlano come d’un problema. Pochi, in A/R, gli italiani al cento percento. Ci sono, invece, i “nuovi italiani“».

E sono proprio questi “nuovi italiani” a fungere di volta in volta da guida al nostro pony express, proprio come per Dante Alighieri lo era stato Virgilio, anch’egli “uomo nuovo” alla corte di Ottaviano.
Vari sono i camei metacinematografici di cui si impreziosisce la storia, tra cui la citazione velocizzata de "I soliti ignoti" (dalla strampalata rapina, al nome del protagonista, Dante Cruciani, proprio come Totò), i consigli “amletici” di Remo Girone e i tocchi scenici surrealistici alla “Brothers Coen”.

La commedia delle parti continua a galoppare al ritmo dei Motel Connection (trio torinese che già collaborò con Ponti per Santa Maradona), autoalimentandosi  dei diari di Dante, delle profezie realistiche di un irreale portiere e di una tecnica di ripresa e montaggio che ci conduce lungo la pellicola come attraverso le pagine di un coloratissimo fumetto.

Stride il contatto tangibile tra realtà e sogno…

L’intersecarsi continuo delle vite tra binari dei treni e terminals aeroportuali trova il suo parallelo in una moderna giostra cavalleresca dove ognuno dei personaggi dovrà attraversare una “prova” per conquistare la propria vera identità.

Le “amnesie” di Nina la porteranno a cercare qualcosa per cui valga la pena ricordare e per cui valga la pena tornare;

il padre galeotto (Remo Girone) di Dante, vedrà il proprio destino “riscattato” dalla “rapina buona” del figlio”;

Tolstoj (Kabir Bedi) sfiderà la propria memoria breve attraverso una serie di piani ben organizzati e Dante (come troppo tardi apprese Christopher McCandless)  capirà che la vera sfida del viaggio è nell’incontro e nella condivisione e non nel cinico isolamento.

 

 

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