1 settembre 2004

da Dario Ghelfi

 

LA STORIA DEI TRE ADOLF

  

     Il fumetto giapponese ha avuto ed ha un grande successo in Italia, forse più di vendite che non di critica, forse in relazione alla tipologia delle storie che presenta. Così, all’infuori della ristretta cerchia degli appassionati o dei cultori del genere, sono pochi coloro che conoscono gli autori di quelle storie disegnate.

     Presentiamo ora uno dei personaggi più famosi del mondo del comic giapponese, Osamu Tezuka, che ha prodotto, in tutta la sua vita, una enorme quantità di tavole; quella che proponiamo in queste note è forse l’opera più matura di Osamu, edita, in Italia, in cinque volumi (formato “bonelli”, del tipo di Tex, più o meno, tanto per intenderci), per circa 1250 tavole, per i tipi della Hazard Edizioni, una casa editrice milanese specializzata in pubblicazioni a fumetti. L’editore ripropone la storia nella stessa impaginazione giapponese e dedica una pagina a spiegare come si legge “un manga” (un fumetto giapponese), dall’apertura del volume stesso, al senso e all’ordine di lettura dei ballon alla giapponese.

 

 

 

     Si tratta di una vera e propria saga, una sorta di epopea, che ruota attorno ad alcuni personaggi principali e ad una pletora di figure di secondo piano (in genere “cattivissime”) e ad un tema centrale; è un  racconto che regge per più di mille tavole, che si rinnova  pagina per pagina, con un susseguirsi incalzante di colpi di scena, sullo sfondo della Seconda Guerra mondiale.

A tenere le file di tutta la storia è un giornalista giapponese, Toge che, scomparso l’ultimo Adolf (la vicenda si apre con Toge, ormai vecchio, che depone fiori sulla tomba dell’ultimo Adolf, scomparso e sepolto in un cimitero ebraico, in Palestina) annuncia il proposito di raccontare la storia “di tre uomini che si chiamavano Adolf”). L’incipit si apre immediatamente con la questione che sosterrà tutto il lungo racconto; Toge è a Berlino, per le Olimpiadi del 1936, e lì incrocia l’assassinio del fratello, ucciso perché era venuto in possesso di documenti che provano che Hitler (uno dei tre Adolf della storia) è di origini ebraiche. Di qui parte tutto, con i documenti che passano di mano in mano e con gli agenti tedeschi che  vogliono assolutamente impadronirsene, perché la notizia potrebbe distruggere, con Hitler, il partito nazista. E’ una caccia che si svolge su due continenti, senza esclusione di colpi, in Germania, nell’Europa occupata ed in un Giappone, che si sta lanciando verso la conquista dell’Asia. Con il “nostro” Toge ed i suoi amici che ne passano di tutti i colori, tra violenze e torture, perseguitati dai nazisti e dai giapponesi alla caccia di sovversivi e di comunisti. Personaggi che, in un modo o nell’altro, sono tutti destinati, salvo Toge, a finire tragicamente, un sorta di olocausto individuale e generale.

Se il primo Adolf è Hitler, il secondo è Adolf Kamil, figlio di un ebreo che vive in Giappone (dove si è stabilita una forte comunità israelita), mentre il terzo è Adolf Kaufmann, figlio del console tedesco di Kobe e di una donna giapponese.  Kaufmann e Kamil, all’inizio, da bambini sono amici inseparabili, poi le loro strade si divideranno; Kaufmann verrà mandato a studiare a Berlino, diventerà il beniamino di Hitler ed un feroce persecutore di ebrei (ucciderà con le sue mani lo stesso padre di Kamil, che era “in missione” in Europa, per riscattare ebrei nelle zone occupate dalle armate tedesche).

Superbamente illustrata, secondo il classico stile dei manga giapponesi, che nel disegno hanno una certa qual tendenza verso l’iperbole, con un montaggio scattante e cinematografico, in un gioco velocissimo di inquadrature sempre differenziate, la storia di Osamu Tezuka é, senza dubbio alcuno, una vera e propria opera d’arte; dal punto di vista contenutistico è un racconto che si pone sulla stessa lunghezza d’onda del celeberrimo “Maus” di Art Spiegelman.

Dichiaratamente antinazista (ci sono tavole crudissime che descrivono gli orrori delle azioni dei nazisti), Tezuka si oppone decisamente anche al militarismo del suo Paese, il Giappone e sono veramente eccezionali le tavole che condannano la barbarie bellicista del suo esercito (“Decine di milioni di civili caddero sotto la ferocia dei fucili e delle baionette dei soldati giapponesi. Sospettati di essere guerriglieri o spie, anche donne e bambini furono massacrati con la medesima noncuranza”). Preme, nel contempo, sottolineare una sorta di intento pedagogico-didattico di questa opera colossale ed inimitabile, quando, ad intervalli, l’autore presenta la cronologia degli anni che segnano i momenti culminanti dello svolgersi della vicenda (le pagine “cronologiche” vanno dal 1937 al 1944), che preso l’avvio nel 1936, si concluderà nei deserti della Palestina, laddove assistiamo all’ultimo e definitivo scontro tra i due Adolf superstiti (morto il terzo, Hitler), che si trovano a combattere nella guerra di indipendenza di Israele, Kaufmann dalla parte degli arabi e Kamil dalla parte degli ebrei.

Kaufmann muore e Kamil vivrà il resto della propria vita in Israele, fino a cadere, vittima di un attentato terrorista, nel 1983. Ed è di fronte alla sua tomba che si piega l’ormai vecchio Toge.

E concordiamo con la “postfazione” dell’editore: “Osamu Tezuka ci prende per mano e, portandoci indietro nel tempo, ci fa rivivere un dramma storico dal ritmo incalzante, dove tutti i personaggi si ritrovano, le situazioni si susseguono e, come in un gioco ad incastro di scatole cinesi, tutti incontrano inesorabilmente il proprio destino. le storie, le vite degli esseri umani sembrano essere solo foglie spezzate via dal vento della follia razziale. Ozamu Tezuka ci dà una grandissima lezione di tolleranza e di rispetto, attraverso avvenimenti in cui il peso e le disgrazie dei singoli individui diventano la lettura e le vicende della storia stessa”.

 

 

ritorna all'indice "il fumetto"