C. R. I. E. R.

Centre de Recherches sur l'Italie

dans l'Europe Romantique

 

c/o Dipartimento di Romanistica della Facoltà di Lingue e Letterature Straniere
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Président:Prof.ssa Annarosa Poli
Directeur:
Prof. Franco Piva

 

CONVEGNO. UN CONTRIBUTO RILEVANTE ALL’ACQUISIZIONE DI NUOVE COGNIZIONI DAI LAVORI SVOLTISI ALL’UNIVERSITÀ

Byron, ritratto «incorniciato» nell’Europa
di Giovanni Masciola

E’ stato un convegno di altissimo livello ed un contributo rilevante all’acquisizione di nuove cognizioni, come sottolineato nelle conclusioni dal prof. Angelo Righetti, quello organizzato all’Università su “Byron e l’Europa, L’Europa di Byron” dal Centro Interdipartimentale di Ricerche sull’Italia nell’Europa Romantica.
Ad aprire i lavori il docente maltese Peter Vassallo, uno dei maggiori anglisti del continente, sull’esperienza in Europa di Byron nel Childe Harold’s pilgrimage. Angelo Righetti ha preso in esame la corrispondenza di Lord Byron con grandi letterati europei, da Goethe a Stendhal, a Madame De Stael a Ludovico Di Breme, mettendo in luce l’importanza per Byron dei reciproci scambi con le diverse branche della cultura europea. Sergio Perosa di Ca’ Foscari ha ripercorso i viaggi in Europa del grande letterato inglese, spiegando come essi si tenessero alla periferia del continente e non al suo centro, sede prima di guerre feroci, poi del dispotismo della Santa Alleanza. Byron era innamorato del mondo latino e levantino, d’Italia e Grecia, luoghi dalle grandi memorie e dalla bellezza naturalistica incomparabile, ora vessati da austriaci e turchi. Perosa ha utilizzato il ruskiniano “incrostazioni”, riferito all’architettura veneziana, per trasporlo ai luoghi che ispirano Byron con il loro portato letterario. Nella lotta per la libertà di italiani e greci Byron vede approssimarsi il riscatto non solo per loro, ma per l’intera Europa.
Annarosa Poli, presidente del CRIER, ha parlato dei rapporti fra Byron e George Sand, rammentando le letture giovanili della scrittrice francese in casa della nonna dei poemi dell’inglese, tradotti da Pichot. Byron muore nel 1824, George Sand inizierà a scrivere dieci anni dopo. La scrittrice francese è colpita dallo stato d’animo dei personaggi di Byron. Il Benedict della Valentine sandiana è profondamente byroniano. E dà dell’amore la stessa definizione che ne dà il Giaurro. Il Trenmor della Sand è il corrispondente francese di Manfred di Byron. Il ferragosto del 1833 Chateaubriand scriveva alla Sand definendo la Lelia un capolavoro e dicendole che sarebbe stata il lord Byron di Francia.
Sentimentalmente legata ad Alfred De Musset, George Sand intraprende un viaggio a Venezia sulle orme di Byron. Scrive nel 1834 Leone Leoni, ancora d’ispirazione byroniana e poi l’Uscoque che riprende i temi del Giaurro, ma li declina in maniera affatto diversa, segno evidente del distacco dai modelli britannici. Il saggio su Goethe, Byron, Mickiewicz del 1839 è un’esaltazione del Manfred e del genio di Byron. Si chiude con l’augurio che tutti i popoli del mondo gli dischiudano: “le panthéon des liberateurs de la pensée et des amants de l’idéal”.
Annarosa Poli tiene a precisare come numerosa corrispondenza della Sand abbia parlato di Byron e come l’autrice francese ne abbia scritto nella Histoire de ma vie. Per la relatrice sebbene possa apparire contraddittorio l’eccesso di romanticismo di Byron è stato utile alla Sand per superare la crisi del sogno, del delirio, delle frontiere della follia e per rendere più lucida la sua visione del mondo.
Incentrato su un aspetto poco conosciuto dell’opera di Byron l’intervento di Franco Piva: le opere teatrali, la loro rappresentazione in Francia e la loro rielaborazione oltralpe. Lilla Crisafulli ha magistralmente tratteggiato il ruolo di Byron quale aedo della libertà e della rivoluzione europea nel pensiero di Giuseppe Mazzini. Per Mazzini Byron è il Napoleone della poesia. Conclude un’epoca e si apre a un’altra di pace, libertà, amore e progresso. Di estremo interesse anche gli interventi di Lise Sabourin dell’università di Nancy su Byron e Vigny; di Marie-Helene Girard di Parigi, su Byron e Théophile Gautier; di Gislinde Seybert di Hannover, sulla retorica dei sessi in Byron e Heine; di Arturo Larcati di Verona, su Goethe e Byron; di Alberto Caprioli di Bologna su Byron interpretato da Schumann; di Cecilia Gibellini su Byron e Leopardi e la polemica classico-romantica; di Stefano Aloe sul mito di Byron nel romanticismo russo ed il nesso fra la figura del pellegrino russo e il Childe Harold. Assai partecipe il pubblico

 

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