1 agosto 2005
Dario Ghelfi
 

TERRORISMO FAI DA TE?

 

         Abbiamo visto come, con estrema rapidità, la polizia inglese sia riuscita ad arrestare i terroristi che avevano tentato il secondo colpo a Londra. Uno di loro è stato arrestato in Italia. Ne siamo felici.
Poi leggiamo che il terrorista è stato rintracciato, seguendo la pista delle sue telefonate effettuate sul cellulare. Ma non lo sanno anche i bambini che i telefoni sono controllabilissimi (leggiamo in questi giorni che, per altre faccende, un gran numero di italiani è stato oggetto, è oggetto di intercettazioni telefoniche)?.
Ma allora siamo di fronte ai disegni di un terrorismo internazionale (leggi Bin Laden) o abbiamo a che fare con “cellule” di sprovveduti (a livello di terroristi, ovviamente, che l’esplosivo se lo procurano e che le bombe le sanno confezionare) ed in quanto tali, forse anche più pericolosi.
Perché la domanda che sorge spontanea è: ma quanti possono essere? E quanti possono  diventare? E perché lo diventano o lo possono diventare? Impedire che questa succeda è compito della politica.
E siamo sicuri, come ci dice Blair, a Londra, che l’Irak (per pensarne una sola di motivazioni, che di ragioni, con il massacro di innocenti non si può, non si deve parlare) non c’entri nulla?
Questa domanda se la pone Ignacio Ramonet, nel numero di agosto di “Le Monde Diplomatique”.

 

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